Comunicato ALCEI del 12 maggio 1995

Repressione della libertà di comunicazione in U.S.A., Francia, Germania siamo “immuni” in Italia?
Le attività repressive e di censura, perverse quanto inutili, sulle reti telematiche negli Stati Uniti, in Francia e in Germania sono un fenomeno molto preoccupante. E’ necessario informare e mobilitare l’opinione pubblica prima che il contagio si estenda anche all’Italia o all’Unione Europea.
ALCEI (l’associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva) sta da tempo segnalando il pericolo rappresentato dai tentativi di repressione nei confronti delle reti telematiche e il rischio che il tristemente famoso “Decency Act” americano trovi imitatori in Europa.

Recenti notizie dalla Francia confermano i peggiori sospetti; già si estende la protesta per quello che viene chiamato il “lunedì nero” di Parigi.

“Articolo 227-23 del codice penale”. é questa “l’arma segreta” impiegata dalle autorità transalpine per condurre la più pesante azione repressiva contro Internet in Francia. Bilancio della “rafle” di lunedì 6 maggio: quasi 48 ore di carcere per i presidenti di due celebri provider; hard disk e materiali informatici sequestrati da una sezione della Gendarmerie di Parigi.

L’articolo 227-23 punisce i reati legati alla pornografia infantile. Di questo che sono accusate le due società, FranceNet e WorldNet. Non per la produzione di contenuti “pornografici”. Ma semplicemente per avere garantito ai loro abbonati la connessione con le gerarchie di Usenet, che comprende i newsgroup “alt.binaries.pictures.erotica”.

Il “lunedì nero” francese ripercorre la strada del “decency act” americano e di interventi in Germania contro “nodi” americani, sempre con il pretesto della “pornografia”.

Il decreto americano (che rischia di rendere perseguibile qualsiasi affermazione ritenuta “indecente”, cioè di fatto reprimere la libertà di opinione) è già stato oggetto di violentissime proteste e probabilmente sarà sconfitto come incostituzionale. Ma, come si temeva, l’infezione sta dilagando in Europa e potrebbe presto contagiare l’Unione Europea.

Sarebbe troppo lungo approfondire qui i motivi, in parte commerciali, in parte politici, che stanno dietro alle manovre repressive; di cui talvolta il pretesto è l’erotismo, talaltra ipotesi (spesso infondate) di intrusione o di commercio di software non registrato o di altre attività “illegali”.

Il fatto sostanziale è uno: queste operazioni sono assolutamente inutili contro la “pornografia” (la cui presenza in rete comunque è inferiore a quella largamente disponibile in tutti gli altri messi, compresa qualsiasi rivendita di giornali) come contro ogni altro abuso; e si traducono esclusivamente in una repressione della libertà.

E’ stato dimostrato che l’unica possibile difesa dei “minori” contro i rischi è la sorveglianza da parte delle famiglie e degli educatori. Anche perchè il concetto di “non adatto ai minori” cambia enormemente secondo le culture. Alcune famiglie o gruppi culturali possono considerare “oscena” qualsiasi esposizione di pelle umana; altre possono accettare la nudità ma respingere la violenza.

Ci sono casi sintomatici, come la presunta “punibilità” negli Stati Uniti di gruppi di discussione in cui si parla di aborto (compresi gruppi anti-abortisti) e il caso comico di un “sito” della Casa Bianca classificato osceno perch&eg rave; conteneva la parola “couples” (coppie) intendendo il presidente, il vicepresidente e le relative consorti.

Nessuno ha mai pensato di chiudere le scuole, o mettere un questurino in ogni aula, perchè ci sono (come purtroppo ci sono) alcuni casi di abusi nei confronti dei minori. O di far presidiare dalla Buoncostume gli autobus, i giardini pubblici o gli oratori parrocchiali. Invece, quando si tratta delle reti telematiche, ogni pretesto è buono per tentare di introdurre repressione e censura.

L’Italia è “immune”? Tutt’altro. Ci sono stati casi gravi in Italia di sequestri, arbitrari, inutili e illegali, anche se il pretesto non era l’erotismo ma la presunta presenza di software non registrato o (cosa ancora più grave) l’ipotesi di “reati di opinione” o di immaginari pericoli di “terrorismo”.

Ciò che sarebbe comico, se la minaccia della censura non fosse un pericolo reale, è che per la natura stessa della rete questi provvedimenti sono inefficaci. Chi volesse svolgere davvero attività illegali o disoneste potrebbe nascondersi in qualsiasi paese del mondo in cui trovasse compiacente ospitalità. La repressione colpisce solo la libertà di opinione di cittadini innocenti.

D’altra parte va ricordato che la rete, per la sua “trasparenza”, è il luogo meno adatto per attività illegali o clandestine. Non è un segreto che in Italia la rete è controllata attentamente, e da anni, dalle forze di polizia. In una recente intervista Alessandro Pansa, Dirigente del Nucleo Centrale Criminalità Economia e Informatica della Polizia di Stato, ha dichiarato:

“Non possiamo escludere che la rete possa essere stata utilizzata per scopi illeciti, ma le nostre attività di indagine non hanno fino ad ora riguardato casi di particolare gravità“.

E’ confortante pensare che se ci saranno spinte alla repressione non verranno dalle Forze di Polizia.

Già, del resto, si era visto qualche miglioramento nei metodi di indagine. In alcuni casi, purtroppo, continuano gli inutili e illegali sequestri; in altri, invece, magistratura e forze dell’ordine seguono metodi più efficaci e più corretti (come la copiatura del “disco rigido”, metodo pienamente efficace dal punto di vista delle indagini e meno lesivo dei diritti dei cittadini).

Ma non è un motivo sufficiente per stare tranquilli. Sarà necessaria una sorveglianza continua, sia su possibili repressioni in Italia, sia su eventuali tentativi di censura da parte dell’Unione Europea.