Documento del 9 maggio 1996

Nel nome della legge, dichiaro Internet in arresto!

di G. Salza e P. Buschini
“Articolo 227-23 del codice penale”.

E’ questa “l’arma segreta” impiegata dalle autorità transalpine per condurre la più pesante azione repressiva contro Internet in Francia. Bilancio della “rafle” di lunedì 6 maggio: quasi 48 ore di carcere per i presidenti di due celebri providers transalpini, hard disks e materiali informatici sequestrati da una sezione della Gendarmerie di Parigi.

“Sono rimasto scioccato dalla violenza e dall’arbitrarietà della procedura”, dichiarerà al quotidiano “Le monde” il presidente di FranceNet, uno degli indiziati.

L’articolo 227-23 punisce i reati legati alla pornografia infantile. Ed è di questo che sono accusate le due società, FranceNet e World-Net. Non per la produzione di contenuti pornografici. Ma semplicemente per avere garantito ai loro abbonati il full-feed delle gerarchie di USENET, che comprende vari newsgroups “alt.binaries.pictures.erotica.*”.

Questa procedura di forza e con la forza non risolve il problema dell’accesso alla pornografia su Internet. Perfino i politici e i magistrati sanno oggi che un abbonato può accedere ad uno delle c
entinaia di servers pubblici di news (sparsi in tutto il mondo), e che chiudere due rubinetti non serve assolutamente a niente. Il principale fornitore in Francia dell'”acqua potabile” per tutti i rubinetti dei providers (newsgroups pornografici compresi) è RAIN, filiale di France Telecom. Va precisato che RAIN non era nemmeno menzionato nella procedura di lunedì e che continua a distribuire indisturbato i feed di news.

La scelta “casuale” dei due providers permette alle autorità francesi di dare il “buon esempio”, proprio alla vigilia di un’importantissima conferenza sul Web, che interessava da vicino tutti gli attori commerciali del Net. In cosa consiste questo “buon esempio”?

Mettere una gendarmeria virtuale dietro ogni modem.
Emasculare le aree “sporche” di Internet.
Fare una lista di buoni e cattivi.
Ripristinare il classico controllo statale dell’informazione e delle scelte dei naviganti della Rete.

I cattivi della “rafle” di lunedì sono due società indipendenti, di buon successo certo, ma dal peso commerciale irrisorio rispetto ai grossi fornitori di accesso Internet che operano in Francia, primo fra tutti “Wanadoo”, creato e lanciato da France Telecom lo scorso 2 maggio: 4 giorni prima dell’azione giudiziaria. Sia WorldNet che FranceNet non operano alcuna censura preventiva sui newsgroups, nè ne avrebbero i mezzi: una posizione fastidiosa per altri gruppi, che decidono arbitrariamente quali newsgroups negare ai loro abbonati.

FranceNet e WorldNet sono stati presi di mira perché erano i soli a trasgredire all’articolo 227-23 del codice penale, oppure perché davano fastidio? Questa “trasgressione” rischia di costare cara ai dirigenti delle due società: fino a 3 anni di prigione e 150 milioni di lire di multa.

La comunità transalpina su Internet ha reagito prontamente a quest’azione unilaterale di censura. Quasi tutti i providers privati hanno chiuso l’accesso alle news in segno di protesta. Il newsgroup fr.network.internet ha ricevuto centinaia di messaggi in meno di 24 ore. Numerose Home Pages transalpine si sono tinte di nero e hanno esposto un fiocchetto tricolore (per ricordare questo lunedì nero). Varie tribune di discussione si sono aperte sul Web. E non si contano più i messaggi di protesta inviati alle caselle email delle autorità francesi, e le testimonianze di sostegno ai dirigenti delle due società.

I primi bilanci del “lunedì nero” hanno varcato da tempo le frontiere. E’ per questo che ti chiediamo di leggere questo comunicato, e – se ti è possibile – di diffonderlo ad amici, ai colleghi, ai media. Considera queste linee come “un’altra” fonte di informazione: un messaggio di Cibernauti e Cittadini contro ogni forma di censura, ogni forma di controllo dell’informazione. Questa storia – con circostanze e personaggi diversi – si è già ripetuta altrove: ieri negli Stati Uniti, oggi in Francia, domani forse a livello dell’Unione Europea.

Sì. Può succedere anche a te. Anzi, non preoccuparti: succ ederà.

Giuseppe Salza (giusal@worldnet.fr)
Philippe Buschini (philb@sct.fr)