{"id":76,"date":"1997-06-10T09:35:52","date_gmt":"1997-06-10T08:35:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alcei.org\/index.php\/archives\/76"},"modified":"1997-06-10T09:35:52","modified_gmt":"1997-06-10T08:35:52","slug":"documento-del-10-giugno-1997","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alcei.it\/?p=76","title":{"rendered":"Documento del 10 giugno 1997"},"content":{"rendered":"<p><strong>L&#8217;ascolto del bambino e della famiglia nella societ&agrave; che cambia<\/strong><\/p>\n<p>Sintesi delle osservazioni proposte da Giancarlo Livraghi per ALCEI nel gruppo di lavoro &#8220;Formazione e informazione per i bambini attraverso i media&#8221; al convegno del Telefono Azzurro.<\/p>\n<p>   Il tema delle &#8220;nuove tecnologie&#8221; in relazione ai minori deve essere affrontato, secondo me, con una visione concreta molto lontana sia da quella pericolosa &#8220;demonizzazione&#8221; che ha cos\u00e0\u00ac chiaramente denunciato qui oggi la Dott. Eva Schwartzwald, sia dalle esagerate e fantascientifiche fantasie di cui sono affollati non solo giornali e programmi televisivi, ma anche convegni e congressi con pretese di &#8220;scientificit\u00e0\u00a0&#8220;. L&#8217;ingiustificato o esagerato &#8220;terrorismo&#8221; e gli eccessivi &#8220;avvenirismi&#8221; pseudo-tecnologici sono ugualmente nocivi: perch\u00e9 allontanano o distraggono i giovani, le famiglie e gli educatori dai valori umani, civili e formativi che le nuove tecnologie rendono possibili.<\/p>\n<p>   Occorre innanzitutto capire che (nonostante le proiezioni di gigantismo e di crescita &#8220;esponenziale&#8221; di cui troppo si vaneggia) la telematica, come esperienza socialmente diffusa, \u00e8 ancora in fase infantile in tutto il mondo, e specialmente in Italia. Se nel caso della televisione alcuni problemi si affrontano dopo che il mezzo si \u00e8 affermato e diffuso per quasi mezzo secolo, nel caso della comunicazione elettronica interattiva siamo appena agli inizi: c&#8217;\u00e8 tutto il tempo per affrontarlo e studiarlo in modo ragionevole e sistematico &#8211; e per farlo evolvere nelle direzioni pi utili e costruttive.<\/p>\n<p>   Prima di arrivare ai possibili pericoli e aspetti negativi, credo che sia importante concentrare l&#8217;attenzione sui potenziali aspetti positivi. Li definisco intenzionalmente potenziali perch\u00e9 l&#8217;attuarsi di questi desiderabili sviluppi non dipende dalle tecnologie, ma dalla cultura; e non \u00e8 qualcosa che possiamo aspettarci di ricevere passivamente, come accade nei mezzi tradizionali, ma che sta a noi generare, produrre e incoraggiare. La fondamentale differenza fra i mezzi tradizionali e gli orizzonti aperti dalle nuove tecnologie non sta nei linguaggi &#8220;multimediali&#8221; o &#8220;virtuali&#8221; (parole spesso prive di sens o) ma nell&#8217;interattivit\u00e0\u00a0 &#8211; intesa non come interazione fra persona e macchina, ma come interazione fra persona e persona.<\/p>\n<p>   Mi sembra importante osservare (come giustamente rilevato anche nella &#8220;Carta di Desenzano&#8221;) che uno dei fondamentali impegni civili e sociali in quest&#8217;area riguarda l&#8217;estensione dell&#8217;accesso alle categorie meno &#8220;privilegiate&#8221;. Non parlo qui dei &#8220;paesi in via di sviluppo&#8221; (anche se \u00e8 un tema estremamente importante) n\u00e8 del mio sogno (tutt&#8217;altro che irrealizzabile) di veder nascere un &#8220;computer a manovella&#8221; (o forse a pannelli solari?) collegato &#8220;via etere&#8221;&#8230; concepito con la stessa intenzione di quella &#8220;radio a manovella&#8221;, recentemente inventata in Inghilterra, che tanto ha entusiasmato Nelson Mandela.<\/p>\n<p>   Penso alla concreta, precisa e immediata possibilit\u00e0\u00a0 che, anche in Italia, un &#8220;dialogo senza frontiere&#8221; apra spazi nuovi di relazione e di scambio per singoli adolescenti come per scuole, gruppi volontari eccetera. (Manca qui lo spazio per approfondire le ovvie differenze fra un bambino e un adolescente e i diversi modi in cui queste possibilit\u00e0\u00a0 possono attuarsi secondo le fasce di et\u00e0\u00a0).<\/p>\n<p>   Questo significa soprattutto diffondere cultura (termine che, per il suo significato pi\u00f9 ampio e profondo, preferisco a &#8220;alfabetizzazione&#8221;) ma anche uscire dalla rincorsa un p\u00f2 folle del software inutilmente &#8220;pesante&#8221; e di macchine a sempre pi\u00f9 alte prestazioni &#8211; che, se conviene a miopi interessi commerciali, non giova a un&#8217;autentica crescita dei valori sociali e di servizio di cui le reti telematiche possono essere un valido strumento.<\/p>\n<p>   Occorre anche ricordare che &#8220;non tutto \u00e8 internet&#8221;. Hanno, e continueranno ad avere, un ruolo fondamentale in questo sviluppo culturale e civile le reti civiche, i BBS, le community network, insomma le reti legate al territorio o a particolari impegni sociali, di cui abbiamo molti significativi esempi anche in Italia.<\/p>\n<p>   A costo di ripetermi, vorrei affermare con forza che tutti questi sviluppi non dipendono dalle tecnologie (che sono in continua, confusa e imprevedibile evoluzione) ma dall&#8217;impegno culturale e civile. Le tecnologie passano&#8230; la cultura umana resta.<\/p>\n<p>   Il problema \u00e8 che manca la guida, perch\u00e9 se i bambini e gli adolescenti sono impreparati, lo sono anche gli adulti &#8211; e in particolare gli educatori. &#8220;Se il sale \u00e8 insipido, con che lo si saler\u00e0\u00a0? &#8221; Settanta adulti su cento, in Italia, &#8220;credono di sapere&#8221; che cos&#8217;\u00e8 la rete. Meno di uno su cento lo sa davvero.<\/p>\n<p>   La strada \u00e8 una sola: sgombrare il &#8220;polverone&#8221; delle tecnomanie e dei terrorismi, e dare a famiglie ed educatori una concreta cultura della rete e delle sue possibilit\u00e0\u00a0. L&#8217;impresa \u00e8 meno complessa di quanto si possa immaginare. Le nozioni fondamentali (sul piano culturale e del comportamento, cio\u00e8 su ci\u00f2 che conta) si possono spiegare in mezza giornata o in un opuscolo di 32 pagine.<\/p>\n<p>   Strumento fondamentale, ovviamente, la scuola: sia per l&#8217;uso didattico che si pu\u00f2 fare, a tutti i livelli, delle nuove tecnologie; sia per l&#8217;orientamento che la scuola pu\u00f2 dare agli alunni e alle loro famiglie. Non abbiamo ancora una documentazione precisa sui progetti di &#8220;informatizzazione&#8221; della scuola italiana &#8211; ma purtroppo abbiamo motivo di pensare che si sia partiti col piede sbagliato e che questo rischi di creare ogni sorta di problemi e &#8220;crisi di rigetto&#8221; che potrebbero ulteriormente peggiorare la nostra gi\u00e0\u00a0 grave arretratezza.<\/p>\n<p>   E ora veniamo ai pericoli&#8230; con il dovere di segnalare, come primo rischio, quello che sulla rete si abbatta la censura. Provvedimenti restrittivi della libert\u00e0\u00a0 di parola e di comunicazione, che si minacciano non solo in Italia ma in tutta Europa, sono un fenomeno di preoccupante ipocrisia. Perch\u00e9 sarebbero del tutto inefficaci nella &#8220;protezione dei minori&#8221; mentre ci toglierebbero i nostri diritti fondamentali di cittadini; e perch\u00e9 con il paravento di un&#8217;immaginaria &#8220;tutela&#8221; potrebbero allentare quel dovere di responsabilit\u00e0\u00a0 e di sorveglianza che compete a genitori e educatori.<\/p>\n<p>  Gli esempi potrebbero essere tanti, ma mi limiter\u00f2 a tre.<\/p>\n<p>   1. Il famigerato decency act negli Stati Uniti (che per il momento bloccato perch\u00e9 incostituzionale ma potrebbe risorgere dalle sue ceneri, e trovare &#8220;imitatori&#8221; in Europa) propone dure punizioni per chi dice o trasmette qualcosa di &#8220;indecente&#8221; &#8211; dove \u00e8 chiaro che &#8220;indecente&#8221; pu\u00f2 essere tutto ci\u00f2 che non piace al censore.<br \/>\n   2. Una legge in Germania e in Francia vieta l&#8217;apologia del nazismo: non ha certo impedito lo sviluppo di movimenti neonazisti, mentre apre il campo alla censura sulla rete in materia di opinioni: cosa ovviamente inaccettabile, per quanto sgradevoli quelle opinioni possano essere.<br \/>\n   3. E in Italia&#8230; recentemente, con il pretesto della &#8220;pedofilia&#8221;, c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;ondata di sequestri, illegali quanto inutili, che hanno colpito decine di sistemi telematici, sospettati di contenere materiale &#8220;pornografico&#8221; (per quanto ne sappiamo, non collegato ad abusi contro i minori) recando danni gravi non solo agli indagati (la cui &#8220;colpevolezza&#8221; resta da dimostrare) ma anche ad un gran numero di persone del tutto estranee all&#8217;indagine &#8211; cio\u00e8 agli utenti di quei sistemi e alle persone che corrispondono con loro. <\/p>\n<p>   Non \u00e8 con isteriche &#8220;cacce alle streghe&#8221; che si proteggono i minori o si assicura uno sviluppo sano della comunicazione interattiva.<\/p>\n<p>   Lo strumento valido \u00e8 uno solo: la guida di parenti ed educatori. E non dovrebbe riguardare solo i collegamenti in rete, ma anche altri aspetti delle nuove tecnologie. Per esempio il gioco \u00e8 uno degli strumenti fondamentali di educazione e apprendimento; e ci sono molti giochi &#8220;elettronici&#8221; con autentici valori educativi. Ma non tutti possono essere accettati senza verifica. Credo che sia sempre bene sapere a che gioco un bambino sta giocando.<\/p>\n<p>   Se non \u00e8 giusto lasciare un bambino solo davanti a un televisore, non va lasciato solo neppure davanti a un computer. Il problema \u00e8 che molti educatori e genitori non conoscono lo strumento; ma \u00e8 un&#8217;occasione per imparare a conoscerlo, o almeno condividere anche questa esperienza con i nostri figli. Imparare, con loro, a esplorare nuovi orizzonti. E anche (perch\u00e9 no?) a giocare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ascolto del bambino e della famiglia nella societ&agrave; che cambia Sintesi delle osservazioni proposte da Giancarlo Livraghi per ALCEI nel gruppo di lavoro &#8220;Formazione e informazione per i bambini attraverso i media&#8221; al convegno del Telefono Azzurro. 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