{"id":73,"date":"1995-06-20T09:22:23","date_gmt":"1995-06-20T08:22:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alcei.org\/index.php\/archives\/73"},"modified":"2005-08-23T09:29:27","modified_gmt":"2005-08-23T08:29:27","slug":"documento-del-20-giugno-1995","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alcei.it\/?p=73","title":{"rendered":"Documento del 20 giugno 1995"},"content":{"rendered":"<p>COMPORTAMENTI E NORME NELLA SOCIETA&#8217; VULNERABILE <strong>Osservazioni su &#8220;Non c&#8217;&egrave; privacy senza sicurezza&#8221;<\/strong> FORUM MULTIMEDIALE LA SOCIETA&#8217; DELL&#8217;INFORMAZIONE<\/p>\n<p>L&#8217;intervento del professor Guido M. Rey, presidente dell&#8217;Autorit\u00e0\u00a0 per l&#8217;Informatica nella Pubblica Amministrazione, induce (prima ancora di arrivare al fatto specifico) ad alcune osservazioni generali.<br \/>\nPrima di parlare di leggi, norme e loro applicazioni, ci sembra necessario guardare in faccia le realt\u00e0\u00a0. L&#8217;Italia, teorica &#8220;patria del diritto&#8221;, \u00e8 ivece afflitta da una smisurata pletora di leggi, norme, regole, spesso in conflitto fra loro, spesso portatrici di effetti diversi, o addirittura contrari, rispetto ai principi cui dovevano essere ispirate.<br \/>\nDa ci\u00f2 nasce una legittima attenzione (per non dire sospetto) nei confronti di ogni regola che si voglia introdurre; ed una doverosa sorveglianza per evitare, se possibile, che regole ed isituti regolatori si trasformino in un&#8217;ennesima sovrastruttura burocratica, in un&#8217;ulteriore forma di oppressione, in un limite alla libert\u00e0\u00a0 di azione e di iniziativa dei cittadini.<\/p>\n<p>Gi\u00e0\u00a0 ALCEI ha espresso (e conferma) la preoccupazione, riguardo al disegno di legge sulla tutela dei dati personali. Non per la sostanza della legge, sulla quale confermiamo il nostro accordo; ma sulla struttura dell&#8217;istituzione &#8220;garante&#8221;, che potrebbe facilmente rivelarsi non un&#8217;agenzia autonoma di garanzia dei diritti, come \u00e8 nelle intenzioni della Comunit\u00e0\u00a0 Europea, ma un&#8217;ennesima sovrastruttura pi\u00f9 impegnata ad affermare un proprio potere burocratico che a proteggere i diritti dei cittadini: e perci\u00f2 tanto meno efficace nel difendere i diritti quanto pi\u00f9 intenta a catalogare, con inutili quanto ingombranti formalismi, informazioni estranee al tema ed inutili all&#8217;applicazione della legge.<br \/>\nNon si possono certo considerare infondate queste cautele se si osservano la storia e la realt\u00e0\u00a0 attuale di molte presunte istituzioni di &#8220;garanzia&#8221; nel nostro Paese. In questo quadro appare assai poco accettabile l&#8217;ipotesi che un tale istituto (di per s\u00e8 poco desiderabile se non concepito con criteri assai diversi da quelli abituali in Italia) vada ad incorporarsi con un altro gi\u00e0\u00a0 esistente, che ha natura e funzioni assai diverse.<br \/>\nPi\u00f9 specificamente: Non si vede per quale motivo i criteri adottati per la sicurezza dei dati nella Pubblica Amministrazione (dato e non concesso che siano corretti ed efficienti in quella sede) debbano essere adottati anche dai privati o, peggio ancora, imposti: n\u00e8, in generale, perch\u00e9 ognuno non debba essere libero di adottare i metodi di sicurezza che ritiene pi\u00f9 adatti alle sue esigenze.<\/p>\n<p>Secondo le norme esistenti, esiste un obbligo di utilizzo di particolari metodi e prodotti approvati sall&#8217;AIPA per quelle attivit\u00e0\u00a0 che entrano in relazione con la Pubblica Amministrazione; se la legittimit\u00e0\u00a0 di una tale imposizione \u00e8 comunque discutibile, \u00e8 in ogni caso da escludersi che analoghe costrizioni possano esser applicabili alle attivit\u00e0\u00a0 private.<br \/>\nNon si vede quali basi possa avere l&#8217;affermazione che &#8220;il carattere della sicurezza non \u00e8 qualcosa che si aggiunge ab extra al dato informatico ma lo caratterizza intimamente, fino a connotare la sua stessa essenza&#8221;. I dati sono dati: alcuni, per loro natura, richiedono sicurezza (che siano informatici o non); altri no. In ogni caso, se e come proteggere un dato pu\u00f2 essere soltanto una libera scelta di chi lo possiede, non certo un&#8217;imposizione di un organismo esterno, pubblico o privato.<\/p>\n<p>Non si vede come l&#8217;AIPA possa arrogarsi il diritto di essere &#8220;la sola competente in materia di sicurezza informatica&#8221;. Se ci\u00f2 pu\u00f2 essere vero nell&#8217;ambito della pubblica amministrazione, non lo \u00e8 certo nel settore privato &#8211; e sarebbe mostruoso se lo fosse.<br \/>\nQuanto alla vantata competenza tecnica&#8230; appare incredibile che chiunque, sia un ente pubblico o privato, possa erigersi ad unico giudice ed esperto in una materia cos\u00e0\u00ac complessa ed in continua evoluzione. Insomma, \u00e8 difficile liberarsi dal sospetto che posizioni come queste rivelino il desiderio di interferire in funzioni estranee alla propria competenza; e comunque di creare per qualcuno, o qualcosa, un&#8217;estesa quanto arbi traria area di potere.<\/p>\n<p>Ipotesi di questo genere non possono non rinforzare i sospetti e le cautele verso tutte le norme che vanno a toccare una materia nuova e compl essa come questa, dove esistono fenomeni diffusi di cattiva informazione e costanti rischi di repressione della libert\u00e0\u00a0 dei cittadini. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COMPORTAMENTI E NORME NELLA SOCIETA&#8217; VULNERABILE Osservazioni su &#8220;Non c&#8217;&egrave; privacy senza sicurezza&#8221; FORUM MULTIMEDIALE LA SOCIETA&#8217; DELL&#8217;INFORMAZIONE L&#8217;intervento del professor Guido M. 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