{"id":119,"date":"2006-11-26T21:35:34","date_gmt":"2006-11-26T20:35:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alcei.it\/index.php\/2006\/11\/26\/la-violenza-giovanile-e-il-caso-google-ennesimo-pretesto-per-invocare-censura-e-repressione-comunicato-alcei-del-26-novembre-2006\/"},"modified":"2007-09-12T06:03:25","modified_gmt":"2007-09-12T05:03:25","slug":"la-violenza-giovanile-e-il-caso-google-ennesimo-pretesto-per-invocare-censura-e-repressione-comunicato-alcei-del-26-novembre-2006","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alcei.it\/?p=119","title":{"rendered":"<center>Comunicato ALCEI del 26 novembre 2006<\/center>"},"content":{"rendered":"<p><center><strong><em>La violenza giovanile e il caso Google: ennesimo pretesto per invocare censura e repressione. <\/em><\/strong><\/center><\/p>\n<p>Alcuni minorenni si sono ripresi mentre vessavano un &#8220;disabile&#8221; e poi hanno pubblicato un filmato della vicenda su Youtube (il servizio, appena acquistato da Google, che consente agli utenti di pubblicare in autonomia i propri video).<\/p>\n<p>Come e&#8217; noto, quell&#8217;ignobile comportamento non e&#8217; un &#8220;caso isolato&#8221;. Ma se il clamore suscitato da un particolare episodio ha portato, da un lato, ad affrontare un grave e diffuso problema di violenza e di malcostume (che non riguarda solo gli adolescenti) accade anche che, in una direzione del tutto diversa, diventi un enessimo pretesto di censura e repressione.<\/p>\n<p>I commenti su questa sciagurata vicenda sono, in parte, indirizzati a temi seri: la responsabilita&#8217; delle famiglie e degli educatori, la crisi dei valori, la diseducazione sociale.  Ma, al tempo stesso, e&#8217; stato colto il pretesto (come gia&#8217; in molte altre situazioni nel passato) per invocare e attuare repressione e censura. Del misfatto si &#8220;incolpa&#8221; l&#8217;internet \u00c2\u00ad mentre e&#8217; chiaro che la disgustosa idea di mettere online un filmato ha portato all&#8217;identificazione dei fatti e dei colpevoli (che altrimenti potrebbero essere rimasti, come in troppi casi, ignoti e impuniti).<\/p>\n<p>La vicenda ha fatto riemergere con prepotenza le richieste di stabilire la responsabilita&#8217; oggettiva dell&#8217;internet provider (renderlo, cioe&#8217;, automaticamente responsabile delle azioni di chi utilizza i suoi servizi).<\/p>\n<p>Esponenti politici hanno annunciato l&#8217;ennesimo disegno di legge (sembra, diretto a ottenere dal minore il &#8220;consenso scritto&#8221; dei genitori per l&#8217;uso della rete) con l&#8217;aggravante che, stavolta, e&#8217; stato addirittura aperto un procedimento penale nei confronti dei rappresentanti italiani di Google Inc.<\/p>\n<p>Sarebbe palesemente assurdo se (come interpretato in alcuni dibattiti, articoli di giornale e programmi televisivi) si considerasse &#8220;responsabile dei contenuti&#8221; un motore di ricerca.  Ma, anche se il procedimento contro Google si basasse su fatto che ora e&#8217; proprietaria di Youtube, si tratterebbe di una grave distorsione delle responsabilita&#8217; e di un ennesimo tentativo di repressione che, da un episodio particolare, potrebbe facilmente allargarsi a forme estese di<br \/>\ncensura. <\/p>\n<p>Siamo di fronte alla solita inaccettabile ipocrisia di chi invoca (o annuncia di approvare) leggi repressive a &#8220;senso unico&#8221;, dimenticando che l&#8217;Unione Europea e l&#8217;Italia hanno gia&#8217; affrontato e risolto il problema della responsabilita&#8217; del fornitore di servizi internet. La direttiva 31\/00 recepita in Italia dal decreto legislativo 70\/2003 dice chiaramente che non esiste un obbligo generale di sorveglianza preventivo a carico del fornitore di servizi internet. Solo a fronte di un provvedimento esecutivo della pubblica autorita&#8217; e&#8217; possibile rimuovere o renderere indisponibili contenuti o servizi.<\/p>\n<p>(In questo caso, lo staff di Google e&#8217; stato addirittura &#8220;piu&#8217; realista del re&#8221;, avendo rimosso il video in questione non appena si e&#8217; reso conto della sua presenza e senza aspettare l&#8217;intervento delle autorita&#8217;).<\/p>\n<p>E&#8217; dunque incomprensibile (se la notizia sara&#8217; confermata) a che titolo la Procura di Milano abbia aperto un provvedimento penale nei confronti dei rappresentanti di Google Italia.<\/p>\n<p>Viceversa, politici e mezzi di informazione fanno finta di non sapere che esistono gia&#8217; precisi obblighi normativi che impongono ai genitori il controllo sull&#8217;operato dei minori e stabiliscono la loro<br \/>\nresponsabilita&#8217; giuridica sul comportamento dei figli. Ma, con tutta evidenza, si preferisce  sfruttare l&#8217;occasione per invocare provvedimenti dettati dall&#8217;emozione e sbagliati nella sostanza,<br \/>\npiuttosto che affrontare con serieta&#8217; le vere radici del problema.<\/p>\n<p>Fin dal 1996 ALCEI ha denunciato, anche in sede comunitaria, la volgare strumentalizzazione di un tema grave e delicato come quello della protezione dei minori, per fini di mera propaganda politica e interessi di bottega. Strumentalizzazione che si e&#8217; tradotta in leggi che non garantiscono alcuna tutela reale alla persona abusata, ma che, al contrario, consentono abusi di potere e disinformazione. E, quel che e&#8217; peggio, rinforzano pregiudizi culturali e oscurantisti non solo nei confronti delle tecnologie dell&#8217;informazione, ma anche, e soprattutto, della liberta&#8217; di opinione e dello Stato di diritto.<\/p>\n<p>ALCEI e&#8217; a disposizione di chi volesse approfondire il tema<br \/>\ne-mail   alcei@alcei.it<br \/>\ntelefoni  02-867045  335-566899  347-8618164<br \/>\nfax  02-39195246<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La violenza giovanile e il caso Google: ennesimo pretesto per invocare censura e repressione. Alcuni minorenni si sono ripresi mentre vessavano un &#8220;disabile&#8221; e poi hanno pubblicato un filmato della vicenda su Youtube (il servizio, appena acquistato da Google, che consente agli utenti di pubblicare in autonomia i propri video). 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