Documento del 31 dicembre 1995

Rassegna stampa degli articoli usciti in occasione della nascita di ALCEI (1994/1995)

Corriere Telematico (9/94)

ALCEI. E’ nata l’associazione per i “cittadini elettronici” di Malko Linge

“Mai pensato che il nostro computer potrebbe aver problemi di libertà? E il nostro modem voglia di riservatezza? Eppure ne hanno, cioè: li abbiamo noi. Quasi senza accorgercene, leggendo e scrivendo messaggi, usando forme nuove di comunicazione, siamo diventati un’altra cosa. Siamo “cittadini elettronici”. Ma “quanto” siamo liberi? Quanto abbiamo già “regole” adeguate alla novità che viviamo e rappresentiamo?”

Così si apre il comunicato stampa che la nuova Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica Interattiva (ALCEI) ha diffuso e sta diffondendo agli organi di stampa specializzata e in tutti gli ambienti telematici (dalle BBS a Internet). Da tempo ormai anche nell’area SYSOP.ITALIA si continua a parlare di “fare qualcosa” per questo nostro mondo, colpito e massacrato da chi, approfittando di leggi inesistenti o addirittura inadeguate ha inflitto duri colpi alla libertà di pensiero e di comunicazione della telematica. E’ ora di passare all’azione con qualcosa di concreto, e pare che i primi a rendersene conto siano stati i membri della americana Elettronic Frontiers Foundation (EFF) che da quattro anni ormai lavorano per la cosiddetta “Democrazia Elettronica” cioè perché le infrastrutture e le norme che governano l’informazione e la comunicazione via modem si formino nel rispetto di tutti i valori democratici. I recenti sequestri in Italia, il ricco dibattito che negli Stati Uniti si sta sviluppando intorno alle autostrade elettroniche, la lentezza e le incertezze che caratterizzano l’affermarsi di un analogo progetto europeo, le trasformazioni tecnologiche e d’uso che l’insieme dei media va conoscendo, indicano un terreno di iniziativa per la difesa e lo sviluppo dei diritti di cittadinanza telematica come parte dei diritti democratici. Ed è proprio con il patrocinio della EFF che in Italia è nata ALCEI. Parlando con Giancarlo Livraghi, uno dei primi iscritti alla neonata Associazione, mi sono reso conto che se è vero che ALCEI si presenta come istituzione “a difesa dell’utente”, è anche vero che difendendo la libertà di pensiero e di opinione di un utente (all’interno di una messaggistica), si difenderà a sua volta anche la libertà dei Sysop! Ora come ora la legge italiana prevede che gli unici responsabili di ciò che accade o viene scritto in un messaggio su una BBS siano proprio gli intestatari della linea SIP. Ciò vuol dire che se un utente, su una BBS, offendesse il Capo dello Stato, a finire in galera sarebbe il Sysop che avrebbe dovuto impedire la diffusione di quelle righe incriminate.

Dice Livraghi: “Alcei non è una lobby. Non è solo un gruppo di difesa del consumatore, noi intendiamo muoverci su casi singoli così come su terreni generali: il diritto e la legislazione, che sono incompleti, l’informazione che è oggi del tutto assente, carente o imprecisa (e spesso pilotata da gruppi di interesse); l’elaborazione di una cultura dei nuovi mezzi”. Ed è proprio di qualcosa del genere che la Telematica Italiana aveva bisogno. Non dobbiamo, infatti, aspettare che sia il parlamento a scrivere una nuova legge che ci inquadri. Appoggiandoci ad associazioni del genere (costituite da gente come noi che conosce a fondo l’ambiente) dobbiamo essere noi a proporre le nuove regole, altrimenti chi lo farà? Ho paura a pensare che a farsi avanti per primi saranno i grossi gruppi economici.

“La nostra Associazione”, continua Livraghi, ” non è un’organizzazione di tendenza, non ha riferimenti politici o ideologici, non chiede di essere finanziata dallo stato. Tutti vi possono aderire, purché ne rispettino lo statuto. A tutti chiediamo una quota associativa e una collaborazione in qualsiasi forma: nessuno ci paga, non abbiamo apparati. Noi non vogliamo altro che:

1. leggi che proteggano i diritti dei cittadini nell’uso delle nuove tecnologie di comunicazione;
2. norme comuni per tutti i fornitori di network che garantiscano piena libertà di parola senza alcunadiscriminazione;
3. un sistema pubblico nazionale dove servizi voce, dati e video siano accessibili a tutti i cittadini su basi eque ed economicamente accessibili;
4. varietà e diversità di comunità che permettano a tutti i cit tadini di avere una voce nella nuova era dell’informazione.”

Forse Alcei può davvero aiutarci ad emergere da questo chaos telematico in cui, per adesso, stiamo navigando. Di sicuro ne ha tutte le intenzioni e probabilmente se ai numerosi soci (tra utenti e Sysop vari) che in questo mese ha saputo convincere, si aggiungeranno tanti altri, alla fine potrebbe diventare una sorta di “portavoce” ufficiale delle esigenze dei Sysop e dei loro utenti.

La Repubblica (19/9/94)
A difesa dei diritti del “cittadino elettronico”

NEL CYBERSPAZIO E’ NATA ALCEI
Una fondazione telematica
di Claudio Gerino

La mitologia greca a difesa del “cyberspazio” italiano, della nuova frontiera della comunicazione telematica. Alceo (dal greco Alké, forza), figlio di Perseo (nato dall’unione tra Zeus e Danae), nonno di Eracle, diventa il baluardo della libertà informatica, il nuovo Ercole che combattera chi vuole imprigionare i bit che corrono sui fili del telefono, lanciati da modem e computer, chi vuole limitare i diritti del “villagg io globale”. Da oggi, “Alcei” è l’acronimo dell’ “Associazione per la liberta nella comunicazione elettronica interattiva”, l’equivalente italiano della Electronic Frontier Foundation, la fondazione statunitense che da anni si batte per i diritti telematici dei cittadini. E se non bastasse, se il ricorso alla mitologia non fosse sufficiente, la storia della poesia greca puo chiarire ulteriormente i connotati ideali del sodalizio nato dopo mesi di dibattiti, convegni, riunioni nelle stanze virtuali delle Bbs, confronti con legislatori e magistrati, e che sta muovendo, in questi giorni, i suoi primi, incerti passi: “Alceo – spiega Claudia Di Giorgio, una delle sopcie dell’Electronic Frontiers italiana, che ha condotto la ricerca nei meandri della storiografia e della mitologia greca – era un poeta di Mitilene nato attorno al 630 A.C. Fu lungamente costretto all’esilio perché nei suoi poemi aveva attaccato tutti i tiranni dell’epoca”.

Nuovi sistemi interattivi

“Libera associazione di cittadini che ha per scopo la difesa, lo sviluppo e l’affermazione dei diritti del ‘cittadino elettronicò, cioè di chiunque diviene utente, diretto o indiretto, di un sistema o di un servizio telematico : cosi Alcei è stata definita dal gruppo di linkers che ha raccolto le file e i temi scaturit i dalle polemiche dopo le recenti operazioni della magistratura contro alcune banche-dati. Obiettivo principale dell’associazione e quello di “sostenere il diritto per ciascun cittadino di esprimere il proprio pensiero, anche attraverso i nuovi sistemi interattivi consentiti dall’informatica, in completa libertà“. Contemporaneamente, pero, “Alcei” vuole “la piena tutela della privacy personale”. E nella difesa dei diritti telematici sono compresi sia i singoli sistemi che i grandi centri di editoria elettronica, passando per gli operatori e gestori dei nodi di collegamento locali (Bbs), “con particolare attenzione a quei piccoli nuclei che, senza finalità commerciali, operano per passione e con spirito di servizio”. Insomma, la “Ef” italiana è una sorta di “agenzia” che si occuperà di diffondere e sviluppare i principi di una nuova “cultura telematica”, incaricandosi innanzitutto dell’informazione verso i mass-media, ma anche facendosi promotore di campagne d’opinione per far sì che ogni eventuale iniziativa legislativa di regolamentazione dei sistemi telematici tenga sempre conto dei diritti fondamentali di libertà dei cittadini. Il “manifesto” dell’associazione, diffuso per ora sulle reti telematiche nazionali ed internazionali (ma presto diverra anche oggetto di una serie di “proposte” rivolte a giornali e televisioni), riassume i perché della nascita di un organismo come questo: “Avete mai pensato che il nostro computer potrebbe avere problemi di liberta e di riservatezza? Eppure e cosi: quasi senza accorgersene, leggendo e scrivendo messaggi, consultando banche dati, usando nuove forme di comunicazione, siamo diventati un’altra cosa. Siamo ‘cittadini elettronicì. Ma quanto siamo liberi di esserlo? Quante sono le regole di comportamento o di responsabilità adeguate alla novità che viviamo e rappresentiamo?”. Queste sono le domande a cui “Alcei” vuole dare risposte. E, tra l’altro, le vuole dare in tempo reale, come in tempo reale è la trasformazione culturale generata da tutte le nuove forme di comunicazione interattive che si vanno sviluppando nel mondo. Il nodo principale è sempre lo stesso: il gestore di sistema è responsabile o meno delle comunicazioni che si scambiano in tempo reale, gli utenti? L’esempio più simile viene dalla telefonia: se due persone, attraverso la Sip (ora Telecom), si rendono autori di un reato, l’ente gestore del sistema telefonico ne è responsabile? La legge ha già dato una risposta in questo caso: le comunicazioni telefoniche sono protette dal principio di riservatezza e quindi il gestore non può controllarle e, al contempo, non ne è responsabile. Cosi invece non è per le comunicazioni telematiche, secondo l’interpretazione della magistratura. Che però entra in contraddizione con la recente legge contro la pirateria informatica che, in realta, protegge la messaggeria privata su Bbs nello stesso modo della corrispondenza epistolare. Il dibattito, in questi mesi, ha affrontato anche il problema dell’anonimato: come è possibile conciliare la certezza del rispetto della legalità e della privacy degli utenti telematici se viene consentita la non identificazione certa degli utenti stessi? Sono state avanzate proposte che tentano di dare una risposta a questo quesito, come quelle per cui il gestore di sistema dovrebbe avere il dovere della riservatezza dell’identita dei propri utenti. Ma resta il problema della “password”, della chiave d’accesso dell’utente stesso: il livello di protezione di quest’ultima deve essere talmente alto da impedire sia un uso fraudolento di essa, sia deve poter fornire con assoluta certezza l’identificazione del suo utilizzatore. In poche parole, la “password” deve essere così sofisticata da garantire il gestore del sistema che chi la sta usando è proprio l’utente che l’ha stabilita, o comunque qualcuno sotto la sua responsabilita. Ed al contempo, l’utente deve avere la certezza che la sua “password” non sia conosciuta, in “chiaro”, da nessuno.

Va protetta la “privacy”

La “Ef” italiana si pone anche l’obiettivo di difendere i diritti di comunicazione telematica internazionale. Cosa non da poco, viste le differenti legislazioni esistenti nel mondo e, sopratutto, gli scarsi livelli di protezione della “privacy” e della sicurezza su importanti reti mondiali come la stessa Internet . E, infine, Alcei ha fatto propri i principi fondamentali della “Electronic Frontier Foundation” americana, che ha accolto con favore la n ascita dell’organizzazione italiana: il varo di leggi che proteggano i diritti dei cittadini nell’uso delle nuove tecnologie, norme comuni per tutti i fornitori di network che garantiscano piena liberta di parola senza alcuna discriminazione, la realizzazione di un sistema pubblico nazionale dove tutte le forme di comunicazione siano accessibili a tutti i cittadini su basi eque ed economicamente accettabili, lo stimolo alla nascita di comunita che permettano a tutti i cittadini di avere una voce nella nuova era dell’informazione, assistenza legale in caso di violazione delle libertà, consulenza on line a persone che abbiano domande riguardanti i loro diritti, informazione sui temi della comunicazione interattiva, confronto con legislatori, associazioni giuridiche e studiosi su questi temi. Chi volesse iscriversi ad Alcei (le quote annuali partono dalle 20 mila lire per gli studenti, alle 50 mila lire per i soci ordinari fino alle 300 mila per le imprese), oppure vuole avere maggiori informazioni puo già da subito mettersi in contatto con l’associazione all’indirizzo di posta elettronica alcei@alcei.sublink.org. (n.b. il nuovo indirizzo dell’associazione è alcei@alcei.it)

Linea EDP (21/10/94)

NASCE ALCEI PER SALVAGUARDARE I DIRITTI TELEMATICI DEI CITTADINI
di Marco Ceresa

Fondata a Milano, l’associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva, sulla scia del successo americano dell’Eff (Electronic Frontier Foundation). Iscrizioni aperte a tutti.

E’ nata a Milano, ma una sua sede è presente a Roma, l’Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva (battezzata con l’acronimo Alcei), l’equivalente italiano della Electronic Frontier Foundation (Eff), la fondazione molto attiva nelle regioni americane, costituita anni fa per la salvaguardia e tutela dei diritti telematici dei cittadini. Obiettivo primario del nuovo soldalizio italiano è quello di intervenire, se necessario anche legalmente, a difesa del diritto che ciascun cittadino ha di esprimere il proprio pensiero (diritto sancito dall’articolo 21 – primo comma della Costituzione) anche attraverso i sistemi interattivi consentiti dalle recenti tecnologie informatiche, rispettando la piena libertà e la totale privacy. Alcei intende non solo diffondere e sviluppare i principi di una nuova cultura telematica, attraverso la realizzazione di un sistema pubblico nazionale dove tutte le forme di comunicazione siano accessibili a chiunque, ma soprattutto farsi promotore di campagne di sensibilizzazione, di modo che ogni provvedimanto legislativo in materia abbia sempre come punto di riferimento il rispetto del diritto di libertà del “cittadino elettronico”. Questo perché Alcei intende difendere tutti i propri associati, partendo dal singolo utente, diretto o indiretto, del più piccolo sistema telematico, passando ai grandi centri di editoria elettronica, fino ad arrivare agli operatori e gestori dei nodi di collegamento locali (Bbs), con particolare riguardo a quei piccoli nuclei che, senza fine di lucro, operano per passione e spirito di servizio. Per avere maggiori informazioni sulla neonata Associazione o per aderirvi (le quote di iscrizione sono di 300mila lire per le società, 50mila lire per le persone fisiche e 20mila lire per gli studenti) l’indirizzo di posta elettronica è alcei@alcei.sublink.org (n.b. il nuovo indirizzo dell’associazione è alcei@alcei.it).

Il Manifesto
(13/12/94) I DIRITTI TELEMATICI E LE TECNO-FOBIE
di Franco Carlini

Monta un’aria pesante nei confronti della libertà delle idee elettriche [sic]. E si torna a parlare di proposte di legge per regolamentare i bbs amatoriali.

“Con ‘sta storia dell’Adnkronos ho paura che ci inculeranno tutti! Infatti non è colpa di un cattivo system administrator che si fa inculare al primo colpo con un bel virus, ma la colpa è sempre del tremendo e cattivo hacker, che, uscendo dal recinto delle libertà consentite, riesce a scoprire quello che nessuno vede”.

Questo messaggio è comparso nei giorni scorsi su uno dei tanti Bbs (bollettini o bacheche elettroniche) che animano il cyberspazio italiano. Il mittente è giustamente indignato con le fantasiose rappresentazioni di stampa, ma anche preoccupato che di nuovo, come già nel maggio scorso, si apra la strada a pretestuose retate di computer e dischi.

E certo sarà inorridito al vedere l’ultimo numero di Panorama, dove un servizio tecnicamente assai preciso, viene coperto dal seguente titolo: “Hacker: il terrorismo corre sul computer”.

Il riferimento è alla incursione delle settimane scorse nei computer dell’agenzia di stampa Adn Kronos, nell’occasione firmato Falange Armata, che ha prodotto le consuete tecno-fobie e molta disinformazione.

Un episodio davvero curioso, perche o il gestore del sistema della Adn Kronos è un ingenuo che non sa proteggere la sua parola d’accesso, oppure qualcuno dall’intemo, ha manipolato il sistema. Non esiste la possibilità che un hacker, provando e riprovando password a casaccio dal suo modem di casa possa entrare così, liberamente. Specialmente se non si tratta di linee telefoniche commutate, ma dedicate (in affitto esclusivo all’agenzia).

Del resto tutte le statistiche confermano che la gran parte dei cosiddetti crimini informatici avviene dall’intemo delle aziende. L’ultimo episodio è quello della Deutsche Bundespost Telekom, dove è stata scoperta una truffa colossale: a ignoti abbonati telefonici venivano addebitati migliaia di scatti verso servizi a pagamento oltre oceano, per lo più porno linee. Ma non erano hacker i manipolatori, bensì tecnici interni al gigante telefonico.

Monta però un’aria pesante, nei confronti della liberta di circolazione delle idee elettriche. E si torna a parlare di proposte di legge per regolamentare i Bbs amatoriali.

Un segnale di preoccupazione e venuto la settimana scorsa da Alcei, l'”Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva”, che è un pò l’analogo della americana Eff, Electronic Frontiers Foundation.

Alcei dunque “esprime la preoccupazione che l’intento, di per sé giusto e corretto, di tutelare la privacy si trasformi in una sorta di spada di Damocle incombente sui diritti telematici. C’è il rischio concreto che, al di là della volontà originaria del legislatore, la normativa produca di fatto una pesante limitazione al diritto alla circolazione delle idee anche in forma elettronica. Una condizione inaccettabile sia per la palese violazione dei diritti costituzionali, sia per il naturale sviluppo di nuovi spazi di libertà che la comunicazione telematica ha aperto anche in Italia”.

Di tali argomenti discuterà oggi pomeriggio anche la trasmissio- ne Duemila, su Radio Tre, con la partecipazione, tra l’altro, del magistrato Giovanni Buttarelli, che è ; tra gli estensori del progetto di legge governativo.

A tali sacrosante preoccupazioni si contrappongono tuttavia atteggiamenti molto più misurati e persino favorevoli alla regolamentazione. Per esempio Roberto Cicciomessere, fondatore del sistema telematico Agorà, nato come costola del partito radicale, ha scritto: “Che oggi qualcuno voglia limitare con interventi polizieschi o legislativi la libera circolazione delle informazioni nei sistemi (amatoriali o meno) e nelle reti telematiche è tutto da dimostrare. Anzi è indimostrabile. La discussione può vertere casomai sull’opportunità o meno di fare leggi per regolamentare la materia. Io sono del parere che nella giungla non c’è più libertà e vince sempre il più forte. Quindi che è necessario stabilire dei principi generali che riguardano le pari opportunità d’accesso alle reti per impedire l’abuso di posizioni dominanti”.

Sembra un ragionamento sensato, ma contiene un grande errore: a differenza dell’etere, dove i canali sono limitati, nelle reti di computer lo spazio è praticamente infinito e perciò nessuno può impedire alla concorrenza di entrare, nemmeno la Olivetti, di cui Cicciomessere sembra avere tanta paura. (A proposito, che fine ha fatto il loro servizio Italia Online, annunciato e promesso da mesi? Non si vede, sembra impantanato chissà dove: una vera figuraccia).

Semmai, come scrive Giancarlo Livraghi in uno dei tanti forum telematici in cui la discussione si va sviluppando, “Ciò che mi preoccupa, amici miei, è che tanta gente abbia voglia di prendersi cura di noi. Burocrati, eurocrati, plutocrati, legislatori, amministratori, politicanti e compagnia bella stanno scoprendo che c’e questa cosa un pò misteriosa chiamata telematica, che c’è uno spazio ora tanto di moda chiamato Internet, e hanno deciso che non siamo capaci di cavarcela da soli e che dovranno metterci il bavaglino. O il bavaglio?”.

Il Sole 24 Ore (24/12/94)
Nasce il forum Alcei

II primo forum telematico, aperto a tutte le reti (sia Internet che Bbs) per discutere di libertà di comunicazione interattiva, per seambiarsi messaggi su ciò che avviene dentro i nuovi circuiti di comunicazione, per valutare e intervenire sulle possibili iniziative politiche in tema di reti.

Promotrice del Forum, aperto a tutti, e l’AIcei (Associazione per la libert&agr ave; nella comunicazione elettronica interattiva), una organizzazione non profit nata nello scorso agosto da un nutrito gruppo di utenti di reti.

“Alcei è una libera associazione cui possono aderire tutti i ‘cittadini elettronicì – dice Giancarlo Livraghi, presidente dell’Alcei – vale a dire tutti coloro che usano eomputer e modem per lavorare, informarsi, connettersi alle reti telematiche internazionali. Per esprimere – in pubblico o in privato – le proprie idee”.

Negli ultimi tempi numerosi casi di intrusione illegale (ultima la vicenda occorsa all’agenzia Adn-Kronos che ha visto i suoi computer bloccati da un sedicente messaggio della Falange Armata) hanno fatto sensazione.

“Il rischio è che facendo leva su questi casi di emergenza – eontinua Livraghi – si arrivi a regolamentare il settore della comunicazione elettronica interattiva con misure improvvisate, autoritarie e repressive. In Italia ormai il computer piu il modem è un mezzo di comunicazione abituale per decine di migliaia di professionisti e “cittadini telematici”. E questo al di là dei pochi pirati con i loro gesti clamorosi”. Il Forum per la libertà nella comunica zione nasce proprio da questa esigenza: una conferenza aperta in cui si possa discutere di sicurezza della comunicazione, ma senza confonderla con la limitazione dei diritti e dell’espressione del pensiero”.

Accessibile via Internet, Fidonet, Peacelink il Forum è ospitato dal nodo della Inet di Milano. Si tratta, tecnicamente, di una Listserv (conferenza ad abbonamento, o a lista) a cui si può aderire inviando un proprio messaggio di posta elettronica (subscribe Alcei) all’indirizzo majordomo@inet.it. Si diviene così membri del forum che automaticamente scarica sulla casella postale Internet (o Internet-compatibile) dell’abbonato tutti i messaggi via via pervenuti. E, di converso, ciascun abbonato può inviare messaggi alla conferenza all’indirizzo alcei@inet.it.

A quindici giorni dalla sua partenza nel Forum stanno già accumulandosi messaggi sui vari casi di pirateria informatica avvenuti in Italia, sulla loro copertura giornalistica, sulle leggi esistenti o mancanti in materia. Oltre a ciò l’Alcei ha aperto un dibattito con tutti i gestori di nodi bbs italiani per un possibile “codice di autoregolamentazione – dice Livra- ghi – liberamente definito dai soggetti delle reti. Questo per evitare che, in assenza di regole chiare, qualcuno possa provvedere dall’alto in modo sbagliato”. La strada della auto-regolamentazione sarà cos&igrav e; l’obbiettivo chiave dell’associazione e del forum per il prossimo futuro.

G.Ca.

Internet News (5/1995)

I DIFENSORI DELLA FRONTIERA ELETTRONICA

di Cristina Pagetti

I sequestri avvenuti a più riprese in alcune BBS italiane, l’uso commerciale delle autostrade elettroniche, la mancanza di informazione sulle leggi che regolano la comunicazione telematica, in una parola le incertezze e i pericoli della “deregulation” nell’uso delle nuove tecnologie: ecco i nemici contro cui si batte ALCEI, l’Associazione per la Libertà nella Comunicazione Elettronica Interattiva.

Questa associazione, che riunisce alcuni dei piu noti esperti di Internet italiani, si propone di far conoscere all’opinione pubblica il “popolo del modem”: le persone che lavorano, studiano, producono e si divertono nel mondo di frontiera creato dalle tecnologie telematiche. Oltre la frontiera di questo mondo, molti intravedono dei pericoli che riguardano la libertà di espressione, la privacy, e la libera circolazione delle idee. Alcei e stata fondata nel luglio 1994 come libera associazione di cittadini proprio per promuovere la tutela dei diritti del “cittadino elettronico”, cioè dell’utente di sistemi telematici. Alcei sostiene il diritto di ciascun cittadino di esprimere liberamente il proprio pensiero tramite gli strumenti telematici, opponendosi alla censura sulla Rete così come a ogni tentativo di impedire od ostacolare la libertà di opinione. Essa si propone di tutelare un’ampia categoria di persone: chi usa Internet per scopi professionali o amatoriali, chi paga l’accesso alla rete e chi la usa a titolo gratuito, gli operatori e gestori di BBS, una categoria spesso ingiustamente sotto accusa.

Alcei si richiama direttamente all’esperienza statunitense della Electronic Frontier Foundation, di cui ha il riconoscimento pubblico e diretto: occorre tuttavia ricordare che le varie “Electronic Frontiers” nel mondo sono realtà indipendenti ed autonome che collaborano scambiandosi informazioni e lavorando insieme su temi e problemi specifici.

Il “telefono azzurro” di Internet

L’Associazione si propone oggi anche come punto di raccolta d’informazioni sui casi di violazione dei diritti, cercando di essere presente al fianco degli utenti contro ogni forma di scorrettezza. Avete scoperto che il vostro fornitore di accesso Internet rivela gli indirizzi dei propri abbonati a un venditore di modem? Il responsabile di un servizio moderato si rifiuta senza motivo di inserire un vostro commento in un gruppo di discussione?

L’indirizzo di Alcei è il posto giusto dove far pervenire la vostra protesta. A tale scopo è stato istituito nel dicembre scorso un Forum permanente, uno spazio per lo scambio di idee sui temi della libertà della comunicazione elettronica, aperto a tutti gli utenti di Internet o di reti amatoriali. Per la prima volta in Italia, tale iniziativa coinvolge tutte le reti, sia Internet sia FidoNet. Per aderire alla lista di discussione del Forum basta mandare il messaggio subscribe alcei all’indirizzo

majordomo@inet.it

Dopo aver aderito alla lista, per inviare i propri interventi basta mandare un messaggio a alcei@inet.it, mentre per ottenere informazioni, istruzioni o aiuto si può mandare un messaggio a

forum@alcei.sub link.org

La responsabilità oggettiva

Una recente iniziativa di Alcei è stata la lettera aperta a tutti i responsabili di servizi telematici (spesso chiamati System Operator, o sysop, dagli utenti), nella quale si parla dello scottante problema della responsabilità oggettiva del gestore di un sistema telematico.

Così come una squadra di calcio è ritenuta responsabile dei comportamenti scorretti della propria tifoseria, anche senza avervi avuto nulla a che fare, i sysop sono oggi considerati responsabili di qualsiasi irregolarità relativa a materiale (software pirata, pornografia, scritti diffamatori…) presente nel sistema di cui sono i gestori, anche se è stato inserito a loro insaputa ad opera di utenti.

Di fronte alle numerose proposte di legge sull’argomento che si stanno esaminando l’associazione Alcei propone di adottare un codice di autoregolamentazione il più libertario possibile ma oggettivamente difendibile in un’aula di tribunale e presentabile al Parlamento sotto forma di proposta di legge.

Se ci sarà un accordo di tutti i fornitori di servizi telematici su questa proposta sarà possibile contrapporla alle regole piu rigide previste da altre proposte d i legge. Il principio guida della proposta Alcei e che la responsabilità del gestore finisce dove inizia quella dell’utente: stabilire il confine tra queste due differenti realtà è cosa non facile, ma è indispensabile per evitare conflitti.

Autoregolamentazione: che fare?

In cambio di questa autoregolamentazione il mondo della telematica chiede al legislatore l’esclusione formale della responsabilità oggettiva del System Operator (ma anche del fornitore di accesso Internet) che si trova nell’impossibilità materiale di controllare ogni file e messaggio presente sul sistema. Questa bozza di regolamento può sembrare restrittiva a chi vuole collegarsi mantenendo l’anonimato: in tal caso di chi sarebbe la responsabilità di file o messaggi irregolari? Del System Operator? Di nessuno?

Non dimentichiamo il gran parlare, a volte anche a sproposito, che i mezzi di comunicazione stanno facendo a proposito di Internet e del “popolo del modem”. La posta in gioco è molto alta: si tratta di autoregolamentare il settore prima che sia il legislatore a farlo dando delle regole che, molto probabilmente, si rivelerebbero restrittive.

Crittografare che passione

Un’altra iniziati va di Alcei riguarda la crittografia e la certificazione di testi e messaggi, utilizzando PGP (Pretty Good Privacy), un programma molto diffuso per la crittografia. Per crittografia (dal greco kruptos “nascosto” e grafein “scrivere”) si intende il complesso di sistemi che permettono di rendere incomprensibile agli estranei un testo scritto, la cui decifrazione è possibile solo a chine conosce la chiave. La crittografia, che non è certo una novità nell’era informatica, era già usata frequentemente da greci e romani, ma l’utilizzo del calcolatore vi ha dato un grande impulso permettendo la messa a punto di tecniche molto sofisticate.

Crittografia

Per secoli, la crittografia è stata confinata nell’ambito delle discipline paramilitari a uso e consumo della diplomazia internazionale. Oggi, con lo sviluppo della telematica, sono divenute possibili e, soprattutto, convenienti alcune applicazioni che hanno portato la crittografia nel cono di luce della ricerca più avanzata. Si pensi soltanto al trasferimento elettronico di capitali. E’ chiaro che in questo tipo di trasmissione dati la riservateza è di rigore. Ma non solo! Infatti è necessario scongiurare il rischio che qualche malintenzionato riesca ad intercettare il messaggio e ad alterarlo in suo favore, magari scrivendo il p roprio nome al posto del legittimo titolare del credito.

Un altro problema che viene oggi sollevato e quello della firma elettronica (electronic signature). Qui si tratta del difficile compito di riprodurre le tre principali caratteristiche di una tradizionale firma con l’unica “arma” a disposizione dei crittografi dell’informatica: le sequenze di bit! In linea di principio, una normale firma autografa è caratterizzata dal fatto di essere eseguita con estrema semplicità da parte dell’autore e con fatica da parte di chiunque altro. Tuttavia deve essere sufficientemente semplice perché tutti possano riconoscere l’identità dell’autore.

E’ chiaro che si tratta di proprietà non immediatamente trasferibili in un messaggio binario. D’altra parte queste caratteristiche sono irrinunciabili poiché in una transazione commerciale di tipo elettronico, il destinatario deve essere sicuro dell’identità del mittente senza essere in grado di alterarla, e inoltre la firma deve poter essere riconosciuta da una terza parte in caso di contenzioso.

Gran parte della odierna crittografia è basata sul concetto di complessità computazionale. Infatti, la sicurezza di un sistema di crittografia non è in generale basata sulla impossibilità assoluta di decifra re i messaggi protetti dal codice, bensì sulla ragionevole impossibilità di decifrarli in tempo utile.

La crittografia tradizionale

I classici sistemi di cifratura operano sul messaggio indipendentemente dal suo significato, ma operando unicamente sostituzioni o trasposizioni sui simboli utilizzati.

Questi sistemi di cifratura rientrano in uno schema generale secondo il quale il mittente dispone di una chiave di cifratura (K) e di un program ma (GK) che, a partire dal testo in chiaro (P), genera il messaggio cifrato C=GK(P). Il testo cifrato viene poi immesso in un canale di trasmissione lungo il quale non si può ragionevolmente escludere la presenza di un intruso malintenzionato (canale non sicuro). Quando il messaggio giunge all’altro capo della linea, il destinatario utilizza un programma HK l'”inverso” di GK per ricostituire il messaggio originale: P = HK (GK)

L’idea è che, anche se un malintenzionato si introducesse sulla linea e quindi venisse a conoscenza del messaggio effettivamente trasmesso, non potrebbe comunque determinare il messaggio in chiaro poiché non conosce la chiave (e pertanto) il programma di cifratura ne, tantomeno, quello di cifratura. La sicurezza globale del sistema e quindi affidata alla sicurezza della chiave. Per questo motivo, mittente e destinatario devono accordarsi sulla chiave comune.

E’ anche chiaro che questo accordo preventivo deve essere realizzato al di fuori del canale non sicuro, ad esempio utilizzando dei “messaggeri fidati” (il telefono, o la posta ordinaria) che sono però piu lenti e costosi delle linee di trasmissione. Lo schema qui delineato non è privo di ulteriori problemi: il sistema infatti, non consente lo scambio di informazioni tra coppie di utenti che non hanno mai comunicato in precedenza, ne tanto meno e in grado di consentire l’autenticazione del messaggio.

Basta considerare che, poiché la chiave di cifratura è nota al mittente e al destinatario, quest’ultimo potrebbe autoinviarsi dei messaggi asserendo poi di averli ricevuti dal mittente.

La crittografia a chiave pubblica

Nei sistemi a chiave pubblica e prevista la presenza di due chiavi per ogni utente. Una chiave (E) viene utilizzata per cifrare i messaggi, l’altra (D) per decifrarli. L’aspetto assolutamente imprevedibile di questo metodo sta nel fatto che, mentre la chiave D è nota soltanto al suo possessore, l’altra è contenuta in un elenco pubblico (!) di chiavi di cifratura che può essere liberamente consultato da parte di ogn i utente del sistema. Infatti, per inviare un messaggio a un dato destinatario (che indicheremo con k), si consulta l’elenco pubblico di chiavi di cifratura per ottenere la chiave Ek con cui si devono cifrare i messaggi diretti al k-esimo utente. Quest’ultimo applicherà al messaggio ricevuto la propria chiave segreta Dk per ottenere il testo in chiaro. Infatti ogni coppia di chiavi (Ek, Dk) è autoinversa nel senso che, per il generico messaggio M, risulta

Dk(Ek(M))= M = Ek(Dk(M))

L’intera funzionalità del metodo poggia sul fatto che il compito di ricavare la chiave Ek dalla conoscenza di Dk risulta estremamente difficile dal punto di vista computazionale, anche se non è impossibile in linea teorica.

Il programma PGP ha una duplice funzione: crittografare il messaggio conoscendo la chiave pubblica del destinatario e certificare l’autenticita di chi lo ha firmato.

Alcei mette a disposizione di tutti gli associati il software PGP, in un pacchetto completo di tutti quegli strumenti che ne facilitano la gestione: il programma può essere richiesto a

alcei@alcei.it

Presso il Dipartimento di Scienze dell’lnformazio ne dell’Università di Milano esiste un server PGP che distribuisce in tutto il mondo le chiavi pubbliche, ma sinora sulle migliaia di chiavi disponibili sono pochissime quelle assegnate a italiani.

L’utilizzo di questo programma intende dimostrare l’impegno in difesa della privacy delle comunicazioni, di cui la crittografia è parte essenziale.

La Repubblica (1/5/95)

Dubbi e polemiche sulla legge in via di approvazione

PROBLEMI DI “PRIVACY” DEL CITTADINO IN RETE
di Claudio Gerino

La legge per la tutela della riservatezza dei dati personali, meglio nota come normativa sulla “privacy”, avrà una “corsia preferenziale” in Parlamento per arrivare al più presto, crisi istituzionale permettendo, all’approvazione. Ma con l’accelerarsi dell’iter legislativo del provvedimento, cresce la fibrillazione di chi, da una parte, teme che essa possa diventare uno strumento di limitazione dei diritti degli utenti delle reti telematiche e di chi, dall’altra, paventa il rischio di essere tagliati fuori dall’Europa se la normativa subirà modifiche sostanziali rispetto all’impostazione definita dall’ufficio legislativo del ministero della Giustizia e dal governo Berlusconi che ne ha approvato il testo.

C’è l’ipotesi, ad esempio, che la legge sia trasformata in una normativa-quadro che ne fissi le linee generali, dando una delega praticamente in bianco all’esecutivo di stabilire i contenuti tecnico-organizzativi, contenuti che invece molti ritengono fondamentali per stabilire sia l’efficacia della legge, sia le garanzie per i diritti dei cittadini alla libertà di comunicazione e di diffusione delle idee e del pensiero.

A complicare le cose c’è anche una convinzione largamente diffusa, e cioè che la legge sulla privacy sia una condizione indispensabile per consentire l’adesione dell’Italia al trattato di Schengen e al completo abbattimento delle frontiere tra i paesi dell’Unione europea. Nei mesi scorsi s’è più volte sottolineato come la mancata attuazione della libertà di circolazione dei cittadini italiani in Europa (per intendersi: la cancellazione dell’obbligo dei passaporti per viaggiare nella Comunità) sia dovuta tra le altre cose proprio all’assenza di una normativa di protezione dei dati personali contenuti negli archivi infornatici pubblici e privati. A rafforzare questa convinzione, del resto, è stato lo stesso sot tosegretario alla presidenza del Consiglio, Guglielmo Negri, che, durante l’audizione alla commissione Esteri della Camera tenutasi lo scorso 3 aprile, ha inserito la legge sulla privacy tra le priorità per superare i problemi, definiti “tecnici”, per l’applicazione dell’accordo di Schengen.

A smentire Negri e questa “leggenda metropolitana” è stato, però, Italo Neri, segretario generale dell’Associazione nazionale aziende e servizi per l’informatica e la telematica (Anasin), peraltro molto critico sul provvedimento, così come lo sono la Federazione nazionale editori giornali (Fieg), ìAnia (l’associazione delle imprese assicuratrici), la Confindustria, la Confagricoltura e la Confcommercio: “II trattato di Schengen – sostiene Neri – prevede si l’esistenza di una normativa sulla tutela dei dati personali contenuti nelle banche dati, ma consente, in via transitoria, l’utilizzo di una legge già esistente, quella che impone la notifica al ministero degli Interni dell’esistenza di ogni archivio informatico contenente notizie sui cittadini italiani”.

L’Anasin, la Fieg e le altre organizzazioni promotrici lo scorso 22 marzo di un convegno sul tema, contestano, invece, il provvedimento in via di approvazione per il carattere rigido e formalistico e per “l’apparato di norme eccessivamente restrittivo” che, sostengono, “è destinato ad avere ricadute negative sulle attivit à imprenditoriali di ogni genere e sullo sviluppo dell’informatica nazionale”. Tutti sono d’accordo sull’esigenza, evidente, di una legge che tuteli la privacy dei cittadini, ma c’e molta apprensione per gli adempimenti buracratici che la normativa introdurrebbe una volta approvata e per la sua asserita scarsa flessibilità rispetto all’evoluzione tecnologica e alle esigenze di comunicazione telematica internazionale.

Val bene ricordare che, in un primo momento, s’era arrivati a ritenere addirittura necessario notificare al “garante” persino le agende personali elettroniche (cosa smentita dall’esame più approfondito della legge), ma è evidente che se un equivoco di tal genere si è potuto verificare c’è effettivamente un elevatissimo rischio interpretativo della normativa. E’ quanto, ad esempio, teme l’Associazione per la liberta nella comunicazione elettronica interattiva (Alcei), che pur ritenendo la legge giusta, chiede modifiche importanti per evitare che troppi adempimenti burocratici siano limitativi della libertà di espressione e dello scambio di idee e di informazioni anche attraverso i sistemi telematici. Alcei ha chiesto lo scorso 10 aprile alla commissione Giustizia della Camera di essere ascoltata perché nella stesura definitiva della legge si tenga conto delle esigenze dei “cittadini elettronici” e dei liberi sistemi di comunicazione interattiva.

“Temiamo che il regolamento di attuazione della legge – spiega il presidente di Alcei, Giancarlo Livraghi – generi lacci e lacciuoli sostenibili solo da grandi organizzazioni commerciali e non dal piccolo operatore di sistemi telematici che, a livello amatoriale e senza scopi di lucro, rappresenta un anello importantissimo del contributo alle attività personali ecollettive dei sempre più numerosi cittadini che stanno scoprendo le potenzialità di democrazia e comunicazione libera della telematica, nuovo terreno di crescita della convivenza umana e sociale”.

Le critiche maggiori si appuntano sulla figura del Garante e sulla sua funzione di controllo e verifica della congruità delle banche-dati. Fieg e Confindustria sostengono che la sua attività pone pesanti limitazioni all’attività delle imprese economiche, con particolare riguardo a quelle che si occupano di comunicazione (giornali, tv. ecc.). Alcei, invece, sostiene che l’obbligo di registrazione delle banche-dati, così come prevede la normativa, sia troppo complicato e ripetitivo per le strutture non commerciali. Le obiezioni dell’Associazione per i diritti telematici riguardano anche situazioni specifiche: un medico deve segnalare al Garante il suo archivio informatico sui pazienti se ha bisogno di scambiare questi dati con strutture pubbliche o private della Sanità? Un droghiere deve notificare l’esistenza di una banca-dati informatica dei suoi fornitori se viene usata anche per gli ordinativi e quindi consultata nei collega menti telematici?

Un altro problema posto sul tappeto è quello della necessaria “sicurezza” delle banche-dati. La legge in discussione al Parlamento delega a un’apposito regolamento la definizione dei criteri di sicurezza e di conservazione dei dati conservati negli archivi informatici che riguardano i cittadini.

La preoccupazione diffusa è che questo regolamento porterà alla chiusura di molti sistemi telematici amatoriali o delle piccole strutture commerciali proprio perché l’adeguamento tecnico non è sostenibile a livello economico. Oppure potrebbe accadere che, nell’interpretazione della normativa, ci siano interventi repressivi, sia pure involontari, della magistratura. Un’ altra preoccupazione, ad esempio, è quella delle effettive responsabilità dei gestori delle banche-dati e dei sistemi telematici. Lo scambio di messaggi fra utenti di sistemi telematici, prevedendo a monte l’esistenza di un archivio con i dati dei singoli utilizzatori, deve essere verificato dal gestore? E come può fare ciò, sia tecnicamente, sia, più in generale, senza violare la normativa postale – che tutela l’integrità delle comunicazioni private tra cittadini in qualunque forma siano fatte?

Ciò che invece non viene assolutamente contestato della legge è il diritto dei cittadini a verificare i contenuti delle banche-dati, pubbliche e private, che li riguardano ed, eventualmente, a imporre rettifiche se questi dati sono sbagliati.

Resta però oscuro il meccanismo per ottenere questo diritto e, sopratutto, come potrà il singolo cittadino sapere esattamente, senza dover diventare un investigatore privato, quali informazioni siano conservate negli archivi elettronici dello Stato o delle aziende.

PC Magazine (5/5/95)

Un’ Associazione per i diritti del Cittadino Telematico: Intervista a Giancarlo Livraghi, fondatore e presidente di ALCEI

In questo numero che ospita uno speciale su Internet e sulle reti telematiche in generale, ho ritenuto importante ospitare un’intervista a Giancarlo Livraghi, il navigatore telematico che piu di tutti in Italia ha dedicato attenzione ed energie alle problematiche sociali delle reti. Livraghi è stato sin qui il presidente dell’ALCEI, l’associazione che ripropone in Italia il modello della prestigiosa Electronic Frontier Foundation, vero e proprio Think-Tank di menti aperte alla riflessione sulle opportunità e problematiche della telematica. Livraghi non è un tecnico d’informatica ma di comunicazione e negli ultimi decenni è stato uno dei maggiori protagonisti nel settore della pubblicità, sia in Italia che a livello internazionale. Laureato in filosofia ed entrato in pubblicità come giovane copywriter, è successivamente passato a incarichi di direzione creativa e poi di gestione generale di agenzie, fra le piùimportanti in Italia. Dal 1971 al 1975 ha avuto incarichi di coordinamento europeo per trasferirsi poi a New York come executive vice president di uno dei maggiori gruppi internazionali; nel 1980 è rientrato in Italia, dove fino al 1993 e stato socio di maggioranza di una delle maggiori agenzie in partnership con uno fra i principali gruppi mondiali. E’ stato presidente dell’associazione dei tecnici pubblicitari, della federazione professionale della pubblicita e dell’associazione delle agenzie (AssAP).

Si è sempre occupato della comunicazione in tutti i suoi aspetti, scrivendo un’infinità di articoli e tenendo lezioni in varie università. Dall’autunno del 1993 ha lasciato il mondo delle agenzie e non si occupa più, se non occasionalmente, di pubblicità o di marketing. Il suo principale interesse oggi è la telematica, o comunicazione elettronica interattiva, non tanto come fatto tecnico o strumento commerciale ma come valore umano, sociale e culturale. Con Livraghi affrontiamo innanzitutto il ruolo di ALCEI e, più in particolare, alcuni temi scottanti dell’odierna telematica.

SMG: Cosa ha portato te e i tuoi colleghi a dar vita ad ALCEI?

GL: Quasi per caso… da tempo si dibatteva in vari newsgroup e conferenze… alcuni cominciarono a chiedersi se invece di limitarsi a discutere non fosse il caso di tentare di organizzare una struttura che potesse occuparsene con continuità. Persone che in buona parte non si conoscevano, se non in e-mail, cominciarono a dialogare, si incontrarono, e alla fine si dissero “è una cosa difficile, ma se nessuno ci prova…”. Furono presi contatti, fin dall’inizio, con la Electronic Frontier Foundation, che non intervenne mai nella formazione e sviluppo di ALCEI ma diede molti utili consigli e amichevoli “benedizioni”. Anche se sono passati solo otto mesi, quei tempi della fondazione ormai sono lontani. L’associazione è in mano ai suoi iscritti, molti dei quali sono arrivati dopo, e si sta continuamente evolvendo, anche con nuove strutture e iniziative. L’unica cosa che non cambia sono i principi e gli obiettivi, che sono rimasti esattamente gli stessi.

SMG: perché questo tipo di impegno e maturato solo ora?

GL: Non tanto per il caso (pur grave) dell’ondata di sequestri del 1994, ma per una prospettiva assai piu ampia. Finché la telematica era cosa di pochi specialisti, poteva sperare di rimanere indisturbata. Ma oggi sta crescendo con tale velocità, e sta diventando un fatto cosi pubblico e discusso, che i rischi di disinformazione o repressione diventano molto più probabili.

SMG: Che cosa ti ha spinto a dedicarci tempo ed enegie?

GL: Un interesse culturale, umano, sociale e civile. Sono convinto che nel mondo di oggi e di domani debbano diventare sempre più importanti quelle organizzazioni che non fanno politica nel senso tecnico-parlamentare della parola ma si occupano dello stato della “polis” approfondendo aspetti specifici. In una parola: il volontariato. Sono convinto, anche, che la comunicazione elettronica interattiva sia il piùimportante fenomenmo degli anni a venire, senza precedenti nel mondo delle comunicazioni umane, con uno sviluppo che è, e sarà, esponenziale in ogni angolo del pianeta, compreso il cosiddetto terzo mondo. Sono convinto che l’interattività totale (tutti sono centro del sistema) sia un fenomeno importante, da far crescere e difendere a tutti i costi; e che le strutture di potere (politico o economico), non abituate a tanta libertà e autonomia delle persone, presto o tardi lo vedono con fastidio e cercano in qualche modo di imbrigliarlo e “metterlo sotto controllo”. Come ho detto tante volte: guardiamoci da tutte queste mamme o matrigne che ci considerano tanto piccoli e pasticcioni, vogliono metterci un bavaglino che si trasforma facilmente in un bavaglio.

SMG: Qual è il pensiero di ALCEI in fatto di diritti e doveri?

GL: Il principio e semplice: la massima possibile libertà per tutti. L’applicazione e un pò piu complessa, perche non è facile stabilire dove finiscono i diritti di un utente e cominciano quelli del responsabile di un sistema (sia amatoriale, commerciale, aziendale o istituzionale, come le università). Uno dei piu importanti progetti di ALCEI, che richiederà ancora alcuni mesi di lavoro, è la convocazione di quelli che abbiamo scherzosamente chiamato gli Stati Generali della telematica. cioè una sede in cui insieme a noi ci siano persone di cultura ed esperti in materia, italiani e internazionali, con cui definire un documento-guida che vorremmo chiamare la carta dei diritti e dei doveri. Fra l’altro questo progetto (come il Forum) ha l’obiettivo di far incontrare e collaborare tutti quei diversi mondi della telematica (dall’università alle diverse reti e gruppi culturali) che finora non si conoscono e spesso si guardano in cagnesco. Più i cittadini elettronici saranno divisi, più facilmente saranno vittima del primo predatore che passa.

SMG: Che cosa pensate dell’anonimato?

GL: Ci piacerebbe poter dire: libertà di anomimato o di pseudonimi, sempre, per tutti e senza limiti. Purtroppo anche questa non è una cosa semplice. ALCEI è convinta che debba essere in ogni modo respinto il concetto di responsabilità oggettiva per cui il Sysop o gestore di sistema è responsabile di ciò che dicono e fanno i suoi utenti. Ne deriva la necessità di poter risalire (nel caso che si ipotizzasse una trasgressione o violazione di legge) all’utente responsabile. La materia è largamente dibattuta, e non solo i n Italia. Questo è uno dei temi che si stanno discutendo vivacemente nel Forum ALCEI; e mi auguro che sia uno dei temi su cui si prenderà una posizione chiara nella futura “carta dei diritti e dei doveri”.

SMG: perché ALCEI parla di “autodisciplina”?

GL: Non abbiamo fatto, almeno finora, alcuna proposta di autodisciplina ma ci sembra un tema da approfondire, con tutti e in particolare con i Sysop – o meglio con tutte le persone od organizzazioni che hanno la responsabilità di gestire sistemi. Questo perché non ci fidiamo affatto della capacità del legislatore di fare norme corrette e ben fatte (ammaestrati anche dall’esperienza); perche siamo convinti che in un modo o nell’altro la minaccia di norme o restrizioni ci sarà; e ci sembra che se sono i diretti interessati a definire un quadro di regole intelligenti, concretamente applicabili, non burocratiche, il meno possibile restrittive, faranno un lavoro molto migliore di quanto potrebbe fare un legislatore distratto, disinformato e troppo spesso deformato da interessi di parte o di parrocchia.

SMG: Che posizione avete sulla crittografia?

GL: Siamo favorevoli. All’interno di ALCEI siamo un pò divisi fra un gruppo di accaniti sostenitori di PGP e una maggioranza che non lo usa e non lo considera molto importante. Ma siamo tutti d’accordo su una cosa: che interessi a uno di noi individualmente oppure no, il diritto di crittografia deve essere comunque difeso, perché è uno degli aspetti della privacy. PGP, naturalmente, è solo una delle tecniche possibili; ma è la più diffusa e disponibile per uso personale e per questo la sosteniamo, anche con progetti e servizi specifici. Oltre alla crittografia è importante anche la firma certificata dei messaggi, e PGP è utile anche per questa funzione.

SMG: Qual’e il tuo punto di vista sulla pubblicità e sul direct marketing in rete?

GL: Alcuni fra i protagonisti “storici” della telematica vedono con fastidio e timore qualsiasi attività commerciale. Personalmente non condivido queste fobie, e anche la posizione di ALCEI è in favore della libertà per tutti – comprese persone e aziende che usano Internet o altre reti per qualsiasi attività di lavoro, che sia professionale o commerciale. Saremmo contrari, però, a un’attivia commerciale che tentasse di prevaricare la liberta di comunicazione, che fosse “invasiva&qu ot; (cioè andasse a riempire i canali e le mailbox di informazioni o comunicazioni non richieste) o che fosse una violazione della “privacy”. Quindi siamo per la libertà, anche commerciale; ma credo che alcune forme del direct marketing o telemarketing tradizionale andrebbero incontro a grosse difficoltà se si trasferissero nei sistemi telematici. Tanto per parlar chiaro ed esprimermi a titolo personale: se mi arrivassero in mailbox certe cose che ancor oggi ricevo per posta e cestino fulmineamente, secondo (per esempio) lo stile tradizionale del “Reader’s Diges t” o (peggio) gli imperversanti finti concorsi, pianterei parecchio casino. Se invece si rendono disponibili cataloghi interessanti, che posso esplorare come e quando voglio, lo considero un servizio utile e gradito.

SMG: Quali sono le vostre posizioni sulla privacy dei dati?

GL: Secondo noi la difesa della privacy dei dati è importante. Siamo d’accordo sulla linea proposta dalla CEE e da un disegno di legge oggi in discussione: cioe che i dati personali non possono essere venduti o comunque diffusi senza il consenso dell’interessato. Abbiamo segnalato alla Commissione Giustizia della Camera e alla stampa alcune osservazioni sul disegno di legge. Finora la stampa non ha dato alcuna eco alle nostre osservazioni. Non vorrei qui affondare il coltello… ma rimane scandaloso il fatto che stampa e televisione, così pronte a dare spazio quando si tratta di notizie pittoresche, come il sesso in rete o qualche ragazzino che ha fatto uno scherzo (e viene descritto come uno spaventoso “pirata”), continuino a ingorare argomenti sostanziali come questo. La nostra posizione e nettamente diversa da quella della FIEG (piu Confidustria e altre federazioni di imprese). Noi siamo d’accordo con la sostanza della legge. Divergiamo invece su certi criteri applicativi, comprso l’istituto del garante, che si tradurrebbero in inutili pastoie burocratiche, potenzialmente molto nocive, se non letali, per le piccole strutture volontarie, la cui esistenza e vitalità è un elemento importante e irrinuciabile per la libertà di tutto il sistema.

SMG: E’ di grande attualita il tema della par condicio e sono recentemente sorte polemiche su possibili fusioni tra grand operatori di TV e telecomunicazioni. Cosa ne pensi?

GL: Abbiamo accolto con grande preoccupazione alcune recenti ipotesi sulla fusione della Stet con altre strutture. Stiamo cercando di approfondire l’argomento, ma siamo convinti che non si tratti solo di vaghe ipotesi. Non intendiamo farne una questione di “parte”, che porterebbe a dire che se il monopolista è Caio va bene e se e Tizio no. Il fatto è che già oggi la Stet-Telecom è un monopolio, nocivo come tutti i monopoli, che dovrebbe essere infranto subito, senza aspettare un mitico 1998.

Dal matrimonio di un animale come questo con qualsiasi altra grossa creatura non possono emergere se non mostri da incubo. Prima di dover andare in cerca di eroici cavalieri ammazzadraghi, ci sembra che sia meglio, se possibile, rompere adesso le uova nel paniere a chiunque abbia intenzione di farli nascere.

SMG: Parliamo di ALCEI; quali sono gli obiettivi della associazione?

GL: ALCEI è una libera associazione di cittadini che ha per scopo la difesa, lo sviluppo, l’affermazione dei diritti del cittadino elettronico: ognuno di noi nel momento in cui diviene utente di un sistema o di un servizio telematico; e comprendendo anche ogni persona che, pur non avendo diretto accesso ad una macchina telematica, ne utilizza i servizi per ricevere o trasmettere informazioni.

Un’affermazione e una difesa di diritti che riguardano tanto presenti e future legislazioni quanto la pubblica conoscenza dell’argomento e la prassi quotidiana; e che coincidono con i doveri del cittadino elettronico, come il rispetto della privacy altrui. Chiunque può far parte di ALCEI; ma chiunque violi i principi fondamentali del diritto, della convivenza civile e della correttezza nel comportamento telematico può esserne escluso.

SMG: Chi difende ALCEI?

GL: L’associazione sostiene il diritto per ciascun cittadino di esprimere il proprio pensiero in completa libertà, come di avere piena tutela della privacy personale: e si oppone con forza a ogni tentativo di limitare questi diritti.

ALCEI si oppone con attiva e civile protesta anche contro la censura, ogni volta che questa si presenti e sotto qualsiasi forma essa sia mascherata; cosi come a ogni tentativo da parte di chiunque di impedire od ostacolare la libertà di chi esprime opinioni diverse dalle proprie.

ALCEI difende tutti: dal singolo utente, diretto o indiretto, del più piccolo sistema telematico o dei grandi centri di editoria elettronica, fino a operatori e gestori dei nodi di collegamento locali (Bulletin Board System), con particolare attenzione a quei piccoli nuclei che, senza finalità commerciali, operano per passionee con spirito di servizio.

ALCEI difende chi usa Internet (lo spazio telematico già oggi abitato da oltre venticinque milioni di persone nel mondo, e in rapidissima crescita) o per qualsiasi altro tramite usa la telematica per scopi professionali o coltiva attraverso la telematica una ricerca culturale, una curiosità, un divertimento o una propria privata passione. ALCEI difende chi paga l’accesso alla rete come chi vi accede gratuitamente, per esempio nelle università o nelle imprese pubbliche o private, ma non per questo perde i “diritti telematici” ne deve rinunciare alla riservatezza dei suoi dati e alle sue comunicazioni personali. Diritti che sussistono sia sulle reti più libere e aperte, sia sui sistemi più chiusi. ALCEI intende proteggere anche operatori e gestori dei nodi di comunicazione, opponendosi alla pretesa di considerarli oggettivamenteresponsabili per ogni informazione od opinione disponibile sul loro sistema e ad ogni altra interpretazione o regola chepossa menomare la loro libertà professionale e ostacolare illoro prezioso ruolo culturale e sociale.

Più in generale, ALCEI intende intenenire, anche legalmente ove questo fosse necessario, in tutti gli ambiti nei quali le pur giuste esigenze di sicurezza dei sistemi e le pressioni dicarattere economico e/o politico rischiano di comprimere lospazio della libertà d’espressione.

ALCEI non pratica alcuna discriminazione di carattere filosofico, religioso, etnico, politico, ideologico. ALCEI è completamente indipendente da partiti o movimenti politici.

SMG: Che cosa fa concretamente ALCEI per difendere i suoi associati, più in generale, gli utenti di senizi telematici?

GL: ALCEI intende essere un punto di documentazione di tutti i casi in cui la libertà e i diritti del cittadino utente telematico siano lesi o siano a rischio. ALCEI intende intervenire ove la libertà di espressione sia comunque compressa, ove sia impedito limitato o discriminato il diritto di accesso ai servizi di base o la scelta di con chi comunicare. Ciò in ogni caso: che dipenda da condizioni giuridiche o da azioni politiche, da controlli burocratici-amministrativi, dal privilegio di tutela dato a interessi o pressioni di carattere economico – o motivati dalle pur giuste esigenze di sicurezza, che possono e devono attuarsi senza interferire con la libertà e la privacy individuale. ALCEI intende essere presente là dove lo sviluppo sempre piu rapido delle tecnologie di comunicazione apre immense possibilità – per difendere e affermare, negli spazi oggi esistenti come in quelli che nasceranno, i diritti e la libertà del cittadino elettronico, contro ogni forma d i repressione o subordinazione.

SMG: Quale è il raggio d’azione, e quali sono i modi di intervento di ALCEI?

GL: ALCEI non si limita a fare campagne d’opinione, ma il suo strumento prioritario e preferito è l’intervento presso i mass media e in ogni altro luogo di formazione dell’opinione pubblica; utilizzando rapporti il piu possibile diretti e aperti con i mezzi di comunicazione tradizionali, scritti e audiovisivi; ma usando in tutta l’ampiezza delle sue possibilità la comunicazione telematica, su scala nazionale e mondiale.

ALCEI farà pieno uso degli spazi di dialogo e dei collegamenti elettronici disponibili e operanti in Italia e nel mondo – e favorirà l’aprirsi di nuovi canali di comunicazione interattiva se questi serviranno ad accrescere la libertà e lo spazio di esplorazione dei cittadini utenti. ALCEI intende difendere il diritto di ogni cittadino telematico di qualsiasi sistema – piccolo o grande, indipendente o commerciale, pubblico o privato – al libero e pieno accesso a spazi di discussione e civile confronto. Il flusso informativo verrà riversato e scambiato con comunità internazionali, organizzazioni che hanno i medesimi scopi e cittadini elettronici di tutto il mondo, attraverso canali telematici trasparenti e interattivi.

ALCEI non intende essere solo un’associazione per la difesa dei consumatori ma un punto di produzione e sviluppo di nuova cultura della comunicazione interattiva, un momento d’iniziativa per la crescita di consapevolezza per tutta la società italiana delle implicazioni produttive, sociali, civili proposte dalla frontiera elettronica della comunicazione, dal carattere cruciale di questo strumento interattivo per la vita democratica delle comunità e del paese.

Non deve trarre in inganno la nascita di questa Associazione all’indomani di un’operazione di polizia. La prospettiva, nel tempo e nello spazio, e molto piu ampia. ALCEI non è solo un’associazione di difesa. E’ e vuole essere un’agenzia della consapevolezza finalizzata e raccolta, elaborazione e diffusione di notizie. Fonte ed emittente di nuova informazione e nuova comunicazione; e insieme soggetto giuridico, pronto ad agire in tutte le sedi per affermare i diritti del cittadino elettronico.

SMG: Sembrate occuparvi di tutto… Poniamo la domanda al contrario: cosa non è, e cosa non fa, ALCEI?

GL: ALCEI non è una lobby a disposizione di imprese, gruppi o interessi particolari; non è un sindacato, n&eacut e; una corporazione; non è un partito, né tanto meno un’organizzazione fiancheggiatrice. ALCEI non e un’organizzazione per la difesa del software legale, ma proprio da un non equivoco riconoscimento del diritto d’autore trae forza per una costante difesa dei cittadini telematici quali consumatori di software sui versanti della qualita dell’assistenza, della distribuzione, del costo e del libero accesso, fuori da ogni costrizione che possa ridurre la libertà di scelta. ALCEI vive dei contributi, economici e professionali, dei suoi aderenti: non accetta sovvenzioni statali o governative. Accetta invece contribuzioni da privati, singoli, enti, imprese od organizzazioni, solo in quanto sottoscrizione dei suoi obiettivi e non come condizionamento della sua azione. ALCEI non definisce la telematica e le comunicazioni elettroniche come l’uso di specifiche tecnologie (quali modem, computer e procedure di trasmissione). Al di là di ogni sviluppo tecnologico, rimane la telematica come realtà di comunicazione interattiva, espressione umana e civile del libero scambio fra liberi cittadini di tutto il mondo.

Pubblicità Domani (7/5/95)

La tutela dei diritti di comunicazione in rete secondo Livraghi, presidente di Alcei
UTENTI TELEMATICI, UNITEVI

VOGLIAMO SALVAGUARDARE LIBERTà E PRIVACY DEL CITTADINO ELETTRONICO
di Nicola Zonca

Non esistono certezze assolute quando si entra nel mondo della telematica. Ma se, da una parte, questa assoluta libertà all’interno delle reti è uno degli aspetti più seducenti che spinge l’utente verso la navigazione, dall’altra, ci si interroga (soprattutto negli Stati Uniti) riguardo la mancanza di regole definite che tutelino i diritti del cittadino telematico.

C’è preoccupazione per questo vuoto legislativo, che potrebbe dare vita a norme severe fortemente penalizzanti verso il servizio (basta pensare a quale genere di persecuzioni ha dovuto subire il popolo dei radioamatori). ln Italia, dove il boom di computer e modem sta esplodendo proprio in questi anni, la discussione è agli inizi.

é all’interno di questo contesto che si pone l’Alcei (Electronic Frontiers Italy), il corrispettivo della Electronic Frontier Foundation operativa da tempo negli Stati Uniti. Presidente dell’associazione è una vecchia conoscenza del mondo della pubblicità, Giancarlo Livraghi.

Terza rivoluzione

Alla fine del ’93 ha lasciato il mondo delle agenzie, dopo aver ricoperto la carica di presidente della Livraghi Ogilvy & Mather e quello dell’AssAP, per dedicarsi a questo nuovo progetto.

Alcei – spiega Livraghi – è un’associazione che nasce con una prospettiva di lungo periodo. Il suo scopo è la difesa, lo sviluppo e l’affermazione dei diritti del cittadino elettronico. Intendiamo rappresentare un punto di documentazione per il problema delle libertà del cittadino-utente e vogliamo intervenire ove la piena libertà di espressione sia compromessa o limitata.

I principi portati avanti dall’associazione sono quelli di libertà per ciascun cittadino di poter comunicare mantenendo una privacy personale (“Per questo – dice – non pubblichiamo l’elenco degli associati”).

Alcei, spiega Livraghi, non pratica alcuna discriminazione, è indipendente da partiti o movimenti politici, e non intende essere una lobby a disposizione di imprese.

La nostra più importante risorsa sono gli stessi associati che si impegnano nel dare un contributo al lavoro con iniziative e idee.

Alcei vive attraverso le quote e i contributi versati dai suoi affiliati. Per ora conta su un centinaio di iscritti con un obiettivo di 500 persone. Da poco è stato eletto il consiglio operativo con presidente Giancarlo Livraghi,vicepresidenti Paolo Zangheri e Mauro Guarinieri, consiglieri Giorgio Bertazzo e Enrico Caioli.

Abbiamo già assistito – dice Livraghi – a due rivoluzioni in ambito comunicazionale. Quella di Gutenberg (con l’invenzione dei caratteri mobili) e quella di Marconi (telegrafia senza fili) che hanno aperto la strada al pianeta dei media. Tutte e due hanno trasformato profondamente il mondo in cui viviamo e la struttura della comunità umana. Ora è cominciata la terza rivoluzione, ancora più profonda: quella della comunicazione policentrica, in cui ognuno può essere attore, ognuno può comunicare e cercare informazioni alla fonte, scavalcando la mediazione di quelli che (non a caso) chiamiamo mass media.

Nessuno può sapere quali trasformazioni porterà la comunicazione interattiva. Ma tutti possono fare la loro parte per farla crescere e arricchirla cercando di difenderla da coloro che cercheranno di asservirla ai propri interessi (ideologici, politici e commerciali). Sono caduti i vecchi confini. Che piaccia o no, il mondo della telematica non appartiene più alle comunità ristrette. Stiamo assistendo alla nascita di una nuova cultura.

Crittografia

I terreni su cui dialogare sono due: l’assemblea degli associati per decidere sulle direttive e strategie dell’associazione e il Forum Alcei, un luogo di comunicazione e scambio aperto a tutti. Tra gli argomenti che pi stanno a cuore c’è la difesa della privacy.

E’ una lotta importante. Siamo d’accordo sulla lineaproposta dalla Unione Europea e da un disegno di legge oggi in discussione: cioè che i dati personali non possono essere venduti o comunque diffusi senza ilconsenso dell’interessato. Siamo favorevoli al diritto di crittografia e alla sua difesa. E una parte degli associati sono accaniti sostenitori del Pgp (pretty good privacy, un sistema di codifica basato su algoritmi usato per cifrare e certificare un messaggio, ndr).

I campi di intervento, per Alcei, sono molteplici. Dalla protesta contro i sequestri di computer da parte della magistratura (“è un atto illegittimo, inutile, un sopruso e una violazione dei diritti civili”) alla recente proposta di accorpamento della Stet.

Non ha importanza se la fusione avverrà con Rai, Fininvest, Murdoch o Ibm. Un monopolio così potente come quello della Stet non può non suscitarei peggiori ap petiti. Bisogna impedire a qualsiasi costo qualsiasi accordo o fusione tra la Stet ed altre strutture che possono essere complementari, rinforzandone il potere monopolistico. L’unica soluzione è infrangerlo. Dividerlo in componenti ragionevoli. Così anche se comprata (o se sarà la stessa Stet a comprare) non sarà in grado di nuocere. Bisognerebbe sottoporre l’azienda ad una severa analisi antitrust, che abbia come obiettivo uno smembramento analogo a quello che nell’83 fu operato sulla Bell Telephone Company negli Stati Uniti.

Le reti telematiche possono offrire una nuova opportunità per il mercato pubblicitario?

Alcuni nostri associati vedono con fastidio qualsiasi risvolto commerciale e pubblicitario. Io sono più possibilista. La pubblicità può entrare nelle reti telematiche purché vengano rispettate alcune regole. L’azienda può mettere a disposizione cataloghi, dati ed altre informazioni. Non può invadere lo spazio o (ancora peggio) la casella postale (e-mail) con messaggi ed offerte. Ogni forma di pubblicità invasiva verrebbe subito boicottata in quanto violazione della privacy.

L’importante è capire che il vero fenomeno non è dietro di noi, ma davanti. Dobbiamo salvaguardare il concetto di interattività che equivale a quello di parità. Dietro al terminale e alla tastiera siamo tutti uguali