Comunicato ALCEI del 30 gennaio 1997

“Questo matrimonio non s’ha da fare”(anzi, va smembrata la sposa)
Quale sinistro Don Rodrigo, che si nasconde sotto il nome di ALCEI, fa una così crudele proposta?

I cittadini italiani.

ALCEI (l’associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva) interpreta così la volontà di qualsiasi cittadino che tenga alla libertà della comunicazione in Italia: e perciò non voglia veder convolare ad infauste nozze la sposa più dotata e perversa che possa attirare i peggiori pretendenti.

La Stet

Ed in particolare la sua controllata, che si chiamava SIP ed ora si chiama Telecom Italia.

Non ha importanza se l’abbietto connubio si consumi con la RAI, la Finivest, Murdoch, l’IBM – od altri pretendenti di cui non si è data pubblica notizia.

Non ci rassicurano le formali e ripetute smentite. Siamo convinti che intrighi ed ipotesi di intese continuino a consumarsi nell’ombra; e che interessi politici ed economici di ogni parte e di ogni sorta siano attratti dall’idea di mettere le mani sulla Stet.

Un monopolio così potente non può non suscitare i peggiori appetiti.

L’unica soluzione è infrangerlo. Spezzarlo in componenti ragionevoli: così che anche se sarà comprata o comprerà (sembra, curiosamente, che le due cose siano pressoché identiche) non sarà in grado di nuocere troppo.

Il rischio peggiore è che questa vicenda diventi, come purtroppo è diventata, una tesi di parte politica. Perciò un certo matrimonio dispiacerà ad una certa parte, ma un altro forse piacerà…

Invece questo matrimonio non s’ha da fare, né con l’uno, né con l’altro dei molti possibili pretendenti; nessuno dei quali è un ingenuo Renzo Tramaglino.

Se vogliamo che l’Italia rimanga (o diventi) un paese civile, ed una democrazia credibile, occorre abolire ogni monopolio nell’area della comunicazione.

Dove cominciare, se non dalla Stet?

Un mostro, geneticamente monopolista, che nessuna modernizzazione può trasformare in un animale sano. Che sta disperatamente cercando di accoppiarsi con qualche altro dinosauro… un amplesso che può produrre solo creature da incubo.

Occorre rompergli ora le uova nel paniere. Prima che sia troppo tardi.

La storia della Stet, ed in particolare della Telecom, è già ricca di esempi di una inguaribile mentalità monopolistica. Basti pensare ai limiti cui è sottoposto lo sviluppo della telematica in Italia, ed alle tariffe esorbitanti cui siamo assoggettati, che in alcuni casi sono dieci volte maggiori di ciò che sarebbe possibile con metodi più ragionevoli – e di ciò che in concreto le connessioni costano negli Stati Uniti ed in altri Paesi. Basti pensare ai misfatti del Videotel, che oltre a creare ogni sorta di abusi hanno di fatto annientato lo sviluppo della telematica nella scuola italiana.

Già oggi la Stet raggruppa un sistema di imprese e di funzioni, eterogeneo e complesso, che dovrebbe essere sottoposto ad una severa analisi antitrust. Inoltre i piani di sviluppo, che si intendono realizzare con il denaro estorto agli utenti grazie al monopolio, sono palesemente intesi a rafforzare barriere tecnologiche e commerciali, ad invadere territori di servizio, e così consolid are una posizione monopolistica capace di resistere anche a future, e per ora ipotetiche, liberalizzazioni.

Le soluzioni, in sostanza, sono due:

1. impedire ad ogni costo qualsiasi fusione ed accordo fra la Stet ed altre strutture che possano essere in qualsiasi modo complementari e quindi ne rinforzino il potere monopolistico;
2. sottoporre immediatamente la Stet ad una severa analisi antitrust, che abbia come obiettivo uno smembramento analogo a quello che nel 1983 fu operato sulla Bell Telephone Company negli Stati Uniti.

Da quanto si legge sui giornali, sembra che l’Autorità garante della concorrenza sia conscia del problema e correttamente proponga uno spezzettamento del gruppo Stet; e che a ciò si oppongano i ministeri finanziari.

Sarebbe, a nostro avviso, pernicioso se considerazioni puramente finanziarie riguardanti la privatizzazione del gruppo, o considerazioni di opportunità politica di scarso respiro, prevalessero sull’esigenza fondamentale di eliminare ogni situazione monopolistica in un settore di così vitale importanza.

ALCEI sta raccogliendo un dossier di documentazione su questo tema, che è a disposizione dei giornalisti e di chi altro è interessato ad approfondire l’argomento.