Comunicato ALCEI del 27 marzo 1997

Lettera di Alcei al Ministero delle PP.TT.

Questo è il testo che ALCEI ha inviato il 20 marzo ai funzionari del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni in seguito all’incontro del 18 marzo con il Ministro MACCANICO ed i Sottosegretari LAURIA e VITA.

L’incontro ha permesso la discussione delle misure di agevolazioni tariffarie promesse dal Governo nel settore telematico e la loro modalità di attuazione. Un segnale positivo, che denota attenzione e capacità di ascolto verso tutte le realtà.

Ci auspichiamo che questo non resti un intervento episodico e che quanto emerso in quella sede fornisca utili indicazioni al legislatore.

Come promesso,
sottoponiamo alla vostra attenzione alcune osservazioni che ci auguriamo possano contribuite a una corretta ed efficiente applicazione di provvedimenti che favoriscano lo sviluppo della telematica in Italia.

In linea generale, la posizione di ALCEI è vicina a quella delle altre associazioni consultate. L’obiettivo dovrebbe essere una sostanziale riduzione delle tariffe telefoniche nel modo il più possibile semplice e omogeneo: sia per quanto riguarda il prezzo pagato dagli utenti per l’utilizzo delle linee, sia per i costi sostenuti dai provider per le connessioni: che, se ridotti, si ripercuoterebbero in un minor costo per gli utenti.

Se una riduzione generale e indiscriminata (che sarebbe la soluzione più semplice) non è ancora possibile, siamo favorevoli ad agevolazioni specifiche per gli utenti di reti telematiche (il che, come vedremo, non significa solo internet) ma con alcune precisazioni:

1. Ci sembra desiderabile che le agevolazioni non siano limitate alle fasce orarie serali, perché questo ostacolerebbe non solo chi usa la rete per lavoro, ma anche molti servizi pubblici, cominciando dalla scuola, e molte fra le persone che se ne servono per motivi di studio per attività culturali o di servizio.
2. Non crediamo che debbano essere proposte, né prese in considerazione, agevolazioni particolari nei confronti di specifiche categorie (e quindi escludiamo da tali possibili vantaggi anche il volontariato, cioè noi stessi) perché ne nascerebbe inevitabilmente una selva di tariffazioni praticamente ingestibile, nonché un’ennesima “giungla corporativa” con ogni sorta di favoritismi e di “arrembaggi” alle categorie favorite – ed anche un complesso e difficilmente governabile contenzioso sulla legittimità dell’accesso alle condizioni privilegiate.
3. Riteniamo che a quanto detto nel punto (2) si debba fare una sola eccezione, che riguarda le persone portatrici di handicap e specificamente i sordomuti (o più estesamente le persone con gravi menomazioni dell’udito). é curioso che queste persone abbiano un beneficio dallo Stato (disponibilità di modem) ma non abbiano alcun beneficio dalla Telecom.
4. Riteniamo assolutamente inaccettabile qualsiasi metodo di assegnazione delle condizioni di favore che porti alla diretta identificazione dell’utente. Non solo questo metodo crea una gravosa e inutile pesantezza burocratica, ma si traduce in una “schedatura” dell’utente: il che apre la strada a ogni sorta di abusi e fornisce alla Telecom un ingiusto privilegio concorrenziale (quando si è già notato quanto spregiudica tamente la concessionaria pubblica si serva di tali vantaggi). Inoltre (cosa ancora più grave) costituisce una violazione dei principi della “privacy”; che saranno mal protetti dall’infelice legge 675/96 che entrerà in vigore l’8 maggio, ma sono riconosciuti dallo Stato italiano, come dall’Unione Europea, come uno dei fondamentali diritti dei cittadini.
5. In base a quanto esposto nel punto (4) riteniamo che, se agevolazione ci deve essere, debba basarsi sul numero chiamato e non sul chiamante. Cioè strada più corretta ed efficiente sarebbe una riduzione tariffaria per le comunicazioni che si collegano ai numeri di “servizio dati” dei provider (il che fra l’altro garantisce che l’uso delle tariffe agevolate sia limitato esclusivamente all’utilizzo telematico).
6. Non siamo d’accordo sull’applicazione di tariffe agevolate solo su collegamenti di lunga durata, perché alcuni utilizzi come la posta ele ttronica) si possono realizzare efficacemente con collegamenti brevi; e perché ironicamente questo metodo può favorire un non necessario “carico di banda” che, se gradito alla concessionaria pubblica (per motivi egoistici e contrari all’interesse generale) è del tutto negativo per la qualità complessiva delle comunicazioni e per tutti gli operatori, siano intermediari (provider) o utilizzatori finali.
7. Segnaliamo che “non tutto è internet” e che quindi se si prevedono agevolazioni queste dovrebbero riguardare anche chi opera su base locale o con collegamenti in diversa tecnologia, come i BBS (Bulletin Board System), i Community Network e le Reti Civiche.

In generale (e anche se questo esula dall’argomento specifico) pensiamo che debba essere favorita con tutti i mezzi possibili una migliore “alfabetizzazione” cioè una concreta e autentica cultura della rete, basata sui valori umani più che sulle tecnologie.

Dal punto di vista tecnico/giuridico, riteniamo che si debba armonizzare il decreto con i contenuti del d.lgs.103/95. Sembra di rinvenire nel decreto una certa incoerenza definitoria in rapporto alle classificazioni contenute nel d.lgs 103/95 con particolare riferimento ai diversi tipi di servizi di telecomunicazione.

L’attuale provvedimento potrebbe sgombrare il campo dalla confusione ad esempio definendo una volta per tutte che in relazione ad internet l’oggetto del servizio sia considerato l’accesso alla rete. Nelle (poche in proporzione) richieste di autorizzazione inoltrate al Ministero infatti alcuni fornitori hanno dichiarato di effettuare trasmissione dati (e quindi non oggetti ad eventuali agevolazioni per internet) mentre altri hanno dichiarato di offrire accesso alla rete internet.

Potrebbe essere meno semplice l’identificazione dei fornitori di servizi diversi dagli internet provider (cioè BBS); in questo caso pensiamo che si possa definire un metodo di “autocertificazione” volontaria in cui chi gestisce il servizio si assume la responsabilità di garantire che le linee agevolate siano utilizzate per connessioni telematiche e non per altri usi.