Comunicato del 9 giugno 1995

Un fax sulla “disinformazione”
mandato da ALCEI all’Espresso (ed in seguito distribuito in rete e ad altri giornali)

Claudio Rinaldi
direttore de “L’Espresso”

Signor Direttore,

desideriamo esprimerle la nostra preoccupazione per un atto di sostanziale “disinformazione” compiuto dal suo giornale.

Crediamo di esprimerci qui a nome di tutti i cittadini – oggi decine di migliaia, domani milioni – che usano reti telematiche (un pò sommariamente definite “internet”).

é davvero sorprendente che un periodico che si è sempre proposto come difensore della libertà di informazione, pubblichi un articolo come quello, a firma di Antonio Carlucci, a pagina 66-67 del numero dell’Espresso con data di copertina del 9 giugno.

Poco importa se i singoli fatti riferiti siano veri, falsi, esagerati o deformati.

La sostanza ed il tono dell’articolo si collocano ai vertici di quella diffusa disinformazione che circonda la “comunicazione elettronica interattiva”.

E’ inammissibile che internet sia definito come “un’arma”, che i cosiddetti “crimini informatici” siano dipinti come un fenomeno grave e diffuso, che in generale si dia l’impressione, totalmente falsa, che la rete sia popolata di criminali.

Non esiste alcuna differenza, sotto questo aspetto, fra “internet” e qualsiasi altro mezzo di comunicazione e di informazione.

Tutti le (reali o supposte) scorrettezze che possono avvenire nella rete possono essere svolte (come infatti sono) con i mezzi di comunicazione tradizionali. Anzi: nel caso della rete è assai meno facile, perché si è esposti alla continua sorveglianza di altre persone presenti. Questo, naturalmente, sulla rete pubblica ed aperta. Sui sistemi di comunicazione “chiusi” (di cui certamente il potere, ma anche i malfattori organizzati, dispongono molto più facilmente di noi cittadini) il discorso può essere diverso: ed infatti ogni repressione su internet non avrebbe altro effetto che far rientrare gli eventuali “malintenzionati” ed i loro avversari a giocare a “guardie e ladri” in quei canali occulti, ed incontrollabili, di cui si sono sempre serviti, ben lontani dagli occhi scomodi della pubblica opinione.

Non desideriamo qui entrare nei dettagli, anche se su ognuna delle circostanze descritte ci sarebbe molto da discutere.

Ci limitiamo ad osservare che il tono generale dell’articolo costituisce un atto di grave disinformazione; e che l’unico commento citato è quello di Alessandro Pansa, che non si può certo considerare obiettivo (e che del resto sa benissimo, perché l’ha detto in pubblico, di avere permanentemente sotto controllo la rete).

Poco importa se questa cattiva informazione (diffusa purtroppo anche su altri giornali) sia il frutto di luddismo culturale, inesperienza della rete o deliberata volontà di incoraggiare la repressione.

O se sia al servizio di interessi privati, compresi quelli di chi per vendere sicurezza (cosa, in se, legittima e corretta) tendono a spargere grottesche psicosi terroristiche.

Il fatto è che lavora contro la libertà dei cittadini onesti di comunicare, studiare, informarsi, esprimere le loro opinioni, magari anche giocare.

Vogliamo augurarci che di qui in avanti il suo giorna le tratti questo argomento con più serietà ed equilibrio; e dia voce non solo ai profeti della repressione, ma anche ai custodi della libertà.

Con profonda delusione,

ALCEI

Associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva