Comunicato ALCEI del 9 giugno 1995

Siamo l’umanità di Internet, non fateci passare per mostri
Un appello ai giornalisti della stampa, della televisione e della radio e a tutti coloro che “fanno opinione”

Si continuano a leggere notizie, diffuse con grande clamore, di ogni sorta di perversità compiute da persone che usano la comunicazione telematica.

In tutto questo c’è qualcosa di falso.

Spesso le notizie sono esagerate o deformate. Ma anche se sono vere, la stranezza è che “colpevole” appare non chi compie un atto scorretto, ma lo strumento che usa.

Se qualcuno usa il telefono, la posta, l’automobile o il tram per fare qualcosa di male, nessuno pensa che la “colpa” sia del mezzo che usa.

Perché mai invece questo accade quando si tratta della telematica, o di ciò che viene comunemente chiamato “internet”?

Perché è uno strumento nuovo? Perché è “di moda”? O semplicemente perché molti ancora non lo conoscono bene?

Un “malintenzionato” ha mille altri modi per attuare le sue male intenzioni. Anzi, “internet” è uno strumento, per lui, meno adatto di altri…

Questo strumento è usato abitualmente dalle “forze dell’ordine”. Dirigenti dei servizi di indagine dichiarano pubblicamente che conoscono bene la rete, la esplorano costantemente, e “sanno benissimo dove guardare”… senza neppure bisogno di un mandato.

Per un criminale, è molto meglio usare il telefono, il fax, la posta o un piccione viaggiatore.

“Uomo morde cane”?

Una vecchia massima del giornalismo dice che “cane morde uomo” non è una notizia, “uomo morde cane” lo è.

E’ comprensibile che “faccia notizia” ciò che è bizzarro, insolito, pericoloso… o sexy.

Ma se un uomo morde un cane in pizzeria, nessuno pensa che la colpa sia della pizza.

Se qualcuno “dice” di mordere un cane via internet, tutt’a un tratto la rete sembra popolata di lupi mannari.

Uno strumento di umanità

Ciò di cui si parla troppo poco è l’umanità della rete – delle persone che la usano, oggi decine di milioni nel mondo, presto centinaia.

Il cuore della “rete” non sono le macchine, non sono i cavi o le connessioni.

Sono le persone. Che dialogano, scambiano idee, studiano, ricercano, lavorano, giocano…

Persone molto speciali, come quell’avvocato senza esperienza medica che esplorando ostinatamente la rete è riuscito a salvare la vita a sua figlia, colpita da un male raro e poco conosciuto.

O come una ragazza sorda che comunica abitualmente, via modem, con un suo amico cieco.

O come chi ha limiti di mobilità, personali o famigliari, ma può viaggiare in tutto il mondo senza uscire di casa.

O come le persone comuni, di ogni età, esperienza, formazione e cultura, che spinte dalla curiosità esplorano il mondo e ne ricavano nuove conoscenze, nuove possibilità, spesso nuove amicizie.

Pe r piacere, Signore e Signori dell’Informazione, perché non parlate di noi come siamo davvero?

Venire a conoscerci “in rete”: vi accoglieremo con simpatia.

Oppure chiedete ad ALCEI, che è sempre a vostra disposizione per approfondire l’argomento.