Comunicato ALCEI del 10 gennaio 2007

“Decreto Gentiloni” e contrasto alla pedopornografia.

Il 2007 si apre con un provvedimento che conferma la linea repressiva e censoria, più volte denunciata da ALCEI già da molti anni (vedi, fra i più recenti, i comunicati del 13 febbraio 2006 e del 28 febbraio 2006),che oggi più che mai sta interessando l’attività del Legislatore e della magistratura. Stavolta si tratta in massima parte di applicazioni della legge 38/06,che ha modificato la legge 269/98 (Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù), e, in particolare, grazie ad un Decreto Ministeriale a firma del ministro Gentiloni, dovrà essere istituito da parte del ministero degli Interni il “Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia” a cui saranno affidati compiti di raccolta delle “segnalazioni provenienti anche dagli organi di polizia stranieri e da soggetti pubblici e privati impegnati nella lotta alla pornografia minorile, riguardanti siti che diffondono materiale concernente l’utilizzo sessuale dei minori avvalendosi della rete internet e di altre reti di comunicazioni, nonchè i gestori e gli eventuali beneficiari dei relativi pagamenti”. Il Centro nazionale dovrà
tenere e aggiornare l’elenco dei siti contenente materiale pedopornografico e trasmettere tutti i dati ai provider i quali, a loro volta, dovranno rimuovere la pagine web incriminate entro 6 ore dalla ricezione della comunicazione.
L’esperienza ha ampiamente dimostrato come questo genere di provvedimenti sia inefficace nella “protezione dei minori”, nella prevenzione o repressione delle violenze, eccetera, mentre apre la strada a ogni sorta di censure, divieti e invasività che si possono applicare indiscriminatamente a ogni specie di informazione od opinione “sgradita”.
Non si ha ancora notizia delle modalità tecniche mediante le quali i provider dovranno realizzare questo “filtraggio”, ma tutto ciò che si può sapere finora tende a confermare che, purtroppo, nulla è cambiato – anzi la situazione tende a peggiorare.