Category Archives: Internet e minori

Comunicato ALCEI del 10 gennaio 2007

“Decreto Gentiloni” e contrasto alla pedopornografia.

Il 2007 si apre con un provvedimento che conferma la linea repressiva e censoria, più volte denunciata da ALCEI già da molti anni (vedi, fra i più recenti, i comunicati del 13 febbraio 2006 e del 28 febbraio 2006),che oggi più che mai sta interessando l’attività del Legislatore e della magistratura. Stavolta si tratta in massima parte di applicazioni della legge 38/06,che ha modificato la legge 269/98 (Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù), e, in particolare, grazie ad un Decreto Ministeriale a firma del ministro Gentiloni, dovrà essere istituito da parte del ministero degli Interni il “Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia” a cui saranno affidati compiti di raccolta delle “segnalazioni provenienti anche dagli organi di polizia stranieri e da soggetti pubblici e privati impegnati nella lotta alla pornografia minorile, riguardanti siti che diffondono materiale concernente l’utilizzo sessuale dei minori avvalendosi della rete internet e di altre reti di comunicazioni, nonchè i gestori e gli eventuali beneficiari dei relativi pagamenti”. Il Centro nazionale dovrà
tenere e aggiornare l’elenco dei siti contenente materiale pedopornografico e trasmettere tutti i dati ai provider i quali, a loro volta, dovranno rimuovere la pagine web incriminate entro 6 ore dalla ricezione della comunicazione.
L’esperienza ha ampiamente dimostrato come questo genere di provvedimenti sia inefficace nella “protezione dei minori”, nella prevenzione o repressione delle violenze, eccetera, mentre apre la strada a ogni sorta di censure, divieti e invasività che si possono applicare indiscriminatamente a ogni specie di informazione od opinione “sgradita”.
Non si ha ancora notizia delle modalità tecniche mediante le quali i provider dovranno realizzare questo “filtraggio”, ma tutto ciò che si può sapere finora tende a confermare che, purtroppo, nulla è cambiato – anzi la situazione tende a peggiorare.

Comunicato ALCEI del 13 febbraio 2006

Peggiorata una pessima legge
Ancora norme incivili
con il pretesto della “protezione di minori”

Il 23 gennaio 2006 il Parlamento ha approvato definitivamente la modifica alla sciagurata legge 269/98 (che, con la scusa della tutela dei minori, stabiliva inaccettabili estensioni dei poteri di polizia, come per esempio la possibilità dello spaccio di pornografia di Stato).

Le “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo internet” (questo il nome della legge) aggiungono altra “barbarie legale” allo stato di fatto e riducono ulteriormente i confini dell’applicabilità dei principi di civiltà del diritto e di libertà fondamentali del cittadino.

L’articolo 4 della legge introduce il reato di “pornografia virtuale” definita come “immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto, non associate in tutto in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali”. La vaghezza dei concetti espressi nella norma (la cui definizione implicherebbe serie considerazioni di tipo filosofico, e di notevole rilevanza pratica, sul significato di alcuni concetti) si presta a interpretazioni strumentali e discrezionali che vanno a incidere addirittura sul condizionamento del pensiero.

L’articolo 14 bis istituisce l’ennesimo Centro nazionale, questa volta per il “contrasto della pedopornografia sulla rete INTERNET” (il maiuscolo è nel testo della legge). Che serve a raccogliere, catalogare e verificare le segnalazioni dei siti “incriminati”, i gestori e i beneficiari dei pagamenti.

La norma sopra citata “fa il paio” con nuovi obblighi dei provider che vengono – di fatto e di diritto – trasformati in veri e propri “poliziotti” con obblighi di controllo e segnalazione.

I provider sono obbligati a:

– segnalare al centro nazionale, qualora ne vengano a conoscenza, le imprese o i soggetti che diffondono, distribuiscono o fanno commercio, anche in via telematica, di materiale pedopornografico, nonché a comunicare senza indugio al Centro, che ne faccia richiesta, ogni informazione relativa ai contratti con tali imprese o soggetti;

– conservare per almeno 45 giorni il materiale oggetto della segnalazione

– pagare una multa salata in caso di mancata segnalazione;

– adottare i filtri decisi dal ministero delle comunicazioni e dalle associazioni dei provider;

– pagare una multa salata per mancata adozione dei filtri

Inoltre, è fatto obbligo ai gestori di sistemi di pagamento di segnalare alle banche o agli uffici postali l’uso di sistemi di pagamento per l’acquisto di materiale pedopornografico, al fine di convocare il cliente a fornire chiarimenti.

In sintesi, quindi, questa inqualificabile normativa:

– Sposta l’applicazione della sanzione dalla detenzione e diffusione di immagini reali prodotte vessando i minori, a ipotesi estremamente vaghe in cui le immagini possono essere anche artificiali e non presuppongono l’impiego di immagini a sfondo sessuale (per cui è punita anche l’elaborazione grafica di un disegno o di una foto “normale”). Con il chiaro intento di sanzionare penalmente ANCHE disfunzioni patologiche meritevoli di trattamento psichiatrico e non di sanzioni penali (come era da sempre stato nel codice penale, che punisce fatti e non malattie).

– Istituisce un Moloch (il centro nazionale antipedopornografia) che al di fuori di ogni controllo della magistratura esegue attività di indagine, segnalazione, ed è destinatario di una impressionante mole di informazioni sulle attività di imprese e cittadini, oltre ad avere il potere di segnalare a istituti di credito e poste italiane gli usi degli strumenti di pagamento finalizzati all’acquisto di materiale pedopornografico (e non si capisce come lo possa fare senza “entrare nel merito” delle transazioni – cioè sfruttando intercettazioni o altri sistemi intrusivi).

– Obbliga i provider – a pena di pesanti sanzioni – a usare filtri di Stato, controllare, spiare e denunciare le attività dei propri clienti.

È evidente che la (finta) tutela dei minori – come l’abusato pretesto della “lotta al terrorismo” –sono, ancora una volta, “cavalli di troia” per raggiungere tutt’altri obiettivi. Stabiliti questi princìpi, è ora facilissimo estenderli anche ad altri ambiti variamente repressivi e liberticidi, come il diritto d’autore, la manifestazione di opinioni scomode o la lotta politica – con le conseguenze che è facile immaginare.

Giova ripetere, come in ogni altra considerazione riguardante questo genere di norme, che si tratta di provvedimenti inutili e inefficaci nella prevenzione e repressione di attività criminali, mentre si approfitta dello sdegno, paura e turbanento suscitati dal maltrattamento e sfruttamento dei bambini, o dalle aggressioni terroristiche, per aprire pericolosi percorsi di invadenza e repressione delle libertà civili.

Così come è desolante constatare, anche questa volta, che i parlamentari e i mezzi di informazione – per non occuparsi di un tema “scomodo” o non rischiare di essere stupidamente o strumentalmente etichettati come “amici dei pervertiti” – abbiano lasciato commettere l’ennesimo liberticidio, aggravato dall’essere (strumentalmente) perpetrato in nome della protezione di soggetti che, in realtà, di ben altra tutela avrebbero bisogno.

Documento del 5 settembre 1998

Alice nel paese delle ipocrisie

di Giancarlo Livraghi gian@gandalf.it – 5 settembre 1998

E’ il 5 settembre 1998 e sono di pessimo umore. Non per l’acquazzone che mi ha bagnato fino alle ossa perché gli sbadati progettisti dell’aeroporto di Linate hanno mal disegnato la pensilina dell’accesso ai taxi; ma per un’altra, molto più preoccupante, buriana. Oggi la bufera non è finita, ma è un pò meno violenta di quella straripante “onda anomala” che ha travolto i mezzi di informazione italiani, e specialmente i grandi quotidiani, due giorni fa. Su un tema che da anni ricorre, sui giornali come in televisione, con assillante frequenza: “pedofilia e internet”.

È snervante ma necessario ripetere, con ancora più energia, che questa è una colossale mistificazione; e il frutto di un accumulo di vergognose ipocrisie.

La violenza contro i “deboli”, compresi i bambini o gli adolescenti, è un male diffuso e profondo. Non solo in quelle culture in cui si torturano le bambine con l’infibulazione o altre ignobili pratiche che nessun costume, tradizione o religione può giustificare; o si stroncano a bastonate i bambini per renderli deformi e mandarli a mendicare. Ma anche in paesi come l’Italia, dove accadono cose mostruose nelle scuole, negli oratori, negli asili… e nelle famiglie. Non solo, come si sa da sempre (ma si tende a tacere) in quelle isolate e arretrate culture contadine in cui padri, fratelli, zii e cognati abusano di ragazze adolescenti, con la silenziosa complicità delle madri, che lavano in casa i panni sporchi; ma anche nelle città, anche in “ceti sociali” in cui non manca il benessere e non dovrebbe mancare un buon livello di educazione.

A tutto questo le istituzioni, il parlamento, i “grandi poteri” e il sistema informativo dedicano un’attenzione distratta ed episodica, quando un bambino finisce ammazzato o una ragazzina violentata, o quando qualcuno dei molti colpevoli (in gran parte impuniti) finisce nelle maglie della giustizia. In quei momenti si scatenano pericolose ondate emozionali, cacce alle streghe, ricerche di capri espiatori, che troppo spesso portano a colpire gli innocenti: come quello sventurato padre che per opera di un medico sciagurato e di un giornalista imbecille fu accusato pubblicamente di aver violentato la sua bambina; che invece aveva una grave malattia, di cui è morta. Che io sappia, non risulta dalle cronache se e come siano stati incriminati e puniti quei due criminali. Se quel caso fu particolarmente grave e clamoroso, non è l’unico nel suo genere.

Una di queste ondate emozionali ha portato il nostro parlamento a votare una pessima legge, che poco fa per risolvere il problema e può fare molti danni a chi non c’entra. Ma non è quella stupida legge il tema di questo articolo, né l’unica causa delle vicenda di cui su tratta.

Fra tante forme di persecuzione ce n’è una che deriva dalla produzione di fotografie o film, non sempre di contenuto sessuale, che implica il maltrattamento delle vittime, fino alla tortura e talvolta all’uccisione. In molte di quelle produzioni si finge di uccidere, o si va a fotografare o filmare là dove le persone sono torturate e uccise; ma c’è il sospetto che qualcuno venga massacrato apposta per fare un film. Più spesso, credo, si tratta di adulti; ma i criminali non si fanno scrupolo di infliggere le stesse violenze anche a bambini o adolescenti, se c’è un “mercato” che le chiede. Non ho mai visto alcuna di quelle immagini, ma ne ho sentito parlare, già trenta o quarant’anni fa, da persone che consi dero molto credibili e che avevano studiato seriamente il problema. Se qualcuno sta leggendo con attenzione, dirà: Come, trent’anni fa? Non solo non c’era l’internet, ma non c’erano neanche le videocassette. Questo è il punto. C’era una “industria clandestina” che produceva queste opere d’arte, perciò doveva esserci un mercato che le comprava, quando si usavano ancora macchine da presa a 8 o 16 millimetri.

Ma non è tutto. Le cronache di questi giorni parlano di un sito web, dove dicono che si trovano materiali “pedofili”. Dicono che si chiama Wonderland. Stranamente nessuno dei molti cronisti che si sono avventati su questa storia ha colto il nesso: è un omaggio a uno dei più illustri “collezionisti” di tutti i tempi. Si tratta di un gentiluomo inglese dell’epoca vittoriana, Charles Lutwidge Dodgson, noto solo agli specialisti per i suoi dotti trattati di matematica, ma a tutto il mondo con lo pseudonimo di Lewis Carroll: l’autore di Alice in Wonderland – Alice nel paese delle meraviglie. Questo signore, che per qu anto ne so non fu mai incriminato né perseguitato (mentre Oscar Wilde subì orribili pene per le sue tendenze sessuali) aveva una collezione di fotografie di bambine svestite. Pare che non toccasse quelle bambine, ma si limitasse a fotografarle. La collezione fu bruciat a alla sua morte, per sua disposizione testamentaria; nessuno ne fece commercio. Ma mi sembra probabile che altri, di cui le storie e le cronache non parlano, avessero un simile “vizietto” – e che dietro una solida barriera di ottocentesca ipocrisia ci fosse un discreto traffico di materiale di quella specie. Ma come – dirà la persona attenta – più di cent’anni fa? Ma allora perché ci raccontano queste cose come se fossero una novità di questi anni? Questo è il punto: ci stanno imbambolando con un diluvio di bugie, e sarebbe interessante capire perché.

Vorrei anche dire, a costo di attirare gli strali di qualche fanatico (alcuni acerrimi nemici della “pedofilia” hanno tendenze sadiche – e una spinta ad aggredire prima di aver capito) che anche in queste brutte storie non si può fare di ogni erba un fascio. Quando si aprono le saracinesche dello scandalismo e della repressione, entrano quasi sempre in gioco le tendenze più bigotte e restrittive. Per alcuni il concetto di “pornografia” è tale che, se potessero, oscurerebbero il sito online della Pirelli; per altri il concetto di “pedofilia” è tale che se le loro opinioni fossero accettate David Hamilton avrebbe passato metà della sua vita in carcere e Maurice Chevalier avrebbe avuto problemi con la giustizia per la canzone little girls. Per quanto riprovevole possa essere fotografare di nascosto bambini o bambine in “costume adamitico” (foto del genere sono in quasi tutti gli album di famiglia, senza che ciò implichi alcun aspetto “pruriginoso”… ma non è accettabile che altri ne facciano commercio per fini meno innocenti) occorre anche capire che spiare attraverso un buco in una cabina al mare una ragazza che si cambia il costume non è la stessa cosa che rapirla e violentarla. E, anche se ci limitiamo alle immagini, fotografare una persona (adulta o bambina) semplicemente svestita non è la stessa cosa che metterla in pose ginecologiche o costringerla a un accoppiamento. Questo non è uno scherzo, perché spesso leggiamo articoli (e specialmente titoli) sui giornali che non distinguono fra cose così diverse.

Ma torniamo al problema della cosiddetta “pedofilia”. Incapaci non dico di risolvere, ma di affrontare seriamente il problema; travolti a un’ondata emozionale; che cosa fanno, in questi casi, i “potenti”? Scatenano la caccia all’untore, cercano il capro espiatorio. Nel nostro caso, l’hanno trovato: si chiama internet. La cosa va avanti da anni, anche se non aveva finora raggiunto una “punta” così estrema come quella del 3 settembre 1998.

Questa cosa un pò misteriosa, che pochi conoscono e capiscono, popolata di androidi, di mostri, di tecnomani assatanati che praticano il “sesso virtuale” (nessuno ha mai capito che cosa sia, ma proprio perché non esiste è facile parlarne a vanvera e colorirlo come si vuole) si presta bene al gioco ipocrita della manipolazione. Fra tanti esempi… un titolone in prima pagina sul Messaggero, 4 settembre: “Bimbi seviziati e uccisi su Internet”. Come se l’internet fosse un posto dove qualcuno può essere ucciso o seviziato. (Nello stesso giornale ma assai meno in evidenza, nella pagina interna dove è sviluppato il tema, c’è un articolo intelligente ed equilibrato di Vincenzo Zeno-Zencovich, intitolato “Ma non criminalizziamo la Rete”). Sappiamo che esiste, da molto tempo, materiale fotografico e filmato di quell’orribile specie; è possibile che qualcuno (imprudentemente) l’abbia messo in rete. Ma se leggiamo le cronache un pò più in dettaglio vediamo che, a quanto pare, le persone incriminate in Italia trattavano cose di altro genere… più simili alla collezione di Lewis Carroll o a una foto scattata su una spiaggia o dal buco della serratura.

Una piccola esegesi delle cronache porta ad altre curiose incongruenze. “La più grande operazione di polizia internazionale che sia mai stata condotta contro i pedofili”. Quante persone incriminate? In tutto forse 100, forse 180… in Italia forse due, forse sette o otto… Sono così poche le persone che commettono, materialmente o mentalmente, abusi contro i “minori”? Sappiamo che purtroppo il numero è enormemente più grande. Quindi è una grottesca montatura: l’indagine avrà anche trovato tutti coloro che si occupano di questo genere di materiale in rete, ma ha scalfito solo marginalmente il mondo della “pedofilia”.

Si è voluto far “trapelare” molto, compresi, nomi, cognomi, attività professionali e situazioni famigliari di persone la cui colpevolezza non è ancora dimostrata. Non vorrei essere il figlio o la figlia di qualcuno di loro e trovarmi davanti alle occhiate e alle domande dei compagni di scuola… non si trattava di difendere i “minori”? Da ciò che intenzionalmente si è “fatto sapere” sembra che nessuno degli incriminati abbia fatto male a un bambino, né avuto rapporti sessuali con minorenni. Non dico che la pedofilia “contemplativa” sia da perdonare, né che il commercio di immagini sia accettabile (anche quando sono relativamente “innocenti” – ma ottenute a insaputa dei bambini e delle loro famiglie). Ma, giova ripeterlo, non è la stessa cosa c he violentare o uccidere. Insomma la spiegazione è semplice: i peggiori colpevoli non sono quelli che stanno sull’internet, anche perché la rete è uno strumento efficace per acchiapparli. Come è ovvio… ma su questo punto fondamentale ritornerò più avanti.

Ci sono altre bizzarre incongruenze. Si accostano “ad arte” dati e numeri che non hanno alcuna parentela. “1700 miliardi di lire il business del cibersesso”. Probabilmente questo dato, come quasi tutti quelli pubblicati su argomenti simili, è campato per aria. Ma anche se fosse vero, il “mercato” può contenere di tutto… da riviste più o meno scollacciate che si vendono in tutte le edicole ad abbigliamento più o meno provocante, da cassette di film come quelle che distribuiscono i più diffusi settimanali a libri di ricette “afrodisiache”, dalle sfilate di moda a molti romanzi di successo o libri d’arte un pò maliziosa o seriosi manuali di sessuologia. Se, come gli autori di questa mistificazione vogliono farci intendere, il mercato fosse quello della “pedofilia”, le 180 persone che (secondo questa indagine) ne fanno parte spenderebbero circa dieci miliardi a testa in filimini e fotografie. Per scambiarsele non userebbero l’internet, ma i loro jet privati.

Dicon o “ventimila fotografie”. Visto che ne accumulano in mezzo mondo da cent’anni e più, mi sembrano poche. E non tutte appartengono al museo degli orrori. Immagino che quelle pubblicate sui giornali siano state scelte fra le meno “offensive”; ma vedo fanciulle meno svestite di come le incontriamo per strada d’estate, che non hanno l’aspetto di bambine, né adolescenti… è chiaro che, in parte, quel materiale è meno “pornografico” di ciò che vediamo abitualmente sulle riviste più “rispettabili”. Inoltre, ci sono più di cento milioni di pagine in rete. Anche senza calcolare quante fotografie st anno in un a pagina, siamo a meno dello 0,001 per cento… mentre accostano “ad arte” a questo numero una percentuale fasulla.

Dicono che “il 40 per cento degli adulti collegati all’internet visita abitualmente siti porno”. Per quanto ne so, è una panzana. Costruire “statistiche” come queste non è difficile, basta inventare un criterio ad usum delphini e non dire con quale metodo ci si è arrivati. (Per esempio: come si definisce “porno”? Non sto scherzando se dico che alcuni sistemi automatici individuano come “pornografia” un articolo come questo, quindi il sito che lo ospita; chi mi legge in rete probabilmente fa parte di quel mitico 40 per cento). Immaginiamo un titolo che dice “Il 100 per cento delle persone che leggono i settimanali d’informazione più diffusi in Italia compra riviste con fotografie di donne nude”. Che cosa capirebbe qualcuno che non frequenta le nostre edicole? Un pò di tempo fa un giornalista francese, che probabilmente aveva dato un’occhiata distratta a uno scaffale di riviste italiane in qualche libreria a Parigi, classificò L’Espresso e Panorama nella stessa categoria di Playboy e Penthouse.

Spigolando nelle stesse cronache, si scopre che questa operazione di polizia è stata condotta con mezzi e metodi più adatti alla ricerca di rapinatori o assassini. Irruzioni di uomini armati, alle sei del mattino. Sequestri di computer e di attrezzature, comprese periferiche e stampanti (che rimangono un abuso, un’illegalità e un inutile atto di violenza, qualunque sia la cosa su cui si sta indagando). È difficile avere informazioni precise dalle vittime, che si chiudono in uno spaventato silenzio. Ma sembra che almeno in un caso (non so se l’indagato sia del tutto innocente o marginalmente coinvolto, ma non è uno degli accusati di cui parlano i giornali) la madre del sospettato, sorpresa nel sonno e ovviamente terrorizzata, sia stata trovata non molto vestita; e nel verbale della polizia sia stata descritta come una prostituta colta nell’esercizio delle sue funzioni. Se di barbarie sono sospettate le persone su cui si indaga, ciò non giustifica la barbarie da parte delle “forze dell’ordine”.

Un’altra constatazione, molto palese, è che gli articoli di tanti giornali diversi sono sorprendentemente uguali. L’unica spiegazione possibile è che abbiano tutti la stessa fonte. Non so quale sia… ma dev’essere qualcuno vicino a chi conduce le indagini. Alcuni maligni pensano che si possa identificare una persona: Cristina Ascenzi, dirigente di un ufficio centrale di polizia che si occupa di queste faccende. Non so se sia vero, ma l’ipotesi ha una certa credibilità. La signora ha dimostrato in altre occasioni di essere un pò “malata di protagonismo” – e (curiosa coincidenza) è citata in alcuni di quegli articoli come un’eroina della crociata contro il male, un genio dell’indagine elettronica… mentre gli stessi giornali dicono che il centro operativo di questa indagine è altrove, probabilmente a Londra.

Insomma cronache arruffate e imprecise, prive di verifica e di approfondimento, con al centro una grossolana menzogna. La rete non è l’origine, né lo strumento più adatto per i traffici di materiale “proibito”. È invece il modo più facile per trovare i trafficanti e i loro clienti, se hanno l’imprudenza di usare uno sistema di comunicazione così verificabile e trasparente.

Qual è l’esito di tutto questo fracasso? Si processeranno poche persone. Si indurrà probabilmente quella (piccola) parte del traffico clandestino che ha avuto la dabbenaggine di affacciarsi in rete a tornare a canali più nascosti, che usa impunemente da un secolo e forse più. Si sarà fatto un gran rumore intorno a una piccola indagine, e così si potrà “far credere” di aver risolto un problema che non si è neppure intaccato. E si sarà ancora una volta “demonizzata” la rete; perché questo è il vero scopo, o comunque il più importante risultato, di tutta l’operazione.

Nasce inevitabile la domanda… cui prodest? Non occorre fare strane “dietrologie” per capirlo. Non credo che ci sia un complotto. Non immagino che in qualche segreta stanza si riuniscano ministri, garanti, parlamentari, burocrati, editori, accademici, poliziotti e altri “poteri” per organizzare l’attacco contro la rete. Non è necessario. Basta un’aggregazione spontanea di chi della rete ha un’isterica paura, perché teme di perdere i propri privilegi. Basta la naturale alleanza fra l’ipocrisia, l’arroganza e la stupidità, che stanno spesso insieme nelle stanze del potere (come ampiamente dimostrano le cronache di ieri e di oggi).

Ma poiché è sui giornali il peggio di questa vicenda, sono costretto a soffermarmi su una di queste categorie; di cui non solo non sono nemico, ma “nel mio piccolo” faccio parte (anche se da molti anni non sono più iscritto all’albo). I giornalisti. Diciamolo subito: non tutti i giornalisti. Ma troppi. Qui si impone una distinzione così grossolana che occorre spiegarla. Ci sono “buoni” e “cattivi” giornalisti. Per “buoni” intendo quelli che fanno seriamente il loro lavoro, cercano di approfondire, pensano con la loro testa; e quando sbagliano (errare humanum) sono pronti a ricredersi. Per “cattivi” intendo quelli che seguono l’onda, echeggiano l’eco, si accodano alla tesi dominante, passano le “veline” senza leggerle, pubblicano qualsiasi scemenza senza controllarla e si arrampicano sui vetri pur di non ammettere di aver sbagliato. Compresi quei redattori che non controllano se ci sia un nesso ragionevole fra il titolo e il testo di un articolo.

I “buoni” giornalisti si comportano in uno di due modi quando si tratta della rete. O la conoscono bene e ne parlano con “conoscenza di causa” (non importa se ne spiegano le qualità o n e criticano i difetti; ciò che conta è che dicano cose sensate). O non la conoscono, ed evitano di parlarne a vanvera (chissà perché Giorgio Bocca nel Venerdì del 4 settembre ha deciso di scrivere un paio di baggianate sulla rete, che non sono “gravi” ma lo buttano a capofitto nel settore dei “cattivi”). I “buoni” giornalisti, comunque, non temono la rete. Sanno bene che non tutti i lettori hanno la voglia e la pazienza di “risalire alle fonti”; anche se lo facessero non li prenderebbero in castagna; e comunque non perderebbe mai valore il loro ruolo di interpretazione e analisi delle notizie. I “cattivi” giornalisti hanno una paura fottuta di perdere un privilegio che non viene dalle loro capacità, ma dalla posizione di che occupano avendo “diritto di voce” (e “accesso alle fonti”) dove il “profano volgo” non l’ha. Per questo vedono la rete come il fumo negli occhi. A giudicare dal fiume di inchiostro che si è rovesciato sulla rete nei giorni scorsi, i “cattivi giornalisti” sono legione. E sorgono sgradevoli dubbi sull’onestà professionale e sulle capacità critiche dei direttori di alcune testate molto importanti – della carta stampata come della televisione (in questo frangente non ho seguito la radio, ma immagino che l’andazzo sia più o meno lo stesso). Non chiedetemi i nomi (l’elenco sarebbe dolorosamente lungo). Leggete i giornali. Ci sono le firme degli articoli e i nomi dei “direttori responsabili”. Così sappiamo di chi non ci possiamo fidare, q ualunque sia l’argomento.

Per altri scritti sullo stesso argomento:
http://gandalf.it/free/

Comunicato ALCEI del 3 settembre 1998

Un’ennesima, clamorosa campagna  di terrorismo e disinformazione sull’Internet

La notizia dell’indagine a carico di alcune persone accusate di possedere materiale "pornografico" ha offerto il pretesto per un’ennesima, e questa volta massiccia, campagna contro la libera comunicazione in rete; che ha invaso oggi le prime pagine dei quotidiani, per non parlare dell’evidenza con cui (ancora una volta) questo tema è ripreso dalle emittenti televisive pubbliche e private.

Come sa chiunque abbia approfondito l’argomento, la "pedofilia" (e più in generale la violenza, sessuale o non, contro bambini e adolescenti) è un male antico e complesso, profondamente penetrato nel tessuto della società, che non si guarisce né si intacca con campagne come questa, né con provvedimenti ipocriti e repressivi come la recente legge per la "tutela dei minori".

Non da oggi (ma oggi con particolare intensità e clamore) i grandi mezzi di informazione si accaniscono nel ripetere un’affermazione senzazionale quanto falsa: che esista un qualsiasi rapporto strutturale fra la circolazione di materiale più o meno proibito e illegale e le reti telematiche.

La diffusione clandestina di videocassette con contenuti talvolta orribili esiste da molti decenni (e per le fotografie da più di un secolo) e non è certo l’internet lo strumento più adatto per questo scopo, perché è troppo trasparente e permette un pò troppo facilmente di rintracciare i colpevoli (come di perseguitare innocenti, cosa che è già accaduta fin troppo spesso).

Queste campagne (come leggi e disposizioni repressive basate sugli stessi pregiudizi) non hanno efficacia alcuna nel reprimere il maltrattamento dei minori, mentre producono un danno enorme alla nostra cultura e alla nostra economia.

L’Italia è molto arretrata, nell’uso delle moderne tecnologie di comunicazione, rispetto a paesi di comparabile sviluppo economico e sociale.  La continua diffusione di notizie deformate e terrorizzanti non ha altro effetto che rallentare lo sviluppo della rete nel nostro paese, con danno per tutta la società civile e in particolare per le nuove generazioni.

Queste vergognose manipolazioni hanno un altro pernicioso effetto: favorire forme di censura e controllo della rete che, qualunque sia il pretesto, inevitabilmente si traducono in una repressione della libertà di parola. In breve, censura.  Sono il prodotto di due cose perniciose: ignoranza e ipocrisia.  Se non di una deliberata intenzione repressiva da parte di chi teme un troppo libero scambio di informazioni e di idee.

ALCEI – Electronic Frontiers Italy, l’associazione per la libertà nella comunicazione elettronica interattiva, chiede a tutti i cittadini della rete di diffondere il più possibile la protesta e di intervenire con la mssima energia possibile su tutti i mezzi di informazione, perché si cominci a capire che non siamo disposti a subire passivamente queste minacce alla nostra libertà.

Documento del 10 giugno 1997

L’ascolto del bambino e della famiglia nella società che cambia

Sintesi delle osservazioni proposte da Giancarlo Livraghi per ALCEI nel gruppo di lavoro “Formazione e informazione per i bambini attraverso i media” al convegno del Telefono Azzurro.

Il tema delle “nuove tecnologie” in relazione ai minori deve essere affrontato, secondo me, con una visione concreta molto lontana sia da quella pericolosa “demonizzazione” che ha così chiaramente denunciato qui oggi la Dott. Eva Schwartzwald, sia dalle esagerate e fantascientifiche fantasie di cui sono affollati non solo giornali e programmi televisivi, ma anche convegni e congressi con pretese di “scientificità“. L’ingiustificato o esagerato “terrorismo” e gli eccessivi “avvenirismi” pseudo-tecnologici sono ugualmente nocivi: perché allontanano o distraggono i giovani, le famiglie e gli educatori dai valori umani, civili e formativi che le nuove tecnologie rendono possibili.

Occorre innanzitutto capire che (nonostante le proiezioni di gigantismo e di crescita “esponenziale” di cui troppo si vaneggia) la telematica, come esperienza socialmente diffusa, è ancora in fase infantile in tutto il mondo, e specialmente in Italia. Se nel caso della televisione alcuni problemi si affrontano dopo che il mezzo si è affermato e diffuso per quasi mezzo secolo, nel caso della comunicazione elettronica interattiva siamo appena agli inizi: c’è tutto il tempo per affrontarlo e studiarlo in modo ragionevole e sistematico – e per farlo evolvere nelle direzioni pi utili e costruttive.

Prima di arrivare ai possibili pericoli e aspetti negativi, credo che sia importante concentrare l’attenzione sui potenziali aspetti positivi. Li definisco intenzionalmente potenziali perché l’attuarsi di questi desiderabili sviluppi non dipende dalle tecnologie, ma dalla cultura; e non è qualcosa che possiamo aspettarci di ricevere passivamente, come accade nei mezzi tradizionali, ma che sta a noi generare, produrre e incoraggiare. La fondamentale differenza fra i mezzi tradizionali e gli orizzonti aperti dalle nuove tecnologie non sta nei linguaggi “multimediali” o “virtuali” (parole spesso prive di sens o) ma nell’interattività – intesa non come interazione fra persona e macchina, ma come interazione fra persona e persona.

Mi sembra importante osservare (come giustamente rilevato anche nella “Carta di Desenzano”) che uno dei fondamentali impegni civili e sociali in quest’area riguarda l’estensione dell’accesso alle categorie meno “privilegiate”. Non parlo qui dei “paesi in via di sviluppo” (anche se è un tema estremamente importante) nè del mio sogno (tutt’altro che irrealizzabile) di veder nascere un “computer a manovella” (o forse a pannelli solari?) collegato “via etere”… concepito con la stessa intenzione di quella “radio a manovella”, recentemente inventata in Inghilterra, che tanto ha entusiasmato Nelson Mandela.

Penso alla concreta, precisa e immediata possibilità che, anche in Italia, un “dialogo senza frontiere” apra spazi nuovi di relazione e di scambio per singoli adolescenti come per scuole, gruppi volontari eccetera. (Manca qui lo spazio per approfondire le ovvie differenze fra un bambino e un adolescente e i diversi modi in cui queste possibilità possono attuarsi secondo le fasce di età).

Questo significa soprattutto diffondere cultura (termine che, per il suo significato più ampio e profondo, preferisco a “alfabetizzazione”) ma anche uscire dalla rincorsa un pò folle del software inutilmente “pesante” e di macchine a sempre più alte prestazioni – che, se conviene a miopi interessi commerciali, non giova a un’autentica crescita dei valori sociali e di servizio di cui le reti telematiche possono essere un valido strumento.

Occorre anche ricordare che “non tutto è internet”. Hanno, e continueranno ad avere, un ruolo fondamentale in questo sviluppo culturale e civile le reti civiche, i BBS, le community network, insomma le reti legate al territorio o a particolari impegni sociali, di cui abbiamo molti significativi esempi anche in Italia.

A costo di ripetermi, vorrei affermare con forza che tutti questi sviluppi non dipendono dalle tecnologie (che sono in continua, confusa e imprevedibile evoluzione) ma dall’impegno culturale e civile. Le tecnologie passano… la cultura umana resta.

Il problema è che manca la guida, perché se i bambini e gli adolescenti sono impreparati, lo sono anche gli adulti – e in particolare gli educatori. “Se il sale è insipido, con che lo si salerà? ” Settanta adulti su cento, in Italia, “credono di sapere” che cos’è la rete. Meno di uno su cento lo sa davvero.

La strada è una sola: sgombrare il “polverone” delle tecnomanie e dei terrorismi, e dare a famiglie ed educatori una concreta cultura della rete e delle sue possibilità. L’impresa è meno complessa di quanto si possa immaginare. Le nozioni fondamentali (sul piano culturale e del comportamento, cioè su ciò che conta) si possono spiegare in mezza giornata o in un opuscolo di 32 pagine.

Strumento fondamentale, ovviamente, la scuola: sia per l’uso didattico che si può fare, a tutti i livelli, delle nuove tecnologie; sia per l’orientamento che la scuola può dare agli alunni e alle loro famiglie. Non abbiamo ancora una documentazione precisa sui progetti di “informatizzazione” della scuola italiana – ma purtroppo abbiamo motivo di pensare che si sia partiti col piede sbagliato e che questo rischi di creare ogni sorta di problemi e “crisi di rigetto” che potrebbero ulteriormente peggiorare la nostra già grave arretratezza.

E ora veniamo ai pericoli… con il dovere di segnalare, come primo rischio, quello che sulla rete si abbatta la censura. Provvedimenti restrittivi della libertà di parola e di comunicazione, che si minacciano non solo in Italia ma in tutta Europa, sono un fenomeno di preoccupante ipocrisia. Perché sarebbero del tutto inefficaci nella “protezione dei minori” mentre ci toglierebbero i nostri diritti fondamentali di cittadini; e perché con il paravento di un’immaginaria “tutela” potrebbero allentare quel dovere di responsabilità e di sorveglianza che compete a genitori e educatori.

Gli esempi potrebbero essere tanti, ma mi limiterò a tre.

1. Il famigerato decency act negli Stati Uniti (che per il momento bloccato perché incostituzionale ma potrebbe risorgere dalle sue ceneri, e trovare “imitatori” in Europa) propone dure punizioni per chi dice o trasmette qualcosa di “indecente” – dove è chiaro che “indecente” può essere tutto ciò che non piace al censore.
2. Una legge in Germania e in Francia vieta l’apologia del nazismo: non ha certo impedito lo sviluppo di movimenti neonazisti, mentre apre il campo alla censura sulla rete in materia di opinioni: cosa ovviamente inaccettabile, per quanto sgradevoli quelle opinioni possano essere.
3. E in Italia… recentemente, con il pretesto della “pedofilia”, c’è stata un’ondata di sequestri, illegali quanto inutili, che hanno colpito decine di sistemi telematici, sospettati di contenere materiale “pornografico” (per quanto ne sappiamo, non collegato ad abusi contro i minori) recando danni gravi non solo agli indagati (la cui “colpevolezza” resta da dimostrare) ma anche ad un gran numero di persone del tutto estranee all’indagine – cioè agli utenti di quei sistemi e alle persone che corrispondono con loro.

Non è con isteriche “cacce alle streghe” che si proteggono i minori o si assicura uno sviluppo sano della comunicazione interattiva.

Lo strumento valido è uno solo: la guida di parenti ed educatori. E non dovrebbe riguardare solo i collegamenti in rete, ma anche altri aspetti delle nuove tecnologie. Per esempio il gioco è uno degli strumenti fondamentali di educazione e apprendimento; e ci sono molti giochi “elettronici” con autentici valori educativi. Ma non tutti possono essere accettati senza verifica. Credo che sia sempre bene sapere a che gioco un bambino sta giocando.

Se non è giusto lasciare un bambino solo davanti a un televisore, non va lasciato solo neppure davanti a un computer. Il problema è che molti educatori e genitori non conoscono lo strumento; ma è un’occasione per imparare a conoscerlo, o almeno condividere anche questa esperienza con i nostri figli. Imparare, con loro, a esplorare nuovi orizzonti. E anche (perché no?) a giocare.

Comunicato ALCEI del 27 maggio 1997

Internet: strumento potente per educatori consapevoli

ALCEI ha per fine la tutela e la difesa di chi vuole utilizzare la rete per comunicare in piena libertà le sue opinioni senza mai essere sottoposto ad alcun genere di censura. Ma comprende che nella convivenza civile la libertà dei singoli può e deve trovare un limite là dove si rischia di recare offesa ai diritti di altri, ed in particolare di chi è più indifeso. Per questo condivide la necessità che si evitino in tutti i modi fatti e comportamenti che possano costituire violenza contro i minori o grave turbamento per loro e per le loro famiglie.

Siamo consapevoli di quanto sia difficile trovare un giusto equilibrio fra le irrinunciabili libertà di tutti e la necessaria tutela dei più deboli; e di quanto sia improbabile che il problema sia risolto inasprendo le norme legislative o anche semplicemente facendo rispettare le leggi in un ambito così articolato e complesso. Mentre esiste il reale rischio che qualsiasi tentativo di censura, del tutto inefficace nella repressione dei crimini, apra la strada a pericolose quanto inaccettabili restrizioni della libertà di opinione.

La nostra convinzione è che la strada più valida, certa ed efficace per proteggere i minori nell’area dei mezzi di informazione e di comunicazione sia una puntuale e organica informazione dei “fruitori”, cioè dei “minori”, delle loro famiglie e degli educatori. Per capirci, la legge che vieta la vendita di alcuni tipi di stampa (o materiale audiovisivo) ai minori, quando questi materiali sono pubblicamente visibili in qualsiasi edicola, ha assai scarsa efficacia e non può in alcun modo sostituire il ruolo indispensabile dei genitori e della loro sensibilità nel ritardare, per quanto possibile, il contatto fra i minori e ciò che può essere nocivo alla loro formazione e soprattutto rendere questo contatto meno traumatico.

Per affrontare il problema non solo sul piano dei princìpi, ma anche in termini concretamente costruttivi, ALCEI ha in preparazione un documento, che verrà diffuso appena completato, il cui scopo è di elevare il livello di consapevolezza dell’educatore (genitore, docente o educatore che sia) circa le reali condizioni della rete e le avvertenze da mettere in campo quando si porta con sé un minore in questo contesto. Il progetto sta avendo il suo svolgimento con la collaborazione di professionalità specifiche che coniugano l’esperienza di docenti e genitori a quella di utenti della rete e che osservano quindi i fenomeni con la necessaria completezza di visuale.

Riteniamo che questo elenco di attenzioni e idee potrà aiutare un percorso culturale che deve essere necessariamente seguito da chi vuole fare seriamente il mestiere di educatore in un contesto che vede la rete come una delle sue realtà componenti… come lo sono la televisione e gli altri mezzi oggi assai più diffusi della comunicazione telematica – che tuttavia nel tempo si estenderà a fasce di pubblico sempre più ampie.

Anticipiamo qui uno dei contenuti, forse il più importante:

non lasciate il minore di cui vi state occupando da solo davanti a un computer, come non dovreste lasciarlo davanti alla televisione.

La rete riflette la realtà in cui viviamo con tutte le sue sfaccettature e dobbiamo allevare cittadini in grado di affrontarla con equilibrio. Non solo i contenuti di cui in questo periodo ci si sta intensamente occupando, per l’istintivo e giustificato disgusto che suscita ogni forma d i violenza verso i minori, ma anche altri aspetti dell’umano comunicare, compresi alcuni giochi di discutibile gusto, possono essere inadatti all’equilibrata formazione di un bambino o di un adolescente.

Reprimere, vietare o classificare come “proibito” rischia di ottenere l’effetto contrario, cioè indirizzare l’attenzione dei ragazzi proprio verso ciò che per loro è meno adatto. L’unica vera, sana ed efficace soluzione è mettere nelle mani delle famiglie e degli educatori gli strumenti e le conoscenze più adatte per orientare le giovani persone in formazione sotto la loro guida in tutti i loro comportamenti, compreso l’uso della rete.

Fra i documenti che ALCEI sta elaborando c’è anche un’analisi dell’aspetto legislativo, dove riteniamo che la responsabilità dei contenuti debba essere attribuita a chi ne è l’autore.

Su questo punto, apparentemente semplice, esiste molta confusione. Esiste un principio costituzionale secondo il quale la responsabilità penale è personale (art.27 della Costituzione) ma sembra che, quando si parla di rete, si tenda a dimenticarne l’esistenza.

I contenuti critici, come anche l’insieme degli atti che v engono compiuti tramite la rete, hanno sempre un autore che ne è l’unico responsabile. La soluzione quindi non è censurare Internet, quanto piuttosto far sì che ognuno sia identificabile e raggiungibile. Un criterio semplice ma estremamente efficace (e compatibile anche con il diritto all’anonimato) sta nel permettere ad ogni utente di utilizzare, se lo desidera, un alias, la cui vera identità è nota al solo fornitore di accesso (provider) che si impegna a non divulgarla.

Se non è in alcun modo ragionevole far ricadere sui fornitori di accesso la responsabilità dei contenuti, è ragionevole invece pensare che debbano farsi carico di organizzare i servizi offerti in modo da essere in grado di fornire le indicazioni necessarie in sede di controversia civile o di indagine penale – sempre salvaguardando i diritti di chi si trova in situazioni particolari od estreme di possibile persecuzione, per esempio se risiede, o ha familiari od amici, in paesi in cui si corrono rischi gravi per la libera espressione delle proprie opinioni politiche, filosofiche o religiose. Ciò può essere fatto in tempi brevi con un’efficace autodisciplina che regoli i comportamenti degli operatori professionali.

Infine… ALCEI è pronta ad impegnarsi per realizzare (o per c ollaborare con chi altro si impegni a realizzarla) una hotline, o “linea calda”, cioè un pubblico accesso ove tutti i cittadini possano segnalare i casi di abuso, specialmente quando si tratti di insidie ai minori: sia per verificare se paventate situazioni di questo genere esistano davvero, sia per intervenire presso chi genera quei contenuti perché desista dal farlo e, quando questo non si ottenesse (o si trattasse di deliberate insidie indirizzate a potenziale danno personale) denunciare i responsabili alla magistratura.

Siamo convinti che iniziative come queste, concrete ed efficaci, possano dare un contributo molto più valido alla tutela dei minori di quanto si potrebbe ottenere con generici inasprimenti legislativi o con (cosa ancora peggiore) interventi restrittivi della libertà di comunicazione, che potrebbero danneggiare gravemente i diritti dei cittadini (compresa l’inalienabile libertà di esprimere e scambiare informazioni e opinioni di ogni sorta, anche se sgradite all’autorità o al costume dominante) senza avere alcuna efficacia reale nella repressione dei crimini o dei comportamenti dannosi.

Documento del 22 maggio 1997

Bozza di codice di autoregolamentazione diffusa dal Ministero delle poste e telecomunicazioni il 22 maggio 1997

ALCEI ha partecipato al tavolo di lavoro in qualità di osservatore e ha espresso forti riserve sulla formulazione del presente codice


Nel corso dell’incontro tenutosi presso il Ministero delle Poste e Telecom. il 22 Maggio, alla presenza dei rappresentanti di:

  • ALCEI
  • ANEE
  • ANFOV
  • ASCII
  • COSTEB
  • LILLIPUT
  • METRO OLOGRAFIX
  • OLIVETTI

è stato diffusa una bozza del codice di autoregolamentazione dei contenuti di Internet.

 

Introduzione

Internet è una rete mondiale in cui tutti i contenuti e i servizi presenti sono accessibili da qualsiasi utente ovunque esso si trovi, senza alcun vincolo di tipo geografico. Questa caratteristica della Rete è estremamente positiva, ma rende difficilmente realizzabile una regolamentazione dei contenuti e dei servizi presenti attraverso una normativa comune, stanti le differenze culturali, politiche e normative tra i diversi Paesi.

Internet è un sistema di comunicazione interattivo che, rispetto ai media di massa tradizionali, ha alla base, e come peculiare ricchezza, il coinvolgimento diretto degli utenti nella creazione, oltre che nella fruizione, dei contenuti e dei servizi.

Internet è uno strumento flessibile che permette di comunicare a molteplici livelli e con diverse modalità: si va dal modello della "pubblicazione" a quello dell’interazione pubblica o privata, dallo specifico testuale puro, alla comunicazione multimediale, dalla trasmissione di messaggi a quella di programmi per elaboratore.

In questo flusso di informazioni e atti, che già oggi supera largamente ogni altra forma di comunicazione tradizionale per volume di scambi comunicativi, può nascondersi il comportamento illecito in base a taluni o tutti gli ordinamenti giuridici o il contenuto potenzialmente offensivo per alcune categorie di utenti. E’ dunque opportuno che siano prese misure per limitare eventuali effetti dannosi che questi contenuti e comportamenti possono arrecare.

Per questo motivo gli operatori del settore sentono la necessità di adottare un codice di condotta che, in coerenza con le caratteristiche peculiari della rete Internet:

  • tenga presente le esperienze internazionali e le soluzioni individuate in tema di autoregolamentazione del settore negli altri paesi – con particolare riferimento agli Stati Membri dell’Unione Europea -, in modo da accrescerne l’efficacia in un contesto necessariamente internazionale;
  • si fondi sul diritto alla libertà di espressione e di comunicazione;
  • sia studiato in modo da evolversi nel tempo coerentemente con l’elevato tasso di innovazione che caratterizza le tecnologie legate al mondo Internet.

Il presente codice tiene conto tra l’altro delle indicazioni in materia del Consiglio e della Commissione dell’Unione Europea (Green Paper on the Protection of Minors and Human Dignity in Audiovisual and Info
rmation Services del 16 ottobre 1996, Risoluzione del Consiglio del 17 febbraio 1997).

Titolo I – Disposizioni preliminari e principi generali

    1. Definizioni.

Ai fini del presente Codice valgono le seguenti definizioni:

  • Internet (di seguito indicata anche come Rete): insieme di reti di computer interconnessi tra loro tramite linee di telecomunicazione e comunicanti utilizzando protocolli della famiglia TCP/IP.
  • TCP/IP: protocollo (linguaggio di comunicazione) utilizzato per la trasmissione dei dati in Internet.
  • Infrastrutture: linee di telecomunicazione e apparati necessari al funzionamento della Rete.
  • Accesso: connessione alla Rete, necessaria al fine di utilizzarne le risorse.
  • Hosting: messa a disposizione

    di un
    a parte delle risorse di un server al fine di distribuire contenuti o servizi attraverso la Rete.

  • Server: computer connesso alla Rete atto alla erogazione di servizi.
  • contenuto: qualsiasi informazione messa a disposizione del pubblico attraverso la Rete costituita, in forma unitaria o separata, da testo, suono, grafica, immagini fisse o in movimento, programmi per elaboratore e qualsiasi altro specifico di comunicazione.
  • comportamento: atto o insieme di atti posti in essere attraverso la Rete o riguardanti l’utilizzo della Rete.
  • contenuto o comportamento illecito: si tratta di contenuto o comportamento contrario alle normative vigenti in Italia.
  • contenuto o comportamento potenzialmente offensivo: si tratta di contenuto o comportamento che pur non contrastando con le normative vigenti, e quindi lecito, può risultare offensivo per talune categorie di utenti; particolare rilevanza ha il tema della tutela dei minori.
  • Soggetti di Internet: tutti i soggetti (persone fisiche o giuridiche) che utilizzano Internet.
  • Utente: chiunque acceda ad Internet.
  • Fornitore di infrastrutture: chiunque offra infrastrutture per Internet.
  • Fornitore di accesso: chiunque offra accesso a Internet.
  • Fornitore di "hosting": chiunque offra hosting su server connesso a Internet.
  • Fornitore di contenuto: chiunque immetta contenuto su Internet.
  • World Wide Web: insieme dei contenuti presenti su Internet e identificati da un indirizzo univoco (URL).
  • Forum/gruppi di discussione/newsgroup: spazio di discussione a carattere tematico con comunicazione differita e costituito da messaggi propagati attraverso la rete su tutti i server che ospitano tale spazio di discussione.
  • Chat/IRC (Internet Relay Chat): spazio di discussione con comunicazione in tempo reale.
  • Posta elettronica (e-mail): sistema telematico che consente l’invio di documenti a carattere privato ad uno o più destinatari determinati dal mittente.
  • Commercio elettronico: attività di compravendita di beni e servizi svolta completamente o in parte attraverso la Rete.
  • Crittografia: metodo di codifica dei dati che ne impedisce la fruizione ai soggetti non autorizzati (che non posseggono la chiave per decrittare i dati); tecnica utile, ad esempio, per incrementare la privacy della corrispondenza via posta elettronica.
  • Comunicazione privata: una comunicazione è considerata privata quando è indirizzata esclusivamente ad uno o più destinatari determinati dal mittente.
  • Comunicazione pubblica (messa a disposizione del pubblico di contenuti): una comunicazione di contenuti rivolta a destinatari non determinati individualmente dal fornitore di contenuti.
  • Connessione ipertestuale o link: funzione che consente, selezionando all’interno di un contenuto una determinata parte di testo o di elemento grafico, di passare istantaneamente ad un’altro contenuto o server in qualunque punto della rete.

Le definizioni precedenti sono suscettibili di cambiamento ad opera degli organismi previsti da questo Codice sulla base dei mutamenti nello stato delle tecnologie e nella pratica ed uso della rete Internet.

2. Finalità del Codice

Il Codice di autoregolamentazione per Internet (di seguito Codice) ha l’obiettivo di prevenire l’utilizzo illecito o potenzialmente offensivo della Rete attraverso la diffusione di una corretta cultura della responsabilità da parte di tutti i soggetti attivi sulla Rete.

In particolare è obiettivo del Codice

  • fornire a tutti i soggetti della Rete regole di comportamento;
  • fornire agli utenti della Rete strumenti informativi e tecnici per utilizzare più consapevolmente servizi e contenuti;
  • fornire a tutti i soggetti di Internet un interlocutore cui rivolgersi per riportare eventuali casi di violazione del presente Codice;

Il Codice definisce le regole cui devono attenersi i soggetti obbligati.

3. Campo di applicazione

    3a. Soggetti obbligati

L’adesione al presente Codice è volontaria e aperta a tutti i soggetti di Internet operanti in Italia o in lingua Italiana.

I soggetti obbligati all’osservanza del presente Codice sono coloro che lo abbiano sottoscritto.

    3b. Clausola di estensione

I soggetti firmatari del Codice si obbligano ad estendere ai terzi l’obbligatorietà del Codice stesso attraverso la previsione di un’apposita clausola in tutti i contratti di fornitura di accesso a Internet e di hosting che verranno stipulati.

4. Principi generali del Codice di Autoregolamentazione di Internet:

    4a. Principi generali di identificazione e di diritto all’anonimato.

  • Tutti i soggetti di Internet devono essere identificabili
  • Qualsiasi soggetto di Internet, una volta identificato, ha diritto a mantenere l’anonimato nell’utilizzo della Rete al fine della tutela della propria sfera privata.

    4b. Principi generali di responsabilità:

  • Il fornitore di contenuti è responsabile delle informazioni che mette a disposizione del pubblico.
  • Ogni soggetto di Internet può esercitare, contemporaneamente o separatamente, più funzioni distinte e coprire diversi ruoli. Al fine di definire i diritti e le responsabilità individuali in rete, occorre distinguere i soggetti di Internet sulla base delle funzioni e dei ruoli esercitati in ciascun momento (e dunque indipendentemente dal fatto che il ruolo sia ricoperto in forma continuativa o occasionale, professionale o privata, a fine commerciale o meno).
  • Nessun altro soggetto di Internet può essere ritenuto responsabile, salvo che sia dimostrata la sua partecipazione attiva. Per partecipazione attiva si intende qualsiasi partecipazione diretta all’elaborazione di un contenuto.
  • La fornitura di prestazioni tecniche senza conoscenza del contenuto non può presumere la responsabilità dell’attore che ha fornito tali prestazioni.

    4c. Principi di tutela dell
    a digni
    tà umana, dei minori e dell’ordine pubblico:

  • Il rispetto della dignità umana comporta la tutela della vita umana e il rifiuto di ogni forma di discriminazione riferita all’origine, appartenenza, effettiva o presunta, etnica, sociale, religiosa, sessuale, allo stato di salute o ad una forma di handicap o a causa delle idee professate.
  • La protezione dei minori impone il rifiuto di tutte le forme di sfruttamento, in
    particolare quelle di carattere sessuale, e di tutte le comunicazioni ed informazioni che possono sfruttare la loro credulità; il rispetto della sensibilità dei minori impone inoltre cautela particolare nella diffusione al pubblico di contenuti potenzialmente nocivi.

  • L’utilizzo della Rete Internet impone il rispetto dei principi che regolano l’ordine pubblico e la sicurezza sociale. La Rete non deve essere veicolo di messaggi che incoraggino il compimento di reati e, in particolare, l’incitamento all’uso della violenza e di ogni forma di partecipazione o collaborazione ad attività delinquenziali.

    4d. Libertà fondamentali e protezione della vita privata:

  • L’utilizzo corretto di Internet richiede il rispetto dei diritti e le libertà fondamentali e, in particolare, della libertà individuale, del diritto di accedere all’informazione, della libertà di riunirsi, della tutela della vita privata, della tutela dei dati personali, del segreto epistolare.

    4e. Principi di tutela dei diritti di proprietà intellettuale e industriale:

  • Tutte le creazioni intellettuali originali, i segni distintivi e le invenzioni sono tutelate rispetto all’autore e ai suoi aventi diritto, in conformità alle leggi italiane, alla normativa comunitaria e ai trattati internazionali che regolano la proprietà intellettuale ed industriale.

    4f. Principi di tutela dei consumatori nel quadro del commercio elettronico:

  • Le attività con finalità commerciale e/o professionale su Internet si svolgono in base ai principi di correttezza e trasparenza e sono soggette alla normativa italiana e comunitaria in materia di tutela dei consumatori, di vendita a distanza e in materia di pubblicità.

    4g. Principi per l’applicazione del Codice di Autoregolamentazione di Internet:

  • I soggetti di Internet si impegnano a promuovere l’uso del Codice e a collaborare tra di loro per trovare i modi migliori per la sua applicazione.
  • Si impegnano, inoltre, ad accettare e a proporre testi contrattuali che facciano riferimento al Codice di Internet.
  • I soggetti firmatari del Codice si impegnano a dare diffusione alle decisioni dell’organo giudicante e a far rispettare le decisioni dello stesso organo adottando, eventualmente, gli opportuni provvedimenti.
  • I soggetti di Internet si impegnano, nel mettere contenuti a disposizione del pubblico, a fare figurare in modo chiaro un’indicazione relativa alla loro adesione alle disposizioni del Codice. Questa indicazione può prendere, quando ciò è ragionevolmente fattibile, la forma di un’icona (secondo il modello allegato). Questa indicazione comporterà un link verso il testo del Codice, nonché dei link a siti direttamente o indirettamente coinvolti nel processo di autoregolazione (servizi di allarme e di reclamo).

 

Titolo II – Regole generali di comportamento

5. Obblighi relativi all’identificazione dell’utente

  • I soggetti devono consentire l’acquisizione dei propri dati personali a chi fornisca loro accesso e/o hosting. I fornitori di detti servizi sono tenuti a registrare i dati per renderli disponibili all’autorità giudiziaria nei termini previsti dalla legge.
  • Una volta identificato, l’utente può chiedere al suo fornitore di accesso e hosting di avere un identificativo diverso dal suo nome (pseudonimo) con cui operare in Rete (anonimato protetto).

6. Obblighi relativi alla tutela della dignità umana, dei minori e dell’ordine pubblico:

  • Qualunque soggetto di Internet venga direttamente a conoscenza dell’esistenza di contenuti accessibili al pubblico di carattere illecito, provvede ad informare direttamente l’autorità giudiziaria.
  • Qualunque soggetto di Internet venga direttamente a conoscenza dell’esistenza di contenuti accessibili al pubblico in contrasto con le disposizioni del presente Codice, provvede ad informare l’organo di autodisciplina.
  • I fornitori di accesso e di hosting sono tenuti a rendere facilmente accessibili in linea con ogni mezzo idoneo, compresa la posta elettronica, le informazioni circa le modalità di segnalazione alle autorità competenti dei contenuti illegali o potenzialmente dannosi dei quali vengano a conoscenza.
  • I fornitori di contenuto utilizzano strumenti atti ad informare, attraverso la visualizzazione di appositi segnali, gli utenti finali della presenza di argomenti potenzialmente offensivi, in modo da impedire la visione involontaria di questi contenuti.
  • I fornitori di contenuto si obbligano:
  1. a rendere facilmente accessibili in linea con ogni mezzo idoneo, compresa la posta elettronica, le informazioni circa le
    caratteristiche tecniche, le modalità di funzionamento e gli strumenti per l’utilizzazione dei programmi di filtraggio.

  2. ad eseguire una autoclassificazione dei propri contenuti in base al sistema di classificazione riconosciuto come standard dal Codice e ad accettare le variazioni alle proprie classificazioni evntualmente richieste da parte dell’organismo di autodisciplina. La selezione del sistema standard di classificazione dei contenuti è affidata al Comitato Attuativo del Codice, tenendo in considerazione lo stato dell’arte tecnologico, la diffusione dei sistemi in ambito internazionale e, in particolar modo, la coerenza con le scelte effettuate in materia dagli altri Paesi Membri dell’Unione Europea.

7. Obblighi relativi a tutela delle libertà fondamentali e della vita privata.

  • Il fornitore d’accesso provvederà ad informare i propri clienti sui limiti tecnici nella protezione della segretezza della corrispondenza e dei dati nominativi e personali, esistenti in Rete.
  • Il fornitore d’accesso provvederà a fornire ai suoi clienti indicazioni sulle misure e sui prodotti – che non violino le vigenti normative – destinati ad assicurare la riservatezza e l’integrità della loro corrispondenza e dei loro dati, in particolare per ciò che riguarda gli strumenti di crittografia e/o firma elettronica.

(***Cancellazione ***)

    7a. Segretezza della corrispondenza:

  • Lo scambio della corrispondenza privata in Internet è fondata sulle disposizioni di legge che regolano il segreto epistolare. Al dovere generale d
    i riservat
    ezza e di vigilanza sulla riservatezza sono tenuti, con particolare rigore, i soggetti che svolgono attività commerciali e/o professionali in Rete.

  • Le aziende che impiegano personale con facoltà di accesso – per motivi professionali – alla corrispondenza privata si obbligano al rispetto della segretezza e a richiamare l’attenzione dei loro collaboratori circa la responsabilità penale che potrebbe derivare dalla violazione di tale segretezza.

    7b. Dati nominativi e personali:

  • Le informazioni di carattere nominativo e personale trasmesse volontariamente dall’abbonato o involontariamente durante la connessione tra elaboratori in Rete devono essere raccolte ed utilizzate nel rispetto dei diritti del soggetto a cui si rif
    eriscono e, soprattutto, nel rispetto della normativa vigente in materia di trattamento dei dati personali.

  • I fornitori di accesso attraverso collegamenti temporanei della rete telefonica pubblica sono tenuti a conservare la data, gli orari e il numero di IP assegnato delle connessioni effettuate da ciascuno dei propri utilizzatori per un termine di 24 mesi dalla connessione. I fornitori di accesso attraverso collegamenti dedicati sono tenuti a mantenere un registro degli indirizzi di rete assegnati ai propri clienti.

8. Obblighi relativi alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale e industriale:

  • Tutte le creazioni intellettuali originali sono tutelate rispetto all’autore e ai suoi aventi diritto, in conformità alla legge italiana sul diritto d’autore, alla normativa comunitaria e ai trattati internazionali.
  • Le basi di dati sono soggette a tutela a favore dei loro autori ed aventi diritto, in base alla legge sul diritto d’autore e alle norme specifiche che regolano i diritti sulle basi di dati.
  • Un’opera non può essere riprodotta o essere messa a disposizione del pubblico senza l’autorizzazione del titolare dei diritti.

  • Le indicazioni relative all’autore dell’opera, al titolare dei diritti e all’identificazione numerica dell’opera non possono essere eliminate o modificate senza il consenso delle persone interessate.

  • La trasmissione automatizzata delle opere per l’inserimento sulla rete non è considerata una forma di riproduzione dell’opera.
  • La citazione dell’opera attraverso collegamenti ipertestuali con altri siti è lecita.
  • Ogni forma di citazione implicante la riproduzione dell’opera deve essere effettuata nel rispetto delle norme specifiche.
  • La citazione dell’opera soggetta a tutela, in particolare, deve:
    • indicare il nome dell’autore, la fonte e non deve alterare gli elementi che permettono l’identificazione numerica;
    • essere breve;
    • essere incorporata in un’altra opera;
    • essere giustificata dalla natura dell’opera in cui essa è incorporata.
  • Le norme che regolano il marchio sono applicabili ai soggetti di Internet.
  • I soggetti di Internet si astengono dalla riproduzione sostanziale dei contenuti di un sito altrui senza autorizzazione, anche se questi non sono soggetti alla tutela del diritto d’autore. In particolare, i fornitori di contenuto, prima di qualunque utilizzo di opere soggette a tutela, devono assicurarsi di avere ottenuto i relativi diritti ed autorizzazioni dagli aventi diritto.
  • I fornitori di hosting devono prevedere nei contratti con i clienti una clausola che richiama tale principio.
  • Nel momento in cui termina il mantenimento del contenuto su un sito o su un server, per conclusione del rapporto contrattuale o per altra causa, il fornitore del servizio, in conformità alle disposizioni contrattuali, cessa di conservare i dati forniti dal suo cliente.
  • Prima di compiere qualunque utilizzazione su Internet di un segno destinato a distinguere un prodotto o un servizio o ad indicare l’indirizzo di un sito, il fornitore di contenuto che intende utilizzare tale segno deve verificare la disponibilità di esso.

9. Obblighi generali relativi ad attività commerciali e/o professionali particolari:

    9a. Consulenze

I servizi che offrono informazioni o consulenze citando opinioni devono indicare chiara
mente l’identità, la qualifica professionale, l’eventuale carica ricoperta dall’esperto o specialista. Tale indicazione deve comunque essere fornita nel rispetto delle norme deontologiche che vietano, per alcune categorie di professionisti, qualsiasi forme di pubblicità.

Ogni servizio deve essere fornito in termini e con modalità che riflettano la serietà della disciplina oggetto della consulenza, soprattutto nel caso di servizi di consulenza medica.

    9b. Servizi informativi

I servizi che offrono informazioni su dati, fatti o circostanze suscettibili di subire variazioni nel corso del tempo devono contenere anche l’indicazione della data e dell’ora a cui risale l’aggiornamento della informazione fornita.

    9c. Manifestazioni a premio

Qualsiasi servizio che istituisca una manifestazione a premio potrà essere attivato solo dopo che sia stato emesso il relativo decreto di autorizzazione da parte del Ministero delle Finanze o, nel caso di operazioni a premio limitate ad una sola provincia, della competente Intendenza di Finanza, ai sensi della disciplina dettata dal R.D.L: 29.10.1938 n. 1933 e succ. mod., c
onvertito in legge 27.11.1989 n.384, e dal R.D. 25.7.1940 n.1077.

    9d. Opportunità di lavoro

Un fornitore di contenuto, prima di attivare un servizio di promozione delle opportunità di lavoro, deve assicurarsi che la fornitura del servizio non implichi una violazione della disciplina sull’intermediazione e/o sull’interposizione dei lavoratori.

I servizi che offrono corsi d’addestramento professionale o altri corsi d’istruzione hanno l’obbligo di non formulare irragionevoli promesse o previsioni di futuro impiego o di futura remunerazione nei confronti degli utenti.

    9e. Pubblicità

Il fornitore di contenuti si impegna a rispettare la normativa di cui al Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, sia per la pubblicità a favore dei servizi offerti, veicolata attraverso gli stessi servizi o attraverso altri mezzi, sia per la pubblicità volta a promuovere altri servizi o prodotti, in cui il servizio rappresenta unicamente il veicolo di diffusione.

Il fornitore di contenuti si impegna a offrire a particolari condizioni spazi pubblicitari per la comunicazione di rilevanza
sociale, in base alle stesse norme previste per la pubblicità radio televisiva.

 

Titolo III – Applicazione del Codice


10. Premessa

Gli operatori che hanno sentito l’esigenza di darsi regole di comportamento nell’utilizzo di Internet, facendosi promotori del presente Codice, nelle persone dell’Associazione Italiana Internet Providers e dell’Associazione Nazionale Editoria Elettronica, ritengono opportuno riunirsi volontariamente in un Comitato Attuativo che si prefigge, tra gli altri sottoindicati, l’obiettivo di nominare i membri di un Giurì preposto alla tutela del presente Codice. Il Comitato Attuativo potrà anche rendersi promotore della creazione di una struttura associativa stabile finalizzata alla diffusione ed al sostegno del presente Codice, dotata di statuto e di appositi organi amministrativi. In tale evenienza, le disposizioni che seguono avranno carattere transitorio.

11. Comitato Attuativo

    Costituzione e composizione

I promotori del presente Codice costituiscono volontariamente, ai sensi degli artt. 36 e seguenti del Codice Civile , un Comitato Attuativo del Codice medesimo ed eleggono domicilio presso : ……………………..

Il Comitato Attuativo è composto da tre rappresentanti per ogni promotore.

Nella prima seduta il Comitato Attuativo elegge tra i suoi membri un Presidente ed un Vice Presidente e costituisce un fondo comune, ai sensi dell’art.37 del Codice Civile, destinato al finanziamento delle attività a cui il Comitato ed il Giurì sono preposti.

    Funzioni e compiti

Le funzioni del Comitato Attuativo sono l’informazione, la prevenzione e la regolamentazione.

I compiti affidati al Comitato Attuativo sono:

  • l’attuazione e l’evoluzione del presente codice attraverso raccomandazioni ed emendamenti;
  • la nomina dei membri del Giurì di Autotutela;
  • l’esame, in seconda istanza, dei ricorsi su decisioni prese dal Giurì
  • un ruolo di informazione e di consultazione per gli utenti ed i soggetti di Internet;
  • la conciliazione (attraverso forme di mediazi
    one ed arbitrato) tra i soggetti di Internet;

  • la realizzazione e gestione di un sito Internet con funzione di diffusione dei principi del Codice, di informazione per tutti i soggetti di Internet sull’autoregolamentazione, di supporto per l’attività del Giurì;
  • lo sviluppo dei rapporti con le autorità pubbliche, le autorità indipendenti e le associazioni di categoria a livello nazionale e internazionale;
  • lo sviluppo dei rapporti con organismi corrispondenti di altri paesi;
  • attività di studio e di ricerca.

    Riunioni

Il Presidente, d’intesa con il Vice Presidente, convoca le riunioni del Comitato Attuativo, stabilendo l’ordine del giorno dei lavori. Il Comitato si riunisce in via ordinaria almeno 2 volte all’anno e in via straordinaria quando richiesto dal Presidente o da almeno un terzo dei componenti. In tale caso la riunione deve svolgersi entro 15 giorni dalla presentazione della richiesta.

12. Giurì di Autotutela

    Costituzione e composizione

Il Giur&igr

ave; di Autotutela è costituito ad opera del Comitato Attuativo, è composto da cinque membri designati e nominati dal Comitato Attuativo ed è domiciliato presso:…………………….

    Durata

I membri del Giurì di Autotutela restano in carica un anno, con possibilità di riconferma per i suoi membri da parte del Comitato Attuativo.

    Presidente e Vicepresidente

Nella prima seduta il Giurì di Autotutela elegge tra i suoi membri un Presidente ed un Vice Presidente.

    Funzioni

Le funzioni del Giurì di Autotutela sono: la tutela del rispetto del presente Codice, l’intervento in caso di segnalazione di infrazioni da parte di soggetti Internet, di consumatori o di chiunque vi abbia interesse, l’accertamento e la pronuncia su eventuali infrazioni e l’applicazione di sanzioni nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili.

Inoltre il Giurì può inoltre esprimere pareri preventivi sulla conformità al Codice di informazioni da mettere a disposiz
ione del pubblico, sulla congruità ai principi del rating di particolari contenuti e sui criteri di autocertificazione.

13. Procedure.

    Segnalazione e istruttoria

La segnalazione di infrazioni deve essere effettuata da parte dei soggetti indicati nel capitolo precedente (Giurì di autotutela) attraverso una istanza, da inviarsi via posta elettronica (oppure via servizio postale o via fax), contenente la descrizione dell’infrazione, l’indicazione dell’URL del sito relativo all’infrazione denunciata.

Ricevuta la denuncia, il Presidente del Giurì apre un procedimento istruttorio, fissa un termine per la decisione e sceglie all’interno del Giurì un membro istruttore incaricato di:

    (a) notificare alle parti interessate l’apertura del procedimento istruttorio, la convocazione per la discussione, concedendo loro un termine di 3 giorni per il deposito di eventuali deduzioni e/o documenti;

    (b) esaminare l’istanza segnalata e di preparare una relazione sulla fattispecie denunciata, con potere di interpellare le parti interessate.

Allo scadere
di tale termine, il Presidente convoca il Giurì, che ha l’obbligo di assumere una decisione in merito al procedimento, sulla base della relazione dell’istruttore e delle deduzioni e/o documenti depositati dalle parti interessate.

Al Giurì è data, peraltro, facoltà di prorogare il termine per la decisione qualora il procedimento non risulti sufficientemente istruito o sia necessario acquisire ulteriori elementi ai fini della decisione, dandone comunicazione alle parti.

    Decisione e sanzioni.

La decisione del Giurì viene immediatamente notificata alle parti e deve contenere il provvedimento che sarà conseguentemente adottato, con relativa motivazione.

In caso di pronunciamento negativo, ovvero se la decisione stabilisce l’insussistenza dell’infrazione segnalata, il Giurì provvede a chiudere il procedimento.

In caso di pronunciamento positivo, ovvero se la decisione stabilisce che sussiste l’infrazione segnalata, il Giurì adotterà i seguenti provvedimenti:

    1. comunicazione di diffida, c
    ontenente l’invito a
    conformarsi al pronunciamento del Giurì entro il ter
    mine di 2 giorni.

    2. in caso di inosservanza del provvedimento di cui al punto 1, formale ammonimento da pubblicarsi sul sito relativo all’organismo di autoregolamentazione Internet, con sollecito ad adempiere alla diffida di cui al punto 1;

Le decisioni ed i conseguenti provvedimenti sono vincolanti nei confronti di tutti i soggetti aderenti al presente Codice.

Le parti possono presentare opposizione entro il termine di 3 giorni al Comitato Attuativo, il quale, (a) ove ritenga fondate le ragioni dell’opponente, ha facoltà di modificare o annullare, con atto motivato, la decisione del Giurì; (b) in caso contrario, il Comitato Attuativo conferma, con atto motivato, la decisione presa dal Giurì.

14. Contenuti e azioni illecite

Nel caso di segnalazione di contenuti o comportamenti che risultino, oltre che in violazione del presente Codice, pure illeciti, il Giurì si rivolge direttamente all’Autorità giudiziaria garantendo la massima collaborazione per il proseguo delle indagini.

I fornitori di servizi informano i loro clienti della loro facoltà di sospendere e bloccare la diffusione dei contenuti illeciti in applicazione degl
i avvisi dell’Autorità giudiziaria .

Il Comitato Attuativo provvede, a titolo informativo, a rendere note ai suoi membri le decisioni a carattere giudiziario implicanti l’interdizione di un contenuto .

Comunicato ALCEI del 8 aprile 1997

Una legge strana, più che speciale
ALCEI, nel comunicato stampa diffuso oggi, prende posizione contro un passo specifico della proposta di legge per la repressione dei reati legati alla pornografia minorile, in discussione in questi giorni. Passo, a nostro avviso, allarmante e indicativo del clima di pregiudizio che accompagna la diffusione delle nuove forme di comunicazione elettronica.

Il testo del comunicato

Apprendiamo dai mezzi di informazione che la proposta di legge contro la pedofilia attualmente in discussione introdurrebbe un’ipotesi di reato per chi diffonde materiale pornografico “anche con mezzi telematici”.

Non è dato di capire il significato di questa norma che specifica senza motivo una modalità di lesione (la diffusione telematica) quasi che questa fosse diversa o particolare rispetto alle altre.

Diverso (ma non meno grave e discutibile) sarebbe stato dire, confondendo il mezzo con il fine, che “chiunque diffonde materiale pornografico è punito…. Se ciò avviene con mezzi telematici la pena è aggravata”.

La precisazione contenuta nell’articolo non è dunque solo pleonastica, ma è allarmante. In un momento in cui i governi d’Europa e di molti altri paesi si rendono conto dell’importanza della comunicazione telematica come strumento di servizio civile, e anche in Italia la Pubblica Amministrazione comincia a impegnarsi per cercare di impostarne l’uso al servizio dei cittadini, è preoccupante che questo ed altri provvedimenti legislativi possano agire in senso contrario.

Un principio giusto, come la repressione di forme così aberranti di criminalità, viene applicato in modo tecnicamente e giuridicamente molto discutibile.

Il problema è che, ancora una volta, vediamo emergere un pregiudizio culturale nei confronti della telematica e un’assenza di informazione corretta su questo argomento, che sembrano trarre origine da ignoranza, disinformazione e ingiustificate paure.

ALCEI è pronta a dare la massima collaborazione alla Commissione Giustizia e a tutte le autorità e organizzazioni che intendono combattere la piaga della pedofilia, perché i comportamenti criminali possano essere perseguiti con reale efficacia e senza forme improprie di repressione e censura che sarebbero inefficaci contro i colpevoli mentre potrebbero ledere la libertà di opinione dei cittadini.

Documento del 7 aprile 1997

GRUPPO DI LAVORO SUI CONTENUTI ILLEGALI E DANNOSI SU INTERNET

Versione in italiano del documento comunitario:

Rapporto

1. INTRODUZIONE

Nel corso della riunione informale del Consiglio tenutasi a Bologna il 24 aprile 1996, i Ministri europei delle Telecomunicazioni e della Cultura hanno ritenuto la questione dei contenuti illegali e dannosi su Internet una priorità urgente per l’analisi e l’azione. Pur essendo stato riconosciuto che si applicano alla Rete le leggi nazionali esistenti, è sembrato indispensabile un accordo più ampio per affrontare le sfide sollevate dalla natura specifica di Internet. Pertanto, è stato chiesto alla Commissione di effettuare uno studio dei problemi e di verificare, in particolare, l’opportunità di una regolamentazione europea o internazionale.

Alla fine del settembre 1996 in diverse riunioni del Consiglio sono stati discussi argomenti rilevanti per la richiesta emersa dal Consiglio di Bologna. Nel corso della riunione informale dei Ministri della Giustizia e dell’Interno (26-27 settembre 1996, Dublino) si è discusso dell’ulteriore cooperazione tra gli Stati Membri per combattere il commercio di esseri umani e l’abuso sessuale dei bambini, e si è raggiunto un accordo su tre progetti di azione.

I Ministri della Cultura in occasione della riunione sugli Audiovisivi a Galway il 25 e 26 settembre 1996 hanno accolto favorevolmente il fatto che l’istanza della tutela dei minori e della dignità umana, in particolare su Internet, stesse per essere ricompresa in un Libro Verde da sottoporre in breve tempo alla Commissione.

Il Consiglio dei Ministri delle Telecomunicazioni del 27 settembre 1996, ripartendo da quanto detto nella riunione di Bologna, ha portato ad un ampio scambio di vedute sulla questione della prevenzione di diffusione, via Internet o reti analoghe, di materiale illegale e, in particolare, di materiale contenente, o che possa portare a, violenza sui bambini o loro sfruttamento sessuale.

E’ stata inoltre sottolineata la dimensione transnazionale del problema ed il conseguente bisogno di occuparsene a livello nazionale, europeo e internazionale.

Il Consiglio si è accordato per estendere il Gruppo di Lavoro fondato in seguito alla riunione informale di Bologna includendo rappresentanti dei Ministeri delle Telecomunicazioni come pure dei provider di accessi e servizi, delle aziende produttrici di contenuti e degli utenti.

Il Consiglio ha richiesto al Gruppo di Lavoro di avanzare proposte concrete di possibili misure da adottare per combattere l’uso illegale di Internet o reti analoghe in tempo per la riunione del Consiglio dei Ministri delle Telecomunicazioni del 28 novembre. A riguardo, dovrebbero essere prese in considerazione anche le misure presentate al Consiglio dal Regno Unito.

Il Consiglio dei Ministri dell’Industria dell’8 ottobre 1996 ha riconosciuto la necessità di ulteriori analisi delle questioni alla base della politica internazionale di sviluppo della information society ed il bisogno di coordinamento tra iniziative riferite alla stessa materia. E’ stata accolta la proposta tedesca di ospitare una conferenza internazionale dedicata a ciò, da prepararsi in stretta collaborazione con la Commissione e gli Stati Membri.

Il presente Rapporto è la prima risposta alla richiesta del Consiglio del 27 settembre 1996. Tiene conto dei due documenti recentemente pubblicati da lla Commissione: la Comunicazione sui contenuti illegali e dannosi in Internet e il Libro Verde sulla tutela dei minori e la dignità umana nei servizi audiovisivi e di informazione ed elabora concretamente alcune proposte.

2. AMPIEZZA DEL RAPPORTO

Contenuto illegale nel contesto di questo Rapporto va inteso come contenuto vietato dal diritto nazionale. Sebbene violare la legge possa comportare diversi tipi di sanzione (ad es. danni civili per violazione del copyright), è il diritto penale a vietare le tipologie più importanti di contenuti illegali, e sono questi i contenuti cui fa riferimento questo Rapporto. Contenuto dannoso significa sia contenuto autorizzato ma la cui diffusione è soggetta a restrizioni (ad es. solo per adulti), sia contenuto che potrebbe offendere alcuni degli utenti.

Questa distinzione, che non vuole essere una definizione legale, è ampiamente trattata nella Comunicazione sui contenuti illegali e dannosi in Internet e nel Li bro V erde sulla tutela dei minori e la dignità umana nei servizi audiovisivi e di informazione.

Dati i termini delle conclusioni raggiunte nel Consiglio delle Telecomunicazioni del 27 settembre, e da to anche il poco tempo a disposizione, questo Rapporto si concentra su come combattere i contenuti illegali e dannosi su Internet. Propone un numero di provvedimenti che potrebbero essere adottati dalla Commissione e dagli Stati Membri in relazione a questa materia. Indica come tali provvedimenti possano essere messi in pratica e chi dovrebbero essere i protagonisti di questo processo.

In questa fase, il Rapporto non pretende di dare un quadro completo di tutte le questioni rilevanti in relazione ai contenuti illegali e dannosi su Internet, e neppure si occupa di altri servizi on-line. Si concentra sugli argomenti più urgenti e sulle azioni cui possono dare avvio gli interessati in breve tempo. Esso non pregiudica la discussione più ampia cui fanno riferimento la Comunicazione ed il Libro Verde.

Il Rapporto si basa sulle discussioni svoltesi nelle riunioni del Gruppo di Lavoro tra il 27 settembre e il 28 ottobre 1996. La prima riunione al completo del Gruppo di Lavoro esteso si è svolta il 10 ottobre 1996 a Bruxelles. Al termine dell’incontro è stato chiesto ai partecipanti di presentare i loro punti di vista sulle diverse questioni sollevate nel corso della riunione.

Sono state richieste opinioni da parte dei rappresentanti degli Stati Membri in particolare con riferimento al la situazione giuridica specifica verso Internet nel loro Paese, così come alle possibili soluzioni tecniche approntate. Ai rappresentanti delle aziende è stato chiesto in particolare di esprimersi per quel che concerne l’auto-regolamentazione e possibili soluzioni tecniche.

Una bozza di questo Rapporto è stata presa in considerazione in una riunione del 28 ottobre 1996 e la versione finale tiene conto dei commenti fatti in questa occasione. Il Rapporto riflette i punti di vista di tutti i partecipanti al Gruppo di Lavoro, siano essi rappresentanti di governo, produttori o utenti. Non rispecchia necessariamente il punto di vista ufficiale della Commissione europea.

3. ALCUNI ESEMPI DI INIZIATIVE A LIVELLO DI STATI MEMBRI

Il rinvio del Consiglio delle Telecomunicazioni al Gruppo di Lavoro menzionava espressamente le recenti iniziative adottate nel Regno Unito. Durante le discussioni del Gruppo di Lavoro è stato fatto riferimento anche alle iniziative nei Paesi Bassi. Anche la delegazione francese ha presentato le proprie iniziative nel campo della cooperazione internazionale. La delegazione tedesca ha realizzato un contributo scritto. Tutte queste iniziative vengono descritte brevemente di seguito.

Il Regno Unito

L’iniziativa R3 Safety-Net nel Regno Unito è stata sviluppata nell’ambito di discussioni promosse dal Dipartimento del Commercio e Industria tra i provider di servizi, la Polizia metropolitana e l’Ufficio interno. L’argomento principale e immediato al centro di queste proposte è la pornografia infantile, sebbene l’approccio adottato possa applicarsi in futuro ad altri tipi di materiale illegale reperibile sui Internet.

L’approccio R3 Safety-Net incorpora tre elementi chiave:

* Rating (classificazione) – un indicatore di legalità per i contenuti “normali” di ciascun news group, e assistenza nel classificare le attività (incluse adozione e promozione della Piattaforma per la Selezione dei Contenuti di Internet – PICS);
* Reporting (segnalazione) – una hot-line per segnalazioni riguardo al materiale illegale accessibile attraverso servizi audiotel, posta, posta elettronica o fax;
* Responsibility (responsabilità) – i provider di contenuti dovrebbero assumersi la responsabilità di classificare le proprie pagine e i provider di servizi dovrebbero incaricarsi di eliminare i contenuti portati alla loro attenzione che siano persiste ntemente e deliberatamente classificati falsamente (secondo il rating) o illegali.

L’approccio stabilisce una fondazione indipendente a sostegno dell’adozione, da parte di provider di servizi Internet e degli utenti, di politiche responsabili basate sul Rating e Reporting di materiale illegale che susciti lamentele sulla hot-line.

I Paesi Bassi

Nel maggio 1996 la Comunità olandese dei Provider Internet ha istituito una hot-line o servizio centrale per denunciare la presenza di pornografia infantile su Internet. Il Ministro della Giustizia ha appoggiato in pieno questa iniziativa. Essa ha generato reazioni ampiamente positive, anche da parte degli utenti Internet. Finora, ha funzionato in modo soddisfacente: i provider di contenuti (utenti, abbonati) di pornografia infantile nei Paesi Bassi hanno rimosso il loro materiale illegale dopo il primo avvertimento di notifica alla polizia, rendendo la successiva azione della polizia superflua. In alcuni casi, violazioni non segnalate ma che comunque sono arrivate alla conoscenza della polizia, hanno richiesto l’intervento della polizia. Il servizio di denuncia opera su base volontaria ed è finanziato dai provider Internet olandesi. Anche il Servizio nazionale di polizia criminale olandese è stato coinvolto. Attualme nte, il servizio di denuncia e la polizia stanno rendendo più stretto il loro rapporto di collaborazione.

Francia

Una proposta di accordo sulla cooperazione internazionale con riferimento a Internet è stata presentata ad un Gruppo di Lavoro dell’OCSE dalla Francia in occasione di un incontro a Seul il 22 e 23 ottobre 1996. Questa proposta prevede una serie di principi relativi al diritto applicabile ed ai fattori da considerare nella determinazione della responsabilità. Stabilisce per i firmatari l’adozione di una struttura regolamentare nazionale che comprenda un Codice di Comportamento, con un reciproco scambio di informazioni sui regolamenti adottati, e un accordo di collaborazione per avvicinare le discipline nazionali riguardo a Internet. La proposta include, inoltre, una sezione sulla collaborazione giudiziale e di polizia, in particolare riguardo all’uso di reti per lo scopo di terrorismo, traffico di droga e criminalità organizzata internazionale.

Germania

Nel novembre 1996, la Germania ha presentato delle proposte per migliorare l’autodisciplina di contenuti Internet mediante l’estensione del sistema di autodisciplina esistente per i contenuti della stampa e delle trasmissioni radiotelevisive. Ai provider di contenuti dannosi deve essere chiesto di nominare commissari per la tutela dei giovani che devono agire come punti di contatto e consiglieri per gli utenti. I provider sarebbero assistiti per la realizzazione di servizi comuni di autodisciplina.

L’iniziativa rende evidente che il diritto penale e le leggi sulla tutela dei minori si applicano ai contenuti Internet, anche se venissero conservati in modo labile.

La Task Force dei Contenuti Internet, cui appartengono i maggiori provider di servizi Internet, ha anche annunciato una nuova iniziativa che include una hot-line e misure tecniche coordinate per bloccare l’accesso a contenuti illegali.

Gl i autorego lamentatori interverranno di loro iniziativa, dopo la valutazione da parte di un perito, per rimuovere o bloccare l’accesso a contenuti ritenuti internazionalmente criminali, quali la pornografia infantile. Essi agiranno su richiesta delle autorità giuridiche qualora i contenuti violino una precisa norma del diritto tedesco.

4. PROPOSTE PER ULTERIORI AZIONI

Il Gruppo di Lavoro ha assunto la Comunicazione sui contenuti illegali e dannosi su Internet come base per l’elaborazione delle seguenti proposte. Esse dovranno essere implementate secondo le rispettive competenze della Comunità e degli Stati Membri. Quattro punti importanti sono centrali per l’approccio del Gruppo di Lavoro.

1. Internet è uno strumento positivo, che arricchisce i cittadini e gli educatori, abbassando le barriere alla creazione e alla distribuzione di contenuti e offrendo accesso universale a risorse ancor più ricche di informazione digitale. Qualunque azione intrapresa nei confronti di un uso atipico dei contenuti illegali e dannosi non dovrebbe avere un impatto sproporzionato sugli utenti Internet esulle aziende come insieme.
2. All’informazione su Internet dovrebbe essere concessa la stessa libera circolazione di cui gode l’informazione su carta. Qualsiasi restrizione dovrebbe rispettare i diritti fondamentali quali la libertà di espressione e il diritto alla privacy.
3. La responsabilità di perseguire e punire i responsabili di contenuti illegali resta di pertinenza delle autorità giudiziarie nazionali.
4. L’industria ha la responsabilità di denunciare contenuti illegali e di rimuoverli dai propri sistemi, e può essere assistita da organismi di autodisciplina. Anche gli utenti dovrebbero denunciare i contenuti illegali alle hot-lines. Software di filtro e sistemi di classificazione possono aiutare gli utenti ad evitare contenuti dannosi.

a) Autodisciplina

Cooperazione da parte dell’industria ed un sistema pienamente funzionante di autodisciplina sono essenziali per limitare il flusso di contenuti illegali su Internet. La questione dell’autodisciplina e la responsabilità (v. oltre) sono strettamente legate e devono essere esaminate insieme.

1) i provider di servizi Internet e gli utenti dovrebbero creare degli organismi rappresentativi in tutti gli Stati Membri

L’autodisciplina comporta una partecipazione dell’industria e degli utenti: a questo fine, è necessario che esistano degli organismi che li rappresentino. Gli utenti possono essere rappresentati sia da specifici gruppi di utenti Internet che da gruppi di consumatori.

2) l’autoregolamentazione deve soddisfare alcuni requisiti minimi

Essa non deve impedire la capacità di fornire liberamente servizi nell’ambito del mercato interno e deve rispettare le regole di concorrenza.

La libertà di fornire servizi deve essere assicurata da ogni regola mento di nuovi servizi, sia esso regolamento governativo o autoimposto. La Commissione ha proposto un meccanismo di trasparenza per la regolamentazione da parte dello Stato di nuovi servizi.

Essa deve rispettare le libertà fondamentali quali la libertà di espressione e il diritto alla privacy.

Il sistema di autodisciplina dovrebbe includere un Codice di Comportamento per i provider di servizi Internet (provider di accessi, provider di servizi di ospitalità e servizi di anonymous remailing)

una hot-line per lamentele da parte del pubblico, con appropriati controlli per impedirne l’abuso

un organismo indipendente di autodisciplina, che includa rappresentanti dell’industria e degli utenti, per dare consuloenze se si sia verificata o meno una violazione del Codice di Comportamento (senza pregiudizio al dovuto processo giudiziario)

Dovrebbe essere fatta opportuna pubblicità all’esistenza dei Codici di Comportamento, delle hot-lines e degli organismi di autodisciplina. I Codici di Comportamento dovrebbero prendere in considerazione i punti di vista dei gruppi di utenti.

3) gli Stati Membri dovrebbero incoraggiare i produttori industriali a porre in essere un sis tema di autodisciplina, diventarne membri e rispettarne le regole

Il sistema di autodisciplina necessita la conformazione al ed il supporto del sistema giuridico. I provider di servizi sono soggetti alla legge, ma la conformazione all’autodisciplina potrebbe essere usata come prova che sono stati compiuti sforzi ragionevoli per rimuovere o prevenire accessi a contenuti illegali.

Gli Stati Membri avrebbero il potere di prendere provvedimenti solo se il provider di servizi non si fosse adeguato alle regole del sistema di autodisciplina o se tale sistema non funzionasse effettivamente. Essi potrebbero anche richiedere che il Codice di Comportamento sia formalmente approvato.

L’osservanza del Codice di Comportamento potrebbe essere resa anche condizione contrattuale tra operatori della rete e fornitori di servizi, premesso che a tali operatori non è richiesto di agire come organismi regolamentatori.

4) Il ruolo degli organismi autoregolamentatori

Il ruolo degli autoregolamentatori è di sforzarsi al meglio per limitare il flusso di contenuti illegali su Internet. Laddove essi venissero a conoscenza di tali contenuti, dovrebbero adottare provvedimenti per assicurarne la rimozione, informandone i provider di servizi che li ospitano. Qualora il contenuto provenga dall’estero, essi dovrebbero trasferire l’informazione agli organismi analoghi del Paese d’origine. Essi dovrebbero inoltre, su richiesta, trasferire le informazioni rilevanti alle forze di polizia per consentire lo svolgimento dei loro compiti o lo scambio di informazioni con altre forze di polizia.

La hot-line potrebbe essere aiutata da gruppi di cittadini-controllori costituiti da organizzazioni di utenti che potrebbero impegnarsi a riferire alla hot-line di eventuali contenuti illegali incontrati durante la navigazione in Internet.

Se necessario, una legislazione appropriata dovrebbe chiarire che il possesso di materiale illegale da parte di soggetti coinvolti nell’autodisciplina per scopi legati all’autoregolamentazione non può essere considerata illegale.

5) Dovrebbe esserci coordinamento a livello europeo tra organismi rappresentativi e organismi di autodisciplina

La Commissione dovrebbe collaborare alla realizzazione e contribuire al costo iniziale di coordinamento a livello europeo di industria, utenti e organismi di autodisciplina. Questo coordinamento dovrebbe includere standard comuni per i Codici di Comportamento. Dovrebbe essere adottata una rete europea di hot-line.

b) Responsabilità

1) i provider di servizi Internet dovrebbero essere giuridicamente responsabili solo per contenuti illegali nel caso in cui siano essi stessi ad aver fornito questi contenuti, o laddove siano stati informati e abbiano omesso i passi necessari alla rimozione del contenuto illegali dal servizio da e ssi offerto. < /font>

E’ importante individuare attentamente la catena delle responsabilità al fine di attribuire la responsabilità giuridica del contenuto illegale su quanti lo hanno creato.

I provider di servizi e gli operatori di rete coinvolti nell’immissione, trasmissione o agevolazione di accessi al contenuto dovrebbero essere responsabili solo nella misura in cui erano stati messi al corrente del contenuto illegale dagli opportuni organismi giudiziari o di autodisciplina e possono agire per la rimozione del contenuto dalla circolazione. Ad essi non dovrebbe spettare l’onere della ricerca attiva di materiale illegale. Qualora venissero a conoscenza di materiale apparentemente illegale, dovrebbero riferirlo all’organismo di autodisciplina.

2) uso anonimo di Internet

L’uso anonimo di Internet assume una pluralità di forme: browsing anonimo, pubblicazio ne anonima di contenuti sul Web, invio di messaggi anonimi di posta elettronica e ai newsgroup.

In accordo con il principio di libertà di espressione e il diritto alla privacy, l’uso dell’anonimato è legale. Gli utenti potrebbero voler accedere ai dati e navigare in anonimato in modo da non consentire la registrazione dei propri dati ed il loro utilizzo non autorizzato. I provider di contenuti potrebbero voler restare anonimi per scopi legittimi, come nel caso che, ad es., una vittima di un reato sessuale; oppure una persona sofferente di dipendenza da droga o da alcol, di una malattia o una disabilità che volesse condividere delle esperienze con altri senza rivelare la propria identità; o laddove qualcuno voglia riferire di un crimine senza rischio di rappresaglie. Un utente non dovrebbe essere costretto a giustificare l’utilizzo anonimo.

All’anonimato potrebbero, comunque, ricorrere anche quei soggetti coinvolti in azioni illegali per ostacolare l’azione della polizia in materia di identificazione e cattura dei colpevoli. Occorre procedere ad ulteriori approfondimenti circa le modalità da adottare per identificare i criminali a scopi giudiziari in modo analogo a quanto accade al di fuori della rete. Esistono dei precedenti nel diritto che fissano le condizioni e le procedure per le intercettazioni telefonich e. L’anonimato non dovrebbe essere usato come paravento per proteggere i criminali.

c) Misure Tecniche

Filtraggio e classificazione

L’uso del filtraggio e della classificazione è uno strumento attraverso il quale agli utenti Internet si consente di selezionare le categorie di contenuti che desiderano o meno ricevere e si permette di stabilire dei parametri per l’utilizzo da parte dei bambini sotto la loro tutela. L’uso di siffatti meccanismi dovrebbe essere volontario e oggetto di scelta individuale.

In particolare, lo standard PICS proposto dal consorzio internazionale World Wide Web con l’aiuto della Comunità Europea dovrebbe essere promosso energicamente come lo strumento mediante il quale si possano esprimere queste classificazioni e rendere efficace il filtro del materiale da parte dei genitori.

1) I provider di contenuti dovrebbero essere incoraggiati a classificare i loro documenti

Al fine di giungere ad una rapida accettazione del filtraggio e delle classificazioni, si dovrebbe ottenere un’ampia copertura dei siti. A questo si può giungere assai facilmente con la partecipazione piena nell’attività di classificazione da parte dei provider di contenuti.

2) La Commissione dovrebbe patrocinare la ricerca applicata soprattutto nel campo dello sviluppo di sistemi di classificazione ad opera di “terzi” neutrali per andare incontro ai diversi bisogni e tenere conto della diversità culturale e linguistica dell’Europa.

L’attività di classificazione portata avanti da una terza parte indipendente assicura un approccio standard al giudizio sui contenuti e si rivela utile nei casi di erronea classificazione ad opera dei sistemi di classificazione dei provider di contenuti. Altri benefici derivanti agli utenti sarebbero sistemi di classificazione che garantiscono il rispetto delle loro convinzioni o che si occupano di bisogni specifici cui i sistemi di classificazione dei provider di contenuti non hanno dato risposta.

Consolidamento della privacy e tecnologie di tracciamento

3) La Commissione dovrebbe includere i meccanismi di aumento della privacy e di tracciamento come una priorità nel suo programma di ricerca ed i risultati dei programmi attualmente esistenti dovrebbero essere resi disponibili al più presto.

Dovrebbe essere data la possibilità agli utenti di fare ricorso alla maggior parte dell’enorme potenzia le di moderna tecnologia di computing per la tutela del legittimo diritto alla privacy, consentendo allo stesso tempo alle autorità giudiziarie di svolgere i loro compiti.

La ricerca sui metodi per l’attività di fornitura agli utenti con crescenti livelli di discriminazione e filtraggio intelligente sarà portata avanti come parte della naturale evoluzione dei sistemi di filtro e classificazione. Gli utenti dovrebbero poter eliminare l’attività di pubblicazione anonima sul Web e rifiutarsi di ricevere messaggi di posta elettronica anonimi. Le newsgroups, che siano moderate o meno, dovrebbero essere in grado di scegliere la regola del rifiuto di messaggi anonimi. Il progresso tecnico è quindi necessario per la realizzazione di questi obiettivi.
Tecnologie di tracciamento

Dal momento che potrebbero continuare ad essere offerti dei servizi anonimi in nazioni dove la rintracciabilità legale non è garantita, dovrebbero essere adottate misure urgenti per migliorare strumenti di identificazione del luogo e del soggetto responsabile della distribuzione del contenuto illegale.

Si dovrebbe prestare attenzione al processo attraverso cui vengono adottati gli standard per la comunicazione digitale, dal momento che la definizione di tali standard potrebbe influenzare la possibilità degli organismi di polizia giudiziaria di perseguire le attività criminali.

d) Ulteriori suggerimenti

Quelli che seguono sono suggerimenti del Gruppo che costituiscono complemento essenziale ai provvedimenti proposti.

1) Il diritto penale e la procedura penale per le violazioni dovrebbero essere adeguati.

Gli Stati Membri dovrebbero verificare attentamente se le norme vigenti sono adeguate ai contenuti illegali che possono essere trasmessi da Internet, in particolare con riguardo ai reati contro i bambini, e vedere come assicurare un più adeguato trattamento della pornografia infantile nel diritto penale. Dovrebbe essere configurata l’ipotesi di responsabilità giuridica per i contenuti criminali (v. sopra).

2) Gli Stati Membri dovrebbero formare ed equipaggiare la polizia ed i tribunali per occuparsi di contenuti illegali e uso di Internet a scopi illeciti

La natura internazionale e le caratteristiche tecniche di Internet fanno sì che siano necessari una preparazione specifica ed un equipaggiamento ad hoc per aiutare la polizia ed i tribunali nei loro c ompiti.

3) La polizia dovrebbe avvalersi della consulenza e delle informazioni degli organismi di autodisciplina

La polizia dovrebbe utilizzare i consigli e le informazioni degli organismi di autodisciplina. Dovrebbe essere istituito un unico collegamento tra polizia e autoregolamentatori in ciascuno Stato Membro.

4) Gli Stati Membri dovrebbero esaminare il modo in cui rinforzare la cooperazione tra loro nel contesto delle aree rilevanti di comune interesse contemplate all’art. K1 del Trattato sull’Unione Europea.

e) Cooperazione Internazionale

Le proposte sopra descritte dovrebbero essere poste in essere non solo nell’Unione Europea, ma anche a livello internazionale in un quadro appropriato. Questo è particolarmente vero per la cooperazione di polizia e giudiziaria e in materia di responsabilità giuridica per contenuti illegali e uso anonimo di Internet. Ciascun accordo internazionale dovrebbe essere conforme ai diritti fondamentali e alle tradizioni europee di libera espressione. A livello operativo, dovrebbe essere promossa la cooperazione tra operatori di hot-line e tra operatori di sistemi di classificazione e dovrebbe essere condivisa la ricerca su software di filtro e sistemi di tracciamento.

< font size="2">f) Misure di supporto

Consapevolezza ed educazione dei genitori

Dovrebbero essere incoraggiate le attività di informazione in modo da far comprendere agli utenti sia le opportunità che le conseguenze di Internet. I genitori e gli educatori, in particolare, dovrebbero essere sufficientemente informati in modo tale da potersi avvalere del software per il controllo da parte dei genitori e dei sistemi di classificazione. L’industria, gli organismi di autodisciplina e i gruppi di utenti potrebbero collaborare fornendo materiale attinente, comprese spiegazioni, illustrazioni e animazione. Tutto ciò dovrebbe essere reso disponibile su Internet e su altri mezzi di comunicazione, che andrebbero incoraggiati a produrre articoli o programmi diretti a specifici target quali i genitori, gli educatori e i giovani utenti di Internet.

Sito Web

Il sito Web sui contenuti illegali e dannosi dovrebbe includere:

* Link alle hot-line e istruzioni su come e dove denunciare materiali illegali
* Consulenza a genitori e insegnanti su come usare i filtri e le classificazioni in Internet (multilingua)
* Link ai software di filtro e ai sistemi di classificazione
* Informazioni dagli organismi di autodisciplina, Codici di Comportamento dell’industria

Il sito Web proposto dovrebbe includere contenuti provenienti da una molteplicità di fonti in modo da rappresentare una piattaforma ed un punto d’incontro per tutti coloro che sono impegnati nella lotta ai contenuti illeciti e nella fornitura di strumenti per contrastare i contenuti pericolosi. Esso dovrebbe includere la possibilità di feedback da parte degli utenti e link ad altri siti che contengano informazioni neutrali e affidabili per i consumatori riguardo a Internet.

5. PROSEGUIMENTO DEL GRUPPO DI LAVORO

Il Gruppo di Lavoro ritiene che sia stato estremamente utile, malgrado il poco tempo a disposizione, essersi riunito in una formazione comprendente i rappresentanti degli Stati Membri, dell’industria (operatori di rete, fabbricanti di hardware, fornitori di software, provider di servizi Internet, provider di contenuti) e degli utenti. Una piattaforma con un gruppo rappresentativo di tutti gli interessati dovrebbe curare l’avanzamento della traduzione in pratica delle proposta e continuare a discutere le questioni di principale rilievo.

LISTA DEI PARTECIPANTI

GRUPPO DI LAVORO SUI CONTENUTI ILLEGALI E DANNOSI SU INTERNET
Presidente: Mr R.F. de Bruine
Segretario: Mr R. Swetenham

1. RAPPRESENTANTI DEGLI STATI MEMBRI

Austria

* H. Pribitzer, Bundesministerium fear Wirtschaft und Verkehr
* C. Singer, Bundesministerium fiir Wissenschaft, Verkehr und Kunst

Belgium

* P. Bruyere, Services du premier ministre, Affaires scientifiques, techniques et culturelles
* F. Delcor, Ministere de l’Economie et des Telecommunications
* S. Dewaele, Belgisch Instituut voor postdiensten en telecommunicatie (BIPT)
* I. Makedonsky, Institut beige des services postaux et des telecommunications (IBPT)
* J.L Paternoster, Cabinet du Vice-Premier Ministre, Ministre de 1’Economie et des Tdldcommunications

Denmark

* M. Andersen, Ministry of Research
* T. Koenigsfeldt, Ministry of Research and Information Technology

Finland

* V. Palonen, Ministry of Transport and Communications
* K, Pere, Ministry of Transport and Communications

France

* H. Breuil,, Representation Permanente de la France aupres 1’Union Europeenne
* N. Gautraud, Ministere des Technologies de l’Information et de la Poste
* G. Kinkelin, Service Juridique et Technique de 1’Information du Premier Ministre

Germany

* C. Koenig, Bundesministerium fur Wirtschaft
* K. Ordemann, Bundesministerium fiir Post und Telekommunikation
* K. Ruppert, Bundesministerium fdr Post und Telekommunikation
* M. Schmitt-Vockenhausen, Bundesministerium des Innern
* K.D. Scheurle, Bundesministerium fiir Post und Telekommunikation
* B. Weismann, Bundesministerium fiir Wirtschaft

Ireland

* M.J. Brennan, Department of Transport, Energy and Communications
* M. Delehanty, Permanent Representation of Ireland to the European Union
* M. Nic Lochlainn, Permanent Representation of Ireland to the European Union

Italy

* M. Bonanni, Ministere de la Poste et des Telecommunications

Luxembourg

* C. Lutty, Ministere des Telecommunications

The Netherlands

* M. Meijers, Ministry ef Transport, Public W orks and Water Managemen t
* T. Visser, Ministry of Transport, Public Works and Water Management

Portugal

* J. A. Gomes, Minist6re de ìEquipment, Planification et Amdnagement du Territoire

Spain

* J. Osa Buendia, Representacion Permanente de Espana ante la Union Europea

Sweden

* J. Bjiorn, Ministry of Transport and Communications
* K. Reinholdsson, Ministry of Justice
* L. Taesler Fredriksson, Ministry of Transport and Communications

UK

* J. Farrel, Department of Trade and Industry
* E, Hardwick, Department of Trade and Industry
* N. Mc Millan, Department of Trade and Industry
* K. Nichol, Department of National Heritage
* J, Wood, Department of Trade and Industry

2. AZIENDE

Provider di contenuti

* M, Blunden-Willms, International Electronic Publishing Research Centre (IEPRC)
* C. Bradley, The Publishers Association
* M.T. Huppertz, MicrosoA European Affairs Office
* R. Louski, Association Europeenne des Editeurs de 3ournaux (ENPA)
* A. Mills, European Publishers Council (EPC)
* A.P.R. Coad, European Publishers Council (EPC)
* B. Morhenn, Bertelsmann America Online Service
* D. Ritz, Bertelsmann New Media
* J. Stephens, Reuters
* A. Tahon, Federation of European Publishers
* M. von Alemann, Federation of European Publishers

Aziende di telecomunicazioni

* C. Casado Gallardo, Telefonica de Espana
* N. Curci, ETNòs subgroup on the Internet
* R. Delavenne, France Telecom
* M. De Sutter, Association of Private European Cable Operators
* U. Gottschalk, Deutsche Telekom A.S.
* J. Henderson, British Telekom
* C. Heuts, KPN
* Ms Louvet, France Telecom
* D. Philipson, Telia InfoMedia Content Centre
* J. Terrades, France Telecom
* A. Whitchurch, British Telekom

Providers di accesso e di servizi

* S. Hamill, ISPA
* T.C. Jessen, Compuserve
* N. Lansman, ISPA
* K. Mitchell, LINX
* P. Reifenrath, ECO
* S. Weatherall, ISPA

Produttori di hardware

* I. Tuomi, Nokia Research Center

3. RAPPRESENTANTI DEGLI UTENTI

* K. Beesley, Informed Business Services
* D. Dardailler, W3 Consortiumn, INRIA
* C. de Bassompierre, Bureau Europeen des Unions de Consommateurs (BEUC)
* C. Kerstiens, Bureau Europeen des Unions de Consommateurs (BEUC)
* M. Marzouki, Associa tion d’Utilisateurs d’Internet (AUI)

4. CONSULENTI LEGALI

* H.W.K. Kaspersen, Instituut voor Informatica en Recht, Vrije Universiteit Amsterdam

5. MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO

* F. Herman, EPP
* C, A. Mulders, assistente di Mrs K. Peys, EPP

6. COMMISSIONE EUROPEA

I seguenti settori erano stati rappresentati:
Secretariat-General, DG III, DG X, DG XII, DG XIII, DG XV, DG XXII and DG XXIV.

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA E I RAPPRESENTANTI DEGLI STATI MEMBRI RIUNITI NEL CONSIGLIO

Tenuto conto

del Trattato che istituisce la Comunità Europea

tenuto conto

della richiesta della Commissione seguita alla riunione informale dei Ministri delle Telecomunicazi oni e dei Ministri della Cultura e degli Audiovisivi tenutasi a Bologna il 24 aprile 1996 di produrre una sintesi dei problemi posti dal rapido sviluppo di Internet, e di verificare, in particolare, l’opportunità di un regolamento comunitario o internazionale;

della riunione informale dei Ministri della Giustizia e dell’Interno (26-27 settembre 1996, Dublino) in cui si è discussa l’ulteriore cooperazione tra Stati Membri per combattere il commercio di esseri umani e l’abuso sessuale sui bambini, ed è stata accentuata l’importanza di tre progetti d’azione;

tenuto conto

delle conclusioni su pedofilia e Internet del Consiglio tenutosi il 27 settembre 1996, in cui è stato raggiunto l’accordo sull’estensione del Gruppo di Lavoro fondato dopo la riunione di Bologna ai rappresentanti dei Ministri delle Telecomunicazioni come pure ai provider di accessi e di contenuti e agli utenti, con un occhio alla presentazione di proposte concrete/possibili provvedimenti che tenessero conto anche dei provvedimenti del Regno Unito per combattere l’uso illegale di Internet o reti simili, in tempo per il Consiglio del 28 novembre;

della proposta di una Carta per la cooperazione internazionale su Internet presen tata all’OCSE dalla Francia;

della sessione del Consiglio dell’8 ottobre, nel corso della quale è stato riconosciuto il bisogno di ulteriori approfondimenti delle questioni alla base della politica di sviluppo internazionale della società dell’informazione e del bisogno di coordinamento tra iniziative riferite alla stessa materia, ed è stata accolta la proposta tedesca di ospitare una conferenza internazionale dedicata a ciò da prepararsi in stretta collaborazione con la Commissione e gli Stati Membri;

della dichiarazione del Consiglio del 21 novembre sulla tutela dei bambini e la lotta alla pedofilia;

dell’iniziativa della Commissione di sottomettere al Consiglio europeo di Dublino nel dicembre 1996 una versione aggiornata del piano d’azione “La via europea alla società dell’informazione” al fine di chiarire la coerenza de i vari passi intrapresi;

della recente Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni sui contenuti illegali e dannosi su Internet, e del Libro Verde della Commissione sulla tutela dei Minori e della dignità umana nei servizi audiovisivi e di informazione, entrambi da riconsiderare in maniera più approfon dita;

ricordando

gli effetti positivi offerti da Internet in particolare nel campo educativo, mediante l’aumento degli strumenti a disposizione dei cittadini, abbassando le barriere alla creazione e distribuzione di contenuti e offrendo ampio accesso a risorse di informazione digitale sempre più ricche;

la necessità di combattere l’uso illegale delle possibilità tecniche offerte da Internet, in particolare quello volto a danneggiare i bambini;

1. accoglie il rapporto della Commissione Gruppo di Lavoro sui contenuti illegali e dannosi in Internet e si ripromette di esaminare le proposte contenute nel rapporto che prendono in considerazione ulteriori discussioni sulla Comunicazione della Commissione ed il Libro Verde;
2. prende in considerazione il lavoro compiuto nel campo della Giustizia e degli Affari Interni;
3. suggerisce di continuare a rivolgere una particolare attenzione da parte della Commissione e degli Stati Membri al coordinamento tra gli sforzi dei gruppi che lavorano in tutti i campi rilevanti;
4. invita gli Stat i Membri ad iniziare con le seguenti misure:
* incoraggiare e agevolare i sistemi di autodisciplina compresi gli organismi rappresentativi per i provider di servizi e gli utenti Internet, efficaci codici di comportamento e possibilmente meccanismi di hot-line a disposizione del pubblico;
* incoraggiare la fornitura agli utenti di meccanismi di filtro e la creazione di sistemi standard di classificazione, come ad esempio lo standard PICS (Piattaforma per la Selezione dei Contenuti Internet) lanciato dal consorzio internazionale World Wide Web con il sostegno della Comunità europea;
* partecipare attivamente alla Conferenza ministeriale internazionale, che sarà ospitata dalla Germania, ed incoraggiare la presenza dei rappresentanti degli attori interessati;
5. richiede alla Commissione, nell’ambito delle competenze comunitarie, di:
* assicurare il seguito e la coerenza del lavoro sui provvedimenti suggeriti nel succitato rapporto, prendendo in considerazione altri lavori significativi nel campo e riconvocare il Gruppo di Lavoro in quanto necessario per monitorare l’avanzamento dei lavori e assumere ulteriori iniziative ove opportune;
* adottare il coordinamento a livello comunitario degli organismi di autodisciplina e rappresentativi;
* promuovere la ricerca sulle questioni tecniche, in particolare il filtraggio, la classificazione, il tracciamento e il consolidamento della privacy, tenendo in considerazione la diversità culturale e linguistica dell’Europa;
* considerare ulteriormente la questione della responsabilità giuridica per i contenuti Internet;
6. raccomanda che la Commissione, nel quadro delle competenze comunitarie, e gli Stati Membri intraprendano i passi necessari per migliorare effettivamente i provvedimenti di cui si parla in questa Risoluzione, attraverso la cooperazione internazionale a partire dai risultati della Conferenza Ministeriale Internazionale, e nelle discussioni in altri forum internazionali.

Documento del 11 dicembre1996

Lasceresti da solo un bambino in mezzo all’autostrada?

Relazione di ALCEI al Consumer Forum Intergroup del Parlamento Europeo

Si è tenuta l’11 dicembre 1996 a Strasburgo presso il parlamento europeo, alla presenza di numerosi europarlamentari e sotto la presidenza del deputato inglese Mr. Withehead una riunione indetta dal CONSUMER FORUM INTERGROUP sul tema: “Children and the Internet”.

Tra i relatori:

* ALCEI – Electronic Frontiers Italia
* DG XIII – Information Market Policy
* Microsoft – Corporate Attorney

Riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervento di ALCEI

1. Il problema della protezione della persona-minore è drammaticamente attuale, come dimostrano i numerosi fatti di cronaca documentati con insolita scrupolosità dai media di tutto il mondo. In particolare si sarebbero verificati una serie di gravi episodi a danno di bambini che sarebbero stati adescati per mezzo della rete telematica internet.
Ciò ha posto con grande serietà il problema della regolamentazione dei contenuti della rete e dell’attività che per suo tramite si svolge. Da più parti sono state invocate misure restrittive e nuove leggi per regolamentare questo “nuovo mezzo” fonte di gravi ed inenarrabili pericoli, sul presupposto indimostrato di una generica insufficienza della normativa esistente.

2. Internet – al momento non è necessario definirla – è soltanto uno strumento e, come tale, non più pericoloso di un’autovettura o di un coltello da cucina, anzi sicuramente di meno. è banale osservare che nessun genitore assennato lascerebbe il proprio figlio solo in mezzo alla strada o con un coltello, anche solo da cucina, fra le mani; forse è meno ovvio che ci si dovrebbe preoccupare allo stesso modo dell’incolumità di un minore quando si passa da un utensile comune ad un televisore, ad un telefono o ad un computer.
A differenza di Internet, infatti, che esiste a livello di massa da molto poco tempo, televisione e telefoni sono continuamente stati – e continuano ad essere – tristi protagonisti di fatti cronaca nera: basti pensare, facendo riferimento all’Italia, ai gravi casi di violenza su minori che hanno portato il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni ad emanare un decreto restrittivo circa le modalità di offerta dei servizi a valore aggiunto 144. Nessuno si sogna, tuttavia, di spegnere i televisori o staccare i telefoni: analogo discorso dovrebbe valere per Internet.
E invece no!
Da più parti si levano richieste di normative restrittive specificamente concepite per la rete, di censura indiscriminata sperando, con pene esemplari, di risolvere il problema. Ma è veramente così?

3. I casi di abuso commessi nei confronti di bambini adescati per strada o per telefono hanno un elemento in comune: la latitanza della famiglia, che sempre più spesso delega a dei surrogati anche elettronici la gestione del t empo dei bambini.
Nel caso di Internet le famiglie hanno una responsabilità ancora maggiore.
Se infatti telefono e televisione sono facilmente accessibili e semplici da utilizzare, un computer (connesso alla rete) non ha alcuna di queste caratteristiche:
* è costoso (il prezzo di un sistema si aggira in Italia attorno ai tre milioni).
* è difficile da usare: non basta il software preinstallato (quando c’è), sono necessarie procedure di impostazione non alla portata di tutti. Ciò è in particolar modo vero per Internet.
* Richiede di stipulare un contratto con un access-provider (e un minore ammesso che avesse la disponibilità economica non potrebbe giuridicamente stipulare).
* Necessita di una conoscenza (anche se minima) di almeno due sistemi operativi.
Confrontate cosa si richiede ad un bambino per fare una telefonata ad un numero internazionale e quali cognizioni e mezzi egli dovrebbe avere per collegarsi da solo in rete! Se dunque un genitore mette in mano al proprio figlio un computer ed un modem ha il dovere di insegnargli ad usarlo nel migliore dei modi.

4. I termini della questione non mutano quando ci si occupa della diffusione di materiale in grado di segnare la fragile psiche di un bambino. Non ricorderò in questa sede quanto e cosa si dice a proposito delle responsabilità della televisione perchè non è argomento di dibattito, venendo quindi al tema assegnato non si può tacere la forte perplessità provata nelle proposte di soluzione di questo secondo problema, con particolare riferimento al sistema PICS. Con un sistema di rating delle pagine web e di filtri di vario tipo – si dice – è possibile limitare l’accesso a certo tipo di materiale particolarmente offensivo o indecente, garantendo cosଠadulti e minori.
Questa idea è un cavallo di troia: nasconde al suo interno un sottile quanto subdolo trabocchetto. Da una parte i criminali, o comunque i malintenzionati, troveranno il modo di aggirare questo o quel sistema di filtraggio. Dall’altra i genitori, ciecamente fiduciosi nella tecnologia, abbasseranno la guardia certi che nulla di male può accadere… a voi le conclusioni.
Sia chiaro pedofili e criminali devono essere individuati e perseguiti, ben vengano quindi PICS e tutti gli aiuti di questo mondo, senza mai dimenticare, però, che al centro di tutto non pu ò non esserci il rapporto umano.

5. Rimane a questo punto da esaminare la posizione di chi invoca nuove norme concepite specificamente per la rete.
A dire il vero sarebbe il caso di chiedersi piuttosto quali norme siano state in concreto applicate alla rete e dove abbiano dimostrato un eventuale insufficienza. In altre parole, l’equivoco che sta alla base di tutto è confondere la sanzione in astratto con la sua effettiva applicazione. In realtà , prendendo ad esempio l’ordinamento penale italiano, ci sono molte norme che potrebbero essere impiegate a tutela dei minori: violenza privata, lesioni personali, circonvenzione di incapace e via discorrendo.
Il problema è diverso: la legge da sola non basta, bisogna che ci sia qualcuno da punire, bisogna cioè fare le indagini. Nel corso di un convegno organizzato da ALCEI il 26 luglio 1996 è stato dimostrato praticamente davanti ad un magistrato e ad esponenti delle forze dell’ordine quanto sia facile individuare soggetti che compiono attività illecite di varia natura in rete.
Mi sia consentito un accenno polemico: Quanti casi di pedofilia telematica sono stati documentati? Quanti sono andati a giudizio? Quali sono i problemi giuridici che si sono posti? Nessuno se lo è mai chiesto veramente. Prima di emanare nuove leggi (destinate alla disapplicazione pratica) e, comunque, in attesa dell’evento, bisogna utilizzare i molti strumenti a disposizione.
Che stanno facendo gli inquirenti? Se la pedofilia in rete è un problema che desta allarme sociale. invece di consumare risorse dell’erario a caccia di studentelli-pseudohacker, perchè non si rivolgono ai tanti canali IRC dove è facilissimo scambiarsi “materiale di un certo tipo”.

6. Questa isteria collettiva che sembra avere contagiato indiscriminatamente tutto il mondo è stata in buona parte fomentata dal modo scorretto dei mass-media di fare informazione. Quasi ogni volta che sui giornali o in televisione si parla di Internet è per evidenziarne aspetti torbidi o meschini. Il risultato è spaventare l’uomo della strada rendendo nel contempo un pessimo servizio allo sviluppo dei nuovi sistemi di comunicazione.

Se l’obiettivo è il Medio-Evo siamo sulla buona strada.